Discarica a San Leo: raccolte 4.265 firme di persone contrarie alla realizzazione

Il comitato sottilinea come San Leo sia un brand internazionale, sinonimo di arte, cultura, architettura, paesaggio e storia che per la ricchezza dei suoi beni storici, artistici, culturali e paesaggistici

La petizione del “Comitato San Leo dice no alla discarica”, che chiedeva il rigetto dell’intero progetto presentato da Cabe srl, ha ottenuto in poco più di un mese dalla diffusione della notizia sulla stampa ben 4.265 firme di adesione di cui 756 di residenti leontini. Il deciso no al progetto di trattamento e stoccaggio definitivo di rifiuti che giunge dalla popolazione si unisce alle deliberazioni degli enti che hanno già espresso la loro contrarietà: la Provincia di Rimini, l’Unione dei Comuni Valmarecchia e il Comune di San Leo. Dal Comune si attende inoltre, a breve, una delibera di precisazione dei contenuti del Piano Urbanistico Attuativo relativo all’area di Pian della Selva, in adempimento dell’impegno assunto con i cittadini.
L’eccezionale risultato è stato raggiunto grazie soprattutto alla partecipazione attiva della cittadinanza. In poco tempo si è creato un movimento di persone determinate e unite dall’orgoglio per il proprio territorio, che ha aggregato e messo in rete competenze e professionalità già presenti sul territorio a cui si sono aggiunti consulenti quali la società di ingegneria per l’ambiente AIRIS di Bologna. Un patrimonio che non vogliamo disperdere, anzi il Comitato è presente ora più che mai, e prevede di organizzare a breve nuove iniziative di corretta informazione e di sensibilizzazione della popolazione, nell’obiettivo comune di preservare e valorizzare le bellezze del nostro territorio.

Il Comitato ha mantenuto l’impegno di presentare una propria osservazione, articolata in 18 temi, nella procedura di VIA-AIA, depositata in Provincia, e di supportare la popolazione nella stesura delle proprie.  Grazie al costante confronto con i cittadini residenti sono state prodotte circa 60 osservazioni accurate e qualificate, tutte depositate entro i termini previsti dal procedimento. Queste osservazioni si uniscono a quelle consegnate in autonomia da portatori d’interesse privati, associazioni, comitati ed enti che ringraziamo per il sostegno. Dalle osservazioni emerge chiaramente che i costi sopportati dalla popolazione in termini di salute, benessere e qualità della vita e le ripercussioni sul comparto economico (in particolare turistico e dell’agricoltura biologica, senza contare la svalutazione di terreni e immobili della zona) con relative ricadute sul fattore occupazionale dell’intera vallata, supererebbero di gran lunga i benefici conseguenti alla realizzazione dell’opera in progetto. Si evidenzia, inoltre, la totale inidoneità dell’area di Pian della Selva ad ospitare qualsivoglia impianto industriale Queste le tematiche su cui si è maggiormente indirizzata la critica al progetto.

San Leo è un brand internazionale, sinonimo di arte, cultura, architettura, paesaggio e storia che per la ricchezza dei suoi beni storici, artistici, culturali e paesaggistici può vantare numerosi riconoscimenti di qualità – che rischiano di decadere a causa del danno di immagine – quali “Città Gioiello d’Italia”, “Borghi più belli d’Italia”, “Borgo Bandiera Arancione”.
Anche il territorio dei comuni limitrofi è particolarmente ricco di beni architettonici, storici, culturali e paesaggistici e il danno di immagine si estenderebbe inevitabilmente all’intera Valmarecchia. Nel sito della ex cava di Fontanelle è in atto un importante processo di rinaturalizzazione, che ha mimetizzato l’eredità lasciata dalla passata attività estrattiva. Esso si presenta, infatti, attualmente, come un’oasi incontaminata e costituisce, anche grazie alla presenza di sorgenti e di diffusi affioramenti idrici, un habitat ottimale per numerose specie animali. Oltre a caprioli, cinghiali, lepri, e diverse specie di uccelli, si rinvengono, al suo interno, rettili e anfibi. Alcuni di questi animali appartengono a specie protette e tutelate dalla normativa comunitaria.

Si è rilevata, altresì, la sottovalutazione della marcata propensione al dissesto del territorio e una scarsa attenzione al rischio di inquinamento delle vene d'acqua che attraversano il sito destinato ad ospitare la discarica e che vengono captate e abbondantemente utilizzate dai proprietari delle abitazioni e dei terreni che si trovano a valle del sito stesso. Ancora, il progetto sottovaluta l'impatto, sulla salute della popolazione residente, delle polveri e degli inquinanti atmosferici generati dall'impianto di lavorazione e dai macchinari e mezzi pesanti che opererebbero nel sito produttivo, così come l’impatto acustico dell’opera. Inoltre, con la realizzazione della discarica transiterebbero sulle principali strade locali un centinaio di autocarri al giorno, gravando su strutture già al limite della loro capacità e rallentando sia lo svolgimento delle principali attività presenti nel territorio sia lo spostamento degli abitanti, per un raggio almeno di 25 chilometri. Infine, si è chiesto alle autorità competenti di verificare la compatibilità del progetto con gli strumenti di pianificazione comunali, provinciali e regionali. 

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