Documenti, manifesti balneari e meraviglie in mostra per i 400 anni della Gambalunga

Un viaggio a ritroso nei secoli, da Malatesta a Tondelli, per raccontare la storia di Rimini attraverso antichi codici, carte d’archivio e fotografie

Per documento e meraviglia. Una storia lunga 400 anni è il titolo della mostra organizzata dalla Biblioteca Gambalunga di Rimini che inaugura venerdì 25 ottobre (ore 17,30) nelle sale antiche e alla Galleria delle Immagini della Biblioteca comunale. L’evento, ideato e curato dalla direttrice Oriana Maroni, con la collaborazione per la sezione storica dello scrittore Piero Meldini e il contributo di Maria Cecilia Antoni e Nadia Bizzocchi, fa parte delle celebrazioni, iniziate lo scorso 23 aprile, per i 400 anni della Gambalunga, istituzione sorta per volere del giureconsulto ed erudito Alessandro Gambalunga che nel 1619, alla sua morte, la destinò alla città di Rimini.
La mostra sarà un viaggio a ritroso nei secoli per raccontare la storia di Rimini attraverso i preziosi codici, le carte d’archivio, le fotografie patrimonio della Gambalunga e non solo. Sarà allestita nelle sale antiche della Biblioteca e nella Galleria dell’Immagine e visitabile fino al 26 gennaio 2020.

Una regalis historia: dal Trecento al secolo dei Lumi

Il percorso prenderà avvio dalla Sala des Vergers, con il racconto della Rimini dei secoli XIV e XV, ovvero dal dominio malatestiano, focalizzandosi sul periodo di maggior splendore, quello della signoria di Sigismondo Pandolfo Malatesta (1417-1468). E' stato scelto di presentare pochi oggetti, ma dal grande valore iconico: tra gli altri, il codice della Regalis historia sulle origini della famiglia Malatesta. Scritto all’incirca nel periodo 1385-1390
per Carlo Malatesta, contiene riferimenti a miti e leggende coltivati in famiglia: dalla pretesa dei Malatesta di discendere dagli Scipioni, alla fantomatica lotta vittoriosa di Malatesta da Verucchio con un saraceno di nome Gualdach. Quindi il De civitate Dei, scritto per Pandolfo Malatesta dall’amanuense Donnino di Borgo San
Donnino, e l’editio princeps dell’incunabolo De re militari di Roberto Valturio. Dedicato a Guido da Montefeltro è il Comentario de' gesti e fatti e detti dello invictissimo Signore Federigo Duca d'Urbino (1482-1490), scritto da Vespasiano Da Bisticci. Contiene la biografia del padre di Guido, Federico (1422-1482). Per gentile concessione di Crédit Agricole Italia, sarà inoltre in mostra l’elegantissimo codice dell’Astronomicon di Basinio, con dedica a Malatesta Novello, fratello di Sigismondo Pandolfo e signore di Cesena, scritto alla Corte di Sigismondo Malatesta nel 1455.

L’Astronomicon di Basinio per la prima volta in mostra

Preziosissimo e per la prima volta esposto al pubblico grazie a Crédit Agricole Italia, che lo presta alla Gambalunga, l’Astronomicon di Basinio da Parma è il primo poema astronomico dell’Umanesimo. Acquistato nel 1992 dalla Cassa di Risparmio di Rimini ad un’asta di Sotheby’s a Londra, è entrato a far parte delle Collezioni d’arte di Crédit Agricole Italia. Il prezioso manoscritto (esistono non più di una dozzina di copie dell’Astronomicon nel mondo) è un esemplare unico ed era probabilmente custodito nella biblioteca privata del signore di Cesena. Basinio vi descrive in maniera dettagliata la struttura del cosmo, le costellazioni e le loro stelle, i moti del sole e dei pianeti. L’universo e le costellazioni visibili sono rappresentate da miniature suggestive, con raffigurazioni zoomorfe e antropomorfe abbigliate secondo la moda del tempo, con la segnatura delle stelle in rosso.

L’identità cittadina tra documenti e fake news. Una disputa intorno al segno zodiacale, cancro o scorpione?

Stelle e pianeti tornano di nuovo protagonisti nel racconto della Rimini del XVII secolo, ma questa volta per una disputa tutta… astrologica. È un secolo durante il quale si sviluppa una riflessione appassionata sull’identità cittadina. A un anno di distanza l’uno dall’altro, ad esempio, vengono pubblicati il Raccolto istorico di Cesare Clementini (1616) - prima storia generale della città fondata, almeno in parte, sui documenti - e il Sito Riminese di Raffaele Adimari (1617), sorta di zibaldone su Rimini e dintorni. Nel primo si narra anche delle origini mitologiche della città: suoi fondatori sarebbero stati Ercole e Noè. Ma essendo antica convinzione che ogni città avesse il proprio segno zodiacale, e che da questo dipendessero i suoi destini e l’indole dei suoi abitanti, si rese anche necessario risolvere la disputa se Rimini fosse del Cancro o dello Scorpione. Ci si rivolse dunque al parere di Malatesta Porta, cittadino e segretario dell'illustre Comunità di Rimino, che emise il proprio verdetto intorno al segno celeste ascendente della città. Il verdetto dirà Scorpione, che preannuncia incostanza, pigrizia e
sensualità. Non poteva mancare, e autore ne fu Monsignor Giacomo Villani, il libello Ariminensis Rubicon
in Caesenam Claramonti (1641), sul tema che solletica l’orgoglio di più di una città romagnola: la localizzazione del fiume attraversato da Cesare.

Il vitto pitagorico, un libello anti vegetariani del "castigatore" Jano Planco
Spostandoci nel `700, tra le opere in mostra anche Il vitto pitagorico di Jano Planco, un libello anti vegetariani scritto dal medico, scienziato ed erudito riminese (al secolo Giovanni Bianchi) in contatto con i maggiori scienziati e studiosi europei, tra cui Voltaire: personalità brillante – alla sua scuola si formano i più apprezzati intellettuali riminesi dell’epoca - ma attaccabrighe, Planco se la prende qui con Antonio Cocchi (1695-1758), “collega” che aveva scritto in favore del regime vegetariano. Il Settecento è anche il secolo del terremoto che la notte di Natale del 1786 gettò nel panico la città. Del 1787 è l’opuscolo Discorso istorico-filosofico sopra il tremuoto dell’arciprete
Giuseppe Vannucci (1750-1819), allievo del Planco, in cui sosteneva la “teoria elettricista”, oggi del tutto superata, che riteneva che i terremoti fossero generati da violente scariche elettriche d’origine atmosferica o sotterranea.

Dal primo stabilimento bagni nella piccola città della provincia pontificia al "distretto del piacere"
Un percorso multimediale tra Otto e Novecento

“Rimini è un pastrocchio, confuso, pauroso, tenero, con questo grande respiro, questo vuoto aperto al mare” ha scritto Federico Fellini, suo inventore e narratore, ne Il mio paese, racconto che prepara il terreno ad Amarcord. Con il titolo “Rimini, cos’è” la Galleria dell’Immagine, al piano terra della Gambaluga, ospiterà, attingendo al proprio archivio fotografico, una mostra multimediale che racconta la Rimini moderna e contemporanea.
E’ la Rimini battezzata l’Ostenda d’Italia agli inizi del Novecento, quindi la Nizza dell’Adriatico (Anni Venti), per diventare negli anni ’50 e ’60 la Miami d’Europa: arriva il bikini, Fred Buscaglione a ogni stagione ritorna al mitico Embassy club. Nel ’57 apre il Paradiso Club, destinato a diventare il monumento del divertimento della notte. Nel ’67 apre invece L’Altro Mondo, di fatto la prima maxi discoteca di tendenza. Sarebbero poi seguiti Il Bandiera gialla, il Pascià... Alla metà del decennio i rotocalchi scovano fra Rimini e Riccione i primi topless fotografati in Italia. I giovani si prendono il centro della scena. C’è voglia di cambiamento. La contestazione giovanile tocca anche Rimini. Rimini e la sua riviera diventano un modello da imitare. Mentre gli Ottanta, aprono una nuova epoca. In Italia sono gli anni degli yuppie, dei manager, delle emozioni notturne. Rimini ne è lo specchio anticipatore. Camilla Cederna attribuisce alla Riviera la definizione di divertimentificio, e altri la definiscono il “distretto del piacere”, i giornali ne parlavano come di “Sodoma” e “Gomorra-Beach”. Pier Vittorio Tondelli
nel 1985 pubblica “Rimini”, il romanzo che usa la città per raccontare l’Italia della post- modernità. Poi, la caduta del muro di Berlino nel novembre 1989 segna la fine del Novecento. L’anima nera della città a volte collude, a volte confligge con i diuturni piaceri del corpo. Si riscopre il volto “salutare” della vacanza. La cultura e l’eros cercano di fondersi. Le due città scoprono di essere parte di una stessa anima, inquieta e multiforme, e di uno stesso orizzonte, che si apre sul nuovo millennio. Il percorso nelle sale antiche, infine, propone anche l’installazione Ex libris per luci cangianti, a cura di Annamaria Bernucci, realizzata dall’artista visivo Daniele Torcellini che costruisce una sinestesia di segni e forme e colori di luce che vestiranno i libri e i codici e le insegne
gambalunghiane di nuove sembianze. Una operazione che dilata l'esperienza della memoria, per
rendere omaggio al fondatore della Gambalunghiana, inseguendo una strada allusiva e metaforica attorno ai libri.

La mostra sarà visitabile da martedì a domenica: ore 16-19 (chiusura 1° novembre, 25 dicembre) Visite guidate gratuite su prenotazione: da lunedì a venerdì ore 9-18; sabato ore 9.30, 10.30,11.30.

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