Bloccati tre giorni nell'inferno di ghiaccio di New York, odissea per una coppia di Rimini

La tempesta "Bomba" ha costretto i due a prolungare forzatamente le ferie bivaccando nello scalo aeroportuale

"Se non fosse per le temperature polari potremmo parlare di un inferno", scherzano Giancarlo e Loredana bloccati, per 72 ore, all'aeroporto Jfk di New York a causa della tempesta "Bomba" che ha paralizzato tutto il nordamerica. "Alla vigilia dell'Epifania - raccontano - dovevamo lasciare la Grande Mela, dove abbiamo trascorso le vacanze natalizie, ma, a causa della tempesta di neve, già muoversi da Manhattan per raggiungere l'aeroporto è stata un'avventura. La neve cadeva copiosa e, tutte le strade, erano intasate senza contare che il termometro segnava 15 gradi sotto lo zero. La compagnia aerea ci aveva garantito che saremmo riusciti a decollare ma, una volta arrivati al Jfk, ci siamo trovati davanti al caos. Tutti i voli venivano cancellati e, tra le proteste dei passeggeri, non è stato facila capire quale sarebbe stata la nostra sorte".

A questo punto cosa avete deciso di fare?
E' stato lo stesso taxista a sconsigliarci di tornare a Manhattan per cercare un hotel: le strade erano ghiacciate e non era per niente sicuro rimettersi in viaggio. Dall'assistenza passeggeri, inoltre, ci hanno dato la falsa speranza che, appena la nevicata fosse cessata, i voli sarebbero ripartiti una volta ripulite le piste. Ma, così, non è stato.

Cosa è successo?
Ci hanno poi spiegato che il maltempo, lungo tutta la costa atlantica, ha mandato in tilt gli aeroporti dal Canada fino alla Florida e che solo una parte dei passeggeri poteva essere riprotetta su alcuni scali più interni. Ci siamo così trovati a dover aspettare, un'attesa snervante che, di fatto, ci ha rovinato una vacanza splendida.

Come avete affrontato questi tre giorni nella sala d'aspetto?
Su questo dobbiamo dire che, nonostante l'emergenza, la macchina degli aiuti ha funzionato quasi a dovere. In aeroporto sono state allestite delle brandine per dormire e l'assistenza è stata discreta. Noi siamo stati abbastanza fortunati ma una coppia di italiani che era con noi, venuti in vacanza con due figli piccoli, sono rimasti bloccati 5 ore in taxi al freddo per raggiungere l'aeroporto. Un vero e proprio calvario, vissuto tra la preoccupazione e l'ansia, passato a controllare continuamente i monitor per capire se gli aerei riprendessero a volare. Alla fine, quando hanno chiamato l'imbarco per il nostro volo, ci è sembrato di sognare dopo questi tre giorni trascorsi in una situazione più che precaria.

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