Bocciato il ricorso al Tar delle maestre precarie del nido d'infanzia

Le educatrici rivendicavano la stabilizzazione e contestavano la decisione del Comune di indire il concorso per gli undici posti

Il Tar di Bologna dà ragione al Comune di Rimini e rigetta il ricorso per la sospensione del concorso per la copertura di 11 posti di educatore per il nido d'infanzia presentato da alcune educatrici. Le precarie chiedevano infatti la stabilizzazione diretta in virtù dell'esperienza maturata sul campo per diversi anni. Ma il tribunale ha respinto il ricorso, e amministrazione rivendica le scelte fatte, ricordando che sue finalità ultime "sono sempre le stesse: mantenere un servizio di qualità elevata per i bambini e le famiglie ed offrire opportunità di lavoro pubblico per tutti gli aspiranti". La vicenda nasce appunto col ricorso presentato da una rappresentanza di educatrici che rivendicavano la stabilizzazione e contestavano la decisione del Comune di indire il concorso per gli undici posti, chiedendone l'annullamento. Il Tribunale amministrativo regionale per l'Emilia-Romagna (Sezione Prima), però ha appunto ritenuto infondato quel ricorso. Nella sentenza infatti, si legge che la procedura di stabilizzazione non è un obbligo ma solo una facoltà per gli enti. Inoltre, il Tar ha confermato che la regola generale per l'accesso al pubblico impiego rimane il concorso pubblico aperto alla partecipazione di tutti gli aspiranti. Anche perchè è ritenuto il migliore strumento per la selezione dei più meritevoli. Respinto, poi, anche il secondo motivo di ricorso, col quale le ricorrenti lamentavano che il Comune non avesse tenuto in considerazione la loro posizione di precarie. Il giudice, però, ha fatto notare che nel bandire il concorso pubblico, il Comune ha riservato il 40% dei posti proprio al personale precario che, come le ricorrenti, aveva maturato un periodo di lavoro alle dipendenze del Comune di almeno tre anni.

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"Ne consegue- si legge nella sentenza- che la posizione delle ricorrenti, nello specifico profilo della professionalità già acquisita, è stata positivamente considerata nella specificazione delle modalità di espletamento del concorso pubblico". In altri termini, sottolinea il Comune, l'amministrazione ne ha valorizzato l'esperienza, riconoscendo ad esse un diritto di precedenza nelle assunzioni. Insomma, il Tar, ha "riconosciuto e valorizzato le finalità e le ragioni sottese alla scelta di bandire un concorso pubblico per il quale sono pervenute ben 1.365 candidature", sottolinea ancora Palazzo Garampi. Nel bandire la procedura, infatti, "abbiamo voluto dare la possibilità alle aspiranti educatrici che hanno terminato il percorso degli studi dopo il 2008 di concorrere finalmente per un posto a tempo indeterminato nel Comune di Rimini, possibilità che era preclusa fino ad oggi a causa della proroga decennale delle graduatorie decisa dal legislatore". Senza dimenticare che "si è voluta valorizzare l'esperienza professionale maturata dalle educatrici precarie dei nidi comunali, riservando loro il 40% dei posti".

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