Cartello scandalo al Gay Pride: "Ho voluto provocare apposta per avere attenzione"

Alex, che ostentava il manifesto "Porti aperti come i nostri cu**": "ero certo che così facendo avrei ottenuto attenzione"

Ha scatenato una lunga serie di polemiche la foto che, all'indomani del Gay Pride di Rimini, ha iniziato a circolare sul web e nella quale si vedeva un partecipante alla manifestazione che ostentava un cartello con la scritta "Porti aperti come i nostri cu**". Centinaia i commenti arrivati dopo la pubblicazione dello scatto e che, in massima parte, hanno duramente attaccato il mondo omosessuale ma, a spiegare l'esatta motivazione di quella scritta, ci ha pensato lo stesso autore che ha contattato RiminiToday. "Mi chiamo Alex e sono il ragazzo che tiene in mano il cartello nella foto. Perché ho scritto quel cartello? Perché ho utilizzato proprio quelle parole? Semplice: ero certo che così facendo avrei ottenuto attenzione. Puntualmente i media riportano solo questo tipo di immagini del Pride. Immagini e messaggi sopra le righe, provocazioni. E non importa che il 99,9% dei partecipanti sia composto da ragazzi e ragazze, uomini e donne comuni senza abiti vistosi o cartelli-shock, che vogliono solo esserci e dare un contributo alla lotta per i diritti civili. No, in prima pagina finiscono sempre certe foto".

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"Conoscendo bene questo meccanismo mediatico, questo giochetto facile facile, ho deciso di sfruttarlo per una buona causa, una volta tanto - prosegue il ragazzo. - Quella dei migranti che il nostro fantastico governo del cambiamento sta lasciando annegare nel Mediterraneo. Mi sono detto: certe persone ascoltano solo se provocate, provochiamole! Non mi pento affatto di questa scelta. So che presta il fianco a critiche e tanti commenti assurdi e quello che ho letto nei commenti alla notizia lo confermano, ma ho ottenuto quel che volevo, visto che ne state parlando. E già che ci siamo, ciò che dovrebbe scandalizzarvi e farvi provare vergogna è che i porti sono chiusi e questi poveri disperati affogano, non che i nostri culi sono aperti. Guardate la luna, non il dito che la indica. Mi chiamo Alex, sono omosessuale, antirazzista, antifascista. Essere umano, nonostante tutto".

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