Case famiglia per anziani, i sindacati: "Non può bastare la comunicazione di inizio attività"

Dopo la scoperta di un ospizio lager fatta dai carabinieri di Rimini, Cgil, Cisl e Uil: "Riaprire una discussione sulla legislazione nazionale"

"Calore umano, competenza, professionalità, serenità". Suonano oggi come una tragica beffa le parole scritte sul cartello pubblicitario all’ingresso di "Villa Franca", casa famiglia per anziani di Rimini. Qui i carabinieri hanno compiuto un’operazione con arresti per maltrattamenti gravi nei confronti dei degenti. "Si occuperanno le forze dell’ordine e la Magistratura - commentano le sigle sindacali Cgil, Cisl e Uil - di appurare le responsabilità degli operatori della cooperativa Bella Età che gestiva la casa famiglia, per quanto la documentazione raccolta sembra non lasciare dubbi sulle terribili violenze a cui venivano sottoposti gli anziani. A noi preme riaprire una discussione sulla legislazione nazionale in atto che purtroppo consente l’apertura di queste piccole strutture con un massimo di 5 ospiti senza che debbano sottoporsi a particolari controlli. Infatti, è sufficiente una comunicazione di inizio attività (SIA) al settore delle attività economiche del Comune e niente altro. Questo tema non è nuovo per i sindacati che, anche alla luce di quanto accaduto in altre località della Regione e nazionali, hanno posto il problema della necessità di un Regolamento provinciale sia in ambito distrettuale che ai tavoli della contrattazione territoriale sui Bilanci dei Comuni. L’offerta delle strutture per anziani è molto variegata e le informazioni disponibili sono spesso poco trasparenti. Ciò penalizza in primo luogo gli anziani ospiti ma anche le famiglie che necessitano dei servizi residenziali. Pertanto nelle nostre richieste sia sui Piani di Zona con i Distretti che con i Comuni sui Bilanci e politiche sociali abbiamo inserito uno specifico capitolo sulle Casa famiglia per anziani". 


 
"Visto che in data 18/7/2018 - conclusidono i sindacaiti - è stato sottoscritto un “verbale di accordo sugli indirizzi regionali per i regolamenti locali sulle Case Famiglia”, abbiamo chiesto di aprire confronti in sede Distrettuale e Comunale per la definizione di appositi regolamenti locali in materia di case famiglia per anziani, al fine di tutelare gli anziani e le loro famiglie e, nel contempo, disciplinare modalità di esercizio dell'attività di vigilanza e controllo sull'operato e sulla qualità di tali servizi. Abbiamo ribadito altresì necessario che venga messa in atto una vera e propria mappatura dell'esistente, al fine di conoscere quali e quante case famiglia/appartamenti per anziani insistono nei rispettivi territori. A tal fine riteniamo necessario che tra Assessorato alle attività produttive che riceve la SIA e l’Assessorato ai Servizi sociali vi sia uno scambio di informazioni e azioni comuni per il monitoraggio e controllo. La violenza è sempre da rinnegare ma lo è semmai ancora di più nei confronti di persone indifese e fragili. Regolamentare, monitorare e controllare l’efficienza delle strutture e la professionalità di chi vi opera, sono condizioni essenziali nella ricerca di soluzioni assistenziali capaci di rispondere alle esigenze degli anziani e conseguentemente delle loro famiglie". 

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