Coldiretti: "Lupi o cinghiali. Agricoltori e allevatori devono scegliere tra il male minore"

Allarme per i danni provocati dalla fauna selvatica agli animali da pascolo e alle colture: "Sono anni che la gente di montagna combatte ogni giorno per difendere i propri raccolti"

"Siamo giunti a questo punto, con  agricoltori e allevatori che devono scegliere tra il male minore: cinghiali o lupi, qual è il problema dei problemi?". A lanciare un nuovo allarme sui danni provocati alle colture e agli animali da pascolo dalla fauna selvatica è la Coldiretti che sottolinea il paradosso degli agricoltori che chiedono che venga incentivata la riduzione dei cinghiali per limitare i danni alle colture, con una situazione definita "fuori controllo", e dall'altra gli allevatori che si trovano le greggi depredate dai lupi che si vedono mancare il principale alimento. "Una scelta difficile - spiega Coldiretti - considerato che i fondi regionali per il risarcimento dei danni, che ogni volta vengono invocati come una panacea per gli agricoltori-allevatori, non coprono, come più volte evidenziato, quelli indiretti. Che peraltro non vengono mai citati ed evidenziati. Inoltre anche i fondi per la prevenzione di colture e animali sono insufficienti e in alcuni casi è impossibile dal punto di vista logistico e burocratico realizzare questi interventi dissuasivi o mantenerli in efficienza. Si pensi ad esempio all’utopia di recintare chilometri di pascoli".

Coldiretti attacca anche la costituzione dei fondi a favore dell'acquisto di cani da guardia, un contributo massimo di 2500 euro, che però secondo l'associazione ha più vincoli e spese che benefici. "Giustamente - spiegano - se si prende un cane da guardiania questo deve essere tenuto in condizioni di massimo rispetto del benessere animale, ma i costi del veterinario, dell’alimentazione, dell’assicurazione chi li paga? L’allevatore! Così come deve impegnarsi affinché i cani non arrechino qualsiasi disturbo. Ma come? Forse tenendoli al guinzaglio e imbavagliandoli? Anche sulla questione dei recinti occorre rispettare le normative vigenti in materia edilizia applicabili per la realizzazione delle recinzioni di tipo fisso, nonché le eventuali normative di settore se previste".

"Occorre evidenziare - prosegue Coldiretti - che dai dati forniti dal servizio veterinario dell’Asl gli attacchi ufficiali di lupi al bestiame negli ultimi due anni sono stati 23 nel 2017 (36 ovini uccisi e 8 bovini); 27 nel 2018 (32 ovini e 11 bovini) e 9 nel 2019 al 24 di agosto (12 ovini e 7 bovini). Occorre tenere conto che non sono conteggiati gli attacchi in Valconca e gli animali feriti. Se dai monitoraggi fatti il numero dei lupi è stabile o in lieve calo, un dato certo, numeri rilevabili dalla Banca Nazionale degli Allevamenti, è il calo allarmante delle aziende zootecniche la cui causa non è evidentemente da attribuire unicamente agli attacchi dei lupi al bestiame, ma è innegabile che questo fattore abbia avuto e avrà, se non si prendono provvedimenti, la sua incidenza. Gli allevamenti aperti sul territorio provinciale a gennaio 2017 erano 747, poi diminuiti a fine anno sino a 703 e scesi ulteriormente a 600 al 31 dicembre 2018. Quindi un calo allarmante del 20% in due anni a fronte del quale l’incidenza degli attacchi di lupi è aumentato del 1,5%. Gli agricoltori si stanno domandando cosa stiano facendo le istituzioni per risolvere questa pesante criticità che mina la libera imprenditorialità. Sono anni che la gente di montagna combatte ogni giorno per difendere i propri raccolti da moltitudini di cinghiali che devastano le colture, caprioli che liberamente brucano i germogli nei frutteti, volpi che razziano i pollai: adesso a tutto ciò si aggiungono anche branchi di lupi, in grado di attaccare e uccidere il bestiame al pascolo anche durante il giorno".

"A nostro avviso – conclude Coldiretti Rimini – non si tratta di questioni di poco conto; certamente c’è, lo denunciamo pubblicamente, un forte ritardo nella presa di consapevolezza di queste criticità in un momento particolarmente difficile come quello che stanno attraversando le aziende agricole in collina e montagna. I nostri allevatori devono fare quotidianamente i conti (e i conti non tornano!) con gli elevatissimi costi e disagi legati alla presenza di cinghiali, lupi e altre specie di selvatici che invece pare siano quasi un vantaggio per la collettività. A questo punto, senza retorica, ci chiediamo dove si voglia andare a parare, forse gli ultimi agricoltori rimasti in montagna devono “togliere il disturbo” e lasciare questi territori al degrado e ai selvatici. Per la soddisfazione dei protagonisti della pianificazione faunistica e venatoria". 

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