Gli educatori in piazza: "Lavoriamo senza un giusto compenso e un contratto che ci rispetti"

"Essere educatori o educatrici oggi vuol dire lavorare senza un giusto compenso, senza un contratto che ci rispetti, perché si decide di noi senza ascoltare la nostra voce" dicono gli educatori nel flash mob

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di RiminiToday

Essere educatori o educatrici oggi vuol dire lavorare senza un giusto compenso, senza un contratto che ci rispetti, perché si decide di noi senza ascoltare la nostra voce! Forse molti non sanno chi è e cosa fa un educatore, siamo qui per raccontarlo! Per dire che ogni giorno nonostante tutto siamo accanto a chi è in una situazione di fragilità, a chi ha bisogno della sensibilità di tutti per vivere dignitosamente. Ognuno di voi ha un figlio, un fratello o una sorella, un nonno, un amico, un’amica, qualcuno che avrebbe diritto e bisogno di un educatore che lo accompagni nel suo percorso di vita. Siamo stanchi\e di appalti il cui fulcro è sempre e solo il risparmio sul benessere e i bisogni di chi è più fragile. 

Per questo chiediamo: 
- un vero rinnovo del CCNL, scaduto ormai da sei anni, che ci tuteli e ci dia una paga base garantita e dignitosa e che riconosca il nostro come lavoro usurante; 
- un sistema di assegnazione dei servizi che miri alla qualità del lavoro sociale e non al continuo ribasso economico; 
- un sistema educativo nelle scuole che riconosca come indispensabile la figura dell’educatore per lavorare sull’inclusione sociale e sulla sfera delle autonomie e pertanto da inquadrare nel servizio come educatore di plesso;
- progetti di assistenza educativa domiciliare efficaci e con un adeguato ammontare di ore per permettere una migliore qualità di vita a tutte le persone che hanno diritto al servizio e alle loro famiglie;
- maggiori investimenti pubblici statali e locali per il lavoro sociale perché non si può tagliare sui servizi alla persona;

Vogliamo smettere di essere presenze indispensabili ma silenziose! Abbiamo deciso di organizzarci nei luoghi dove lavoriamo perché vogliamo essere guardati negli occhi, visti e riconosciuti per la forza che diamo e che siamo!
 

Rete educatori\trici Rimini e ADL Cobas

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