Arrestata Monica Sanchi: aiutò Dritan Demiraj a uccidere Lidia e Silvio

La fidanzata del killer, torchiata per ore dal pubblico ministero di Como, è crollata ammettendo la sua complicità. La riccionese rivela anche che il cugino dell'assassino è stato ucciso in Albania

Sono state necessarie 6 ore di interrogatorio, portato avanti dal pubblico ministero di Como che indaga sull'omicidio di Lidia Nusdorfi, a far crollare Monica Sanchi, la fidanzata di Dritan Demiraj, e a farle ammettere le sue responsabilità. La 35enne riccionese, messa alle strette dalle prove schiaccianti raccolte dagli inquirenti che indagano sull'omicidio di Mozzate e su quello di Silvio Mannina, ha ammesso di essere stata lei ad inviare lungo il viaggio verso Mozzate i messaggi a Lidia Nusdorfi col cellulare dell’amante Silvio Mannina, ucciso il giorno prima alla cava nei pressi del Lago Azzurro, da Demiraj. Ha rivelato di essere stata a conoscenza, quel maledetto 1 marzo, delle intenzioni del killer albanese, ma solo per la parte relativa ad un eventuale rapimento della Nusdorfi e non certo al suo omicidio. E, alla fine, ha poi ammesso che Demiraj le aveva confessato anche l’assassinio di suo cugino, il 20enne Klodian Dine, col quale Lidia (all’epoca sua convivente oltre che madre di suo figlio), lo tradì durante una vacanza in Albania nell’agosto scorso, scatenando così la sua follia omicida.

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Se, e il condizionale è d'obbligo viste le passate reticenze della Sanchi, queste rivelazioni dovessero trovare conferme, si allunga la striscia di sangue che Demiraj ha lasciato dietro di se. Nel tentativo di alleggerire la sua posizione, la cameriera riccionese ha raccontato agli inquirenti di essere stata spaventata dal comportamento del suo fidanzato dopo l'omicidio di Mannina con l'albanese che, per costringerla al silenzio e ad aiutarlo a uccidere Lidia, ha continuato a minacciarla di ritorsioni nei suoi confronti e di quelli della sua famiglia. Al termine dell'interrogatorio, verso le 20 di martedì, per la Sanchi si sono aperte le porte del carcere femminile di Como con l'accusa di omicidio in concorso.​

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