Stop alle discoteche per altri 7 giorni, Di Placido (Silb): "Sarà una sfida per rinnovarci"

Il presidente provinciale di Forlì-Cesena del sindacato dei locali da ballo: "Ci vuole molta serietà e bisogna rispettare le scelte prese per contrastare la diffusione di questo virus"

Continua l'emergenza Coronavirus e, mentre si vede qualche spiraglio positivo per il settore turistico e della ristorazione, c'è un mondo che continua a soffrire per le misure restrittive: quello delle discoteche. I locali da ballo e il divertimento notturno sono da anni uno dei punti forti della Romagna: luoghi di riferimento per giovani e adulti, una catena di imprese e lavoratori che operano tutto l'anno per dare vita alla movida ma che ora, in pieno allarme Coronavirus, sono costretti a fermarsi. Una stallo che si protrae e desta preoccupazione tra gli imprenditori del territorio, come ci spiega Luigi Di Placido, presidente provinciale di Forlì-Cesena di Silb, il sindacato dei locali da ballo.

Che impatto sta avendo l'emergenza Coronavirus sui locali da ballo romagnoli?
E' tutto abbastanza evidente: i locali sono chiusi. Si tratta di un impatto molto critico dal punto di vista economico-finanziario.

Quale è la sensazione fra gli imprenditori del settore?
Ci vuole molta serietà e bisogna rispettare le scelte prese per contrastare la diffusione di questo virus. Non si deve né fare allarmismo, né sottovalutare la situazione. Il nostro è uno dei settori più colpiti dalle ordinanze. La distanza di almeno un metro tra clienti, gli ingressi contingentati, sono regole che hanno pemesso di allentare la stretta su altre imprese, ma il mondo delle discoteche è rimasto escluso da questo. Noi come sindacato abbiamo compreso la situazione, ma ciò non toglie che la ricaduta sarà pesante. Sono incassi che non arrivano e tanti posti di lavoro che vengono persi, dato che le discoteche non possono lavorare.

Quali saranno i tempi di ripresa per le imprese?
I tempi di ripresa sono strettamente collegati al cambiamento delle ordinanze, perché allo stato attuale le discoteche non possono lavorare. Quando, e speriamo presto perché significherà che l'emergenza è ormai alle spalle, le ordinanze saranno tolte o modificate si potrà ripartire. A quel punto si dovrà sperare che la gente, i ragazzi sentano di nuovo il bisogno di andare a ballare e divertirsi dopo un periodo di pausa forzato. Sarà una sfida per noi per rinnovarci e renderci ancora più appetibili al pubblico. Dovremo dimostrare che le discoteche e il divertimento notturno sono un settore sicuro per i ragazzi. Vedremo come inciderà tutto questo sul comportamento dei giovani.

Dopo la chiusura forzata, cosa servirà per ripartire?
Servirà non piangersi troppo addosso e sfruttare questa condizione per una nuova partenza. Servirà un grande impegno da parte di gestori e titolari per far scoccare di nuovo la scintilla tra locali da ballo e clienti. Un obiettivo che credo verrà raggiunto. Ovviamente il nostro territorio è stato particolarmente colpito e dovremo rimboccarci le maniche per affrontare le perdite subite.

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Sperate negli incentivi o in altre forme di sostegno?
Assolutamente sì. Ma è ancora presto per parlarne, perché tante categorie faranno legittimamente richiesta per ottenere incentivi e sostegni. E' chiaro che il nostro settore è stato decisamamente penalizzato dall'emergenza, visto che rispetto ad altre attività (bar, ristoranti, centri commerciali) le discoteche e il mondo dela notte si sono dovuti fermare. La nostra inattività era implicita nell'ordinanza. Noi come sindacato abbiamo capito che non era il momento di fare polemica e speriamo che questo nostro atteggiamento alla fine venga riconosciuto e premiato.

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