Verso la blindatura del territorio: "Nel distretto sud infezione 4 volte più alta della media"

Il sindaco Gnassi lancia l'allarme: "Se il rapporto contagiati/abitanti diventasse uguale a quello della zona sud il problema da grave potrebbe determinare un tema serio di tenuta degli ospedali"

E' il sindaco di Rimini, Andrea Gnassi, a lanciare l'allarme sulla situazione estremamente preoccupante del distretto sud della provincia che vede i dati sull'infezione da Coronavirus 4 volte più alti rispetto alla media. I dati, diffusi dalla Regione, vedono il riminese vivere un picco dell'epidemia coi nuovi malati che nella sola giornata di martedì sono stati 69.  Una problematica sulla quale si è espresso anche il presidente della Provincia, Riziero Santi, nell'annunciare per le prossime ore provvedimenti ancor più restrittivi per la mobilità delle persone. Si va, quindi, verso la blindatura del territorio e in particolare proprio la zona sud della provincia. “Non abbiamo fatto nulla finora - ha dichiarato Gnassi. - I prossimi giorni, le prossime settimane saranno ancora più dure e dobbiamo prepararci a resistere con ancora maggiore forza e durezza. Lo avevo detto ieri e lo ribadisco con il massimo realismo di tempi in cui serve la nettezza e spesso la crudezza. La situazione in provincia di Rimini è seria, molto seria. Ieri l’Ausl Romagna ha informato Prefetto e sindaci del territorio di un quadro che non si può far finta di aggirare. Nei Comuni della zona sud il rapporto tra numero di contagi al Coronavirus e popolazione è quattro volte superiore a quello che si registra nel Comune di Rimini e nel Distretto Nord. La stessa situazione estremamente critica per la Repubblica di San Marino e la Provincia di Pesaro Urbino, confinanti con il territorio riminese. Dobbiamo oggi, in queste ore, noi sindaci, le istituzioni, gli enti locali, fare i conti con tale contesto, che per certi versi è quello verificato nella zona metropolitana di Bologna con il Comune di Medicina. Attenzione! Siamo uno! Una sola cosa, una comunità, una provincia, una regione, uno Stato. Non è questione di provare a salvaguardare un pezzo di territorio ma tutti. Tutti noi. Il tema dunque oggi è tutelare gli ospedali e i loro reparti partire da quello di Rimini che svolge punto primario di cura per l’intera provincia ed è già sollecitato al limite delle forze".

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"Se nel resto della provincia riminese - prosegue il sindaco - il rapporto contagiati/abitanti diventasse uguale a quello della zona sud il problema da grave potrebbe determinare un tema serio di tenuta degli ospedali. E questo non ce lo possiamo permettere. L’Ospedale Infermi, il Ceccarini di Riccione, il Francolini di Santarcangelo , il Cervesi di Cattolica, il Sacra Famiglia di Novafeltria, la rete messa in campo con le strutture private Tutte servono a tutti gli abitanti della nostra provincia. Non ci sono zone diverse , meglio o peggio. Ci sono zone in cui si stanno manifestando contagi e casi. Che, ribadisco, riguardano tutti noi, non solo l’area di insediamento del nosocomio. Parenti familiari amici colleghi di lavoro; l’area riminese è davvero una integrata e omogenea. Non è questione di colpa o responsabilità, il virus è potente, potrebbe arrivare e colpire chiunque, è spesso asintomatico, un focolaio potrebbe accendersi anche senza una causa rintracciabile e visibile. Occorre fare di tutto perché ciò non avvenga nei prossimi giorni. Per questo, nel coordinamento con il Prefetto, con il presidente della Provincia di Rimini Riziero Santi e tutti i Comuni, da ieri e per tutta la giornata odierna, stiamo definendo una serie di proposte e di nuove misure da presentare nella giornata di domani alla Regione Emilia Romagna, che hanno l'obiettivo di potenziare ulterioremente controlli, contenimento e distanziamento sociale, e spostamenti delle persone. Nelle prossime ore questa proposta condivisa sarà presentata e verranno comunicate le decisioni prese. Oggi più che mai è necessario salvaguardare le strutture ospedaliere, medici, personale sanitario, pazienti. Si deve arrestare la catena del contagio. Restare a casa. Restare a casa. Restare a casa”.

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