Cocoricò, si levano le proteste per la chiusura imposta dal Questore di Rimini

Intanto è stato appeso uno striscione, fuori dalla sede del Rimini Calcio, dagli ultras del Rimini per mostrare la loro vicinanza al presidente del club romagnolo e patron del Cocoricò Fabrizio De Meis

La chiusura del Cocoricò per quattro mesi dopo la morte del 16enne che aveva assunto ecstasy "non risolve la gravissima tematica riguardante la diffusione delle sostanze psicoattive". Servirebbe, invece, "un'intesa dai fini educativi e per la prevenzione, cui seguano campagne promosse e sostenute anche dalla Regione". Ne è convinto il consigliere regionale emiliano-romagnolo di Fratelli d'Italia Tommaso Foti, che in un'interrogazione chiede alla giunta di "promuovere la convocazione di un incontro aperto alla partecipazione delle associazioni di categoria e delle rappresentanze dei lavoratori del commercio, delle associazioni che da tempo si battono sul fronte anti droga, a partire da quelle del volontariato, sia d'ispirazione cattolica che laica".

Il provvedimento del questore di Rimini con cui è stata disposta la chiusura per quattro mesi del Cocoricò, infatti, non risolve secondo Foti il problema dell'abuso di alcool e droghe, indipendentemente "dalla conferma o meno della misura nelle sedi giurisdizionali eventualmente adite". Sulla base di questa convinzione, il consigliere vuole sapere dalla giunta se ritiene "di dover promuovere, con la massima urgenza, la convocazione di un incontro al fine di sottoscrivere un 'Patto per la vita', la cui evidente finalità educativa trovi poi adeguata diffusione attraverso specifiche campagne finanziate anche dalla Regione". E' sensato, rileva Foti, "che anche la Regione assuma iniziative per contrastare il fenomeno della diffusione delle droghe, attraverso un forte messaggio spirituale che contrapponga alla non cultura della morte la cultura della vita".

"Dopo la morte di un ragazzo di 16 anni al Cocoricò di Riccione per overdose da ecstasy non è tardato l'annuncio del 'pugno di ferro' da parte del Viminale. Ma l'età delle persone coinvolte e l'estrema accessibilità delle sostanze richiedono provvedimenti differenti rispetto alla mera attività di repressione. Anche la prevenzione non basta se non è accompagnata da serie politiche di riduzione del danno. Alfano ha annunciato un piano di intervento, ma i primi segni dicono che si vuole puntare su lato repressivo, il più inefficace. Per questo insieme ad altri 14 senatori ho deciso di interrogare il governo sullo stato di abbandono delle politiche di riduzione del danno". Ad annunciare il deposito dell'interrogazione è il senatore del Partito Democratico Sergio Lo Giudice, firmatario del documento insieme alle senatrici e ai senatori Bencini, Cardinali, Fucksia, Gambaro, Idem, Mirabelli, Mussini, Orellana, Palermo, Panizza, Pegorer, Pezzopane, Maurizio Romani e Zanoni.

Da Brescia la richiesta di riaprire il Cocoricò attraverso una lettera indirizzata al questore di Rimini Maurizio Improta. “Creiamo dei momenti durante la nottata in cui per 20 minuti si spegne la musica e qualcuno ricorda ai ragazzi i rischi dello sballo”, propone Gianpiero Ghidini, il padre di Emanuele, 16enne morto nel novembre del 2013 gettandosi nelle acque del fiume Chiese a Gavardo, sotto l’effetto di una dose di droga sintetica. La lettera è pubblicata sulla pagina Facebook della fondazione Pesciolino rosso creata dopo la morte del figlio e che la scorsa settimana ha diffuso la notizia del ragazzo di Como in attesa di trapianto al fegato per aver assunto ecstasy.

I deputati di Forza Italia Renato Brunetta (capogruppo a Montecitorio), Francesco Paolo Sisto, Massimo Palmizio e Daniela Santanché hanno presentato un'interrogazione al ministro dell'Interno, Angelino Alfano, per sapere se "fosse a conoscenza della decisione adottata dal Questore di Rimini, Maurizio Improta, in merito alla chiusura per 120 giorni, del locale Cocoricò di Riccione, ovvero per quali ragioni l'abbia avallata". Lo rende noto l'ufficio stampa di Forza Italia. Con l'atto ispettivo gli esponenti azzurri chiedono anche "quali iniziative voglia intraprendere, nell'ambito delle proprie competenze, per porre rimedio alla chiusura forzata imposta al locale e, comunque, per evitare azioni che possano indebolire la doverosa azione di contrasto e prevenzione per il consumo e lo spaccio di tali sostanze", e anche se "non ritenga di individuare strumenti maggiormente idonei, alternativi alla chiusura forzata di un'attività imprenditoriale che offre lavoro a oltre duecento persone, e di portare avanti ogni azione utile per individuare forme di contrasto per debellare il crescente fenomeno del consumo di droghe, in particolare da parte dei minori".

Intanto è stato appeso uno striscione, fuori dalla sede del Rimini Calcio, dagli ultras del Rimini per mostrare la loro vicinanza al presidente del club romagnolo e patron del Cocoricò, Fabrizio De Meis. Nella notte i 'Red White Supporters', gli ultras riminesi, hanno affisso un grande telo con scritte in rosso per sostenere il numero uno della società in seguito alla chiusura del locale riccionese, per 4 mesi, da parte della Questura, dopo la morte di un ragazzo 16enne, lo scorso 19 luglio, per overdose di Mdma all'interno della discoteca. Sul drappo i sostenitori biancorossi hanno scritto 'In discoteca come allo stadio le responsabilita' sono da scaricare: cercano solo una testa da tagliare. Daje Fabri' non mollare!'.

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