Come vivere la MotoGp da protagonisti: l'emozione di raccontare un weekend di gara

Noi di RiminiToday abbiamo la fortuna di passare "di là", valicare quel confine per poterlo raccontare ai nostri lettori

Foto di Marzio Bondi

Vivere il paddock del Motomondiale è per un appassionato del Motorsport il coronamento di un sogno. Gli occhi toccano da vicino quel che la televisione trasmette durante la stagione agonistica e, allo stesso tempo, consentono di vivere quel “dietro le quinte” che, difficilmente, si può assaporare dal divano di casa. Foto, video e cronaca raccontano quel che accade nella "motor valley" durante un weekend di gara, ma toccarlo per mano è decisamente un'altra cosa. Noi di RiminiToday abbiamo la fortuna di passare "di là", valicare quel confine per poterlo raccontare ai nostri lettori.

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Quello di San Marino e della Riviera di Rimini è, per noi, il Gran premio di casa così come per tanti piloti romagnoli che durante il campionato sono in giro per il mondo, ma che per questo fine settimana dormono nei loro letti e arrivano in autodromo in scooter se non, addirittura, in bicicletta.  Dopo tanti anni di “dirette”, però, arrivare in sala stampa vuol dire incontrare vecchi amici perché, alla fine, si fa parte di una grande famiglia globale, che proprio per la peculiarità del mondo dei motori ha tre lingue ufficiali. L’inglese, lo spagnolo e il dialetto romagnolo.

Il fine settimana nel paddock inizia proprio col ritiro della tessera da indossare al collo, che viene richiesta con alcune settimane d'anticipo. I criteri sono selettivi e servono determinati requisiti. Ritirato il pass si può finalmente entrare in autodromo. All'ingresso si trovano gli addetti alla sicurezza, che verificano ciò che si trasporta. Sono tassativamente vietate bottiglie di vetro e lattine. Timbrato elettronicamente la tessera si accede nella motorland. E subito si respira l'atmosfera dei motori. 

Oltre ai tanti eventi che si svolgono al di fuori dell’autodromo di Misano, il circuito intitolato a Marco Simoncelli diventa il cuore pulsante del fine settimana. Si cammina tra autentiche cattedrali del "mordi e fuggi" allestite in tempi record, le hospitality dei team, chicche architettoniche del design. E già si comincia a vedere qualche volto noto, di quelli che normalmente si vedono in tv. Ci sono i piloti, che scorrazzano con lo scooter per le vie del paddock. Un boato annuncia l'arrivo di Valentino Rossi, diretto verso il box per preparare il programma di lavoro. Noi saliamo in sala stampa dove ad attenderci c'è il team coordinato dal capo ufficio stampa Sandra Strazzari. 

Nel desk ci sono i quotidiani per la rassegna stampa, i programmi della giornata in pista e nelle hospitality, dove dopo i turni pomeridiani di prove sono organizzate le varie conferenze stampa. E' pieno di giornalisti e fotografi da tutto il mondo. Molti hanno un curriculum da fare invidia, come ad esempio Mirco Lazzari, veterano del click non solo del Motomondiale, ma anche in Formula Uno. Tra i cronisti spiccano per citare un nome Giovanni Zamagni della Gazzetta, Moto.it e volto degli approfondimenti Sky (a proposito, l'emittente televisiva ha un motorhome tutto suo accanto alla corsia dei box, dove nascono le telecronache di Guido Meda, Mauro Sanchini, Zoran Filicic e Roberto Locatelli). 

Raggiunta la postazione ci si coordina su come impostare cronaca e immagini del fine settimana. Sono la pista e il cronometro ad offrire gli spunti da trasmettere ai lettori. Il tutto arricchito dalle preziose immagini di un fotografo di fiducia, Marzio Bondi. Scorre il tempo ed i bolidi entrano in pista. Bandiera verde. Ti accorgi delle differenze di categorie e di quanto le MotoGp sono dei “mostri” della velocità. Spiccano le dimensioni, i colori fluo. 

Tra un turno e l'altro di prove si cammina nel paddock per catturare le curiosità: i menù dei pranzi dei vari team, i volti dei tanti tifosi in cerca di un autografo o di un selfie col proprio beniamino, ma anche le tanto attese "ombrelline", le curve pericolose del weekend di gara a coronare il connubio donne-motori.  Passeggiando tra i vari camion posizionati a regola d'arte ed i vari uffici volanti si possono incontrare tante curiosità. Cosa ci fa ad esempio un canestro da basket accanto all'area vip del team Ducati Alma Pramac? Presto spiegato: si celebra la squadra di Trieste impegnata nel campionato di A1. 

Si continua a camminare nei paddock e l'occhio mette in risalto i tantissimi ospiti che riescono ad entrare. La MotoGp non è solo una roba per vip e snob. E sono tantissimi i bambini. Gli oggetti più desiderati? Le saponette autografate dei piloti, una delle componenti fondamentali dell'abbigliamento di un pilota per assaggiare in piega l'asfalto. Chiuse le prove è il momento delle conferenze stampa. Si salta da una hospitality all'altra. Inaugurano Danilo Petrucci (Ducati Octo Pramac) ed Andrea Iannone (Suzuki). Poi si corre in Yamaha da Maverick Vinales; quindi balzo da Marc Marquez e Dani Pedrosa. E' finalmente il momento di Andrea Dovizioso da Forlì, Jorge Lorenzo e sua maestà Valentino Rossi. Nell'attesa delle parole dei piloti, i team accolgono gli ospiti cronisti con stuzzichini vari, cocktail analcolici alla frutta e dolci. Raccolte le voci dei big arriva il momento di riordinare le idee, scrivere e valorizzare il tutto con gli scatti del buon Marzio. 

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Nel retrobox ad attenderci ci sono i nostri “pilotini” riminesi, il futuro del Motomondiale. Tra questi c'è l'erede dei Rossi, Dovi & Co. Qualche battuta sulle sensazioni del giorno, il tutto tra un autografo e l'immancabile selfie dell'era digitale con l'immancabile telefonino. Articoli online. Domani è un altro giorno. Altre cose ed emozioni da raccontare. La domenica (quest'anno tutta tricolore grazie alle vittorie di Lorenzo Dalla Porta, Francesco Bagnaia e Andrea Dovizioso) e poi il tempo dei bilanci. Perchè ogni anno è un'esperienza unica. E il bagaglio personale di cose da portare dentro al cuore continua ad arricchirsi. Ma è anche il momento dei saluti: chi si dà appuntamento alla prossima tappa, chi al prossimo anno, chi a un determinato autodromo tutti certi, comunque, di aver svolto al meglio il proprio lavoro.

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