Addio al papà della Bimota, si è spento il riminese Massimo Tamburini

Dopo una lunga malattia, il grande progettista riminese è venuto a mancare nella notte tra venerdì e sabato. Insignito del Sigismondo d'Oro nel 2012, è stato il padre di alcune delle più belle moto del mondo come la Ducati 916 che ha vinto innumerevoli campionati di Superbike

Tommaso Torri 6 aprile 2014

Dopo una lunga malattia, il grande progettista riminese Massimo Tamburini è venuto a mancare, all'età di 70 anni, nella notte tra venerdì e sabato. Insignito del Sigismondo d'Oro nel 2012, ha fondato e diretto dal 1992 al 2008 il centro di ricerche Cagiva di Valdragone. E' stato il padre di alcune delle più belle moto del mondo come la Ducati 916 che ha vinto innumerevoli campionati di Superbike. Massimo Tamburini, riminese classe 1943, è stato il direttore tecnico e fondatore della Bimota dal ’73. Uscito dalla Bimota nel 1983, dopo una breve parentesi come direttore tecnico del team Gallina (anno 1984), viene assunto in Cagiva nell’85. Lì dirige prima il COR, Centro Operativo Rimini, e poi dal ’90 anche il Centro Stile del gruppo Cagiva. Nel 1993 nasce il CRC, Centro Ricerche Cagiva, del quale Massimo prima è direttore e poi dal ‘97 anche amministratore delegato. Tamburini lascia Castiglioni nel 2008, quando entrano gli americani dell’Harley-Davidson. Per tre anni si impegna allora in un patto di non-concorrenza. Massimo Tamburini ha sempre avuto una gran passione per le corse e per le moto sportive. Per cominciare, ecco le moto da corsa progettate e realizzate da lui: dalla Paton 500 del ’73, alle Bimota YB1 250 e 350, HD1 250, HD 350 e 500, fino alla Bimota SB1 500; qualcuno ricorderà la Morbidelli 250 per Giacomo Agostini, poi le YB2 e YB3 250 e 350, la Suzuki 500 GTA del team Gallina con lo sterzo indiretto e progressivo, infine la Cagiva 500 GP dell’89, quella di Mamola, per la sola parte stilistica. Per lui hanno corso Giuseppe Elementi (primo pilota Bimota), poi tra gli altri Cecotto, Villa, Matteoni, Paci, Eckerold, Ferrari, Lucchinelli, Uncini, Fogarty, Bayliss, Scassa. 

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Più famose delle moto da corsa sono, in tutto il mondo, le sue moto stradali. La prima è la Bimota HB1 750 realizzata nel 1973 dopo una caduta a Misano, curva della Quercia, con la sua CB Four personale; non avesse demolito la sua Honda, forse non l’avrebbe ricostruita a suo modo e non sarebbe mai diventato il Tamburini che conosciamo. Da lì la serie delle Bimota: SB2 750 ('77), KB1 900 ('78) e poi 1000, SB3, KB2 500, HB2 900, KB3, SB4, HB3 1100. Del 1985 è la pepata Cagiva Aletta oro 125, e l’anno dopo arriva per il gruppo Cagiva la Ducati Paso 750, la prima stradale con carrozzeria integrale. Seguono la Freccia C9 125, la C10 nell’88 e nel 1990 la favolosa Mito. L’innovativa Ducati 916, per molti il più grande capolavoro di Tamburini, è del 1993; la 748 del ’95, la Cagiva Canyon 900 del ’96. Poi le moto marchiate MV: nel 1997 la meravigliosa F4 750 Oro e l’anno dopo la S, nel 2000 la Brutale Oro seguita ancora dalla S, nel 2002 la F4 1000 Ago (poi S, Tamburini e Senna), nel 2007 la F4 1078 Claudio Castiglioni; e infine la Husqvarna STR 650 Super Motard. Tante le ideazioni tecniche innovative firmate da Massimo. Tra loro, la prima moto con sospensione posteriore a geometria progressiva (1975), il primo forcellone a Boomerang (1976), la prima moto in produzione con telaio perimetrale (1978). Parole d’ordine la compattezza, l’evoluzione costante, la leggerezza, la bellezza. E tanti brevetti per manubri e pedane a regolazione di assetto, sterzo monolitico regolabile nell’angolo di sterzo, ammortizzatori di sterzo trasversali, sistemi rapidi di fissaggio.

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