Donne e lavoro: il maggior numero di infortuni nel settore agricolo

Ogni anno in Italia circa 2.000 donne diventano “disabili da lavoro” a seguito di un infortunio o una malattia professionale. Il settore di attività che “produce” annualmente il maggior numero di donne disabili è l’Agricoltura

Ogni anno in Italia circa 2.000 donne diventano “disabili da lavoro” a seguito di un infortunio o una malattia professionale. Il settore di attività che “produce” annualmente il maggior numero di donne disabili è l’Agricoltura, con una quota pari al 15,4% del totale. Non molto distante la Sanità, con una quota del 12,7%: si tratta di un settore ad alto rischio per la componente femminile, anzi è il settore in cui si registra la più elevata incidenza di infortuni  femminili. Le più colpite in assoluto sono le infermiere che operano nel comparto ospedaliero.

E' quanto emerge da uno studio condotto da Anmil con il supporto tecnico delle società di indagini statistiche Datamining e Interago, uno studio dal titolo “Tesori da scoprire: la condizione della donna infortunata nella società. Un’indagine sulle donne vittime del lavoro”. Ogni anno le lavoratrici italiane sono colpite da circa 250.000 tra infortuni sul lavoro e malattie professionali; di questi, circa 2.000 risultano di gravità tale da renderle "disabili" (secondo la classificazione ufficiale adottata da Inail).

Seguono, l’Industria Manifatturiera con il 10,8% del totale, le Amministrazioni dello Stato (10,4%), il Commercio (10%), Alberghi e ristoranti (7,7%), Servizi alle imprese (soprattutto servizi di pulizia) con il 6,5% e i Servizi domestici (in particolare colf e badanti) con il 6,3% del totale. E’ interessante notare come in quest’ultimo settore la componente straniera rappresenti la stragrande maggioranza (circa 80%): si tratta soprattutto di lavoratrici dell’est europeo (ucraine, moldave, polacche, rumene ecc.). A livello generale la quota di donne straniere infortunate è pari, invece, al 15% del totale delle lavoratrici.

Ma, al di là della pericolosità dei vari settori, emerge chiaramente dalle statistiche infortunistiche un fattore di rischio molto rilevante che è trasversale a tutte le attività e colpisce in particolare la componente femminile: l’infortunio in itinere. Ed infatti ben il 35% degli infortuni femminili di particolare gravità (grado di menomazione dal 16% al 100%) si verificano nel percorso casa-lavoro-casa; vale a dire che ogni anno circa 500 lavoratrici diventano disabili a causa di questa particolare tipologia di infortunio.

Già in precedenti studi elaborati dall’Anmil sul tema dei rischi nel lavoro femminile, si è messo più volte in evidenza come, per la donna che lavora, il pericolo più reale e diffuso sia rappresentato proprio dal percorso di andata o ritorno dal lavoro. Si tratta di un percorso in cui, in estrema sintesi, si può dire che si concentrino tutti gli stress e le molteplici difficoltà di conciliazione lavoro-casa-famiglia della donna lavoratrice (ad es. svegliare i figli, accudirli, portarli a scuola, svolgere altre incombenze prima di correre al lavoro o tornare a casa), con inevitabili riflessi negativi sul piano della lucidità e quindi della sicurezza.

Al 31 dicembre 2012, i “disabili da lavoro” rilevati dall’Inail sulla base del sistema classificatorio illustrato, sono circa 690.000, dei quali oltre 96.000 donne. Dunque, per quanto riguarda il sesso, si riscontra una nettissima prevalenza della componente maschile (pari all’86% del totale) rispetto a quella femminile (pari al 14%) in netto contrasto con quanto si verifica per la disabilità in generale, dove le donne rappresentano i due terzi del totale. Dall’analisi delle varie tipologie di disabilità emerge, anche, che la maggioranza delle 96.000 donne disabili, circa 52.000 pari al 53,6% del totale, ha limitazioni di natura motoria che possono riguardare gli arti inferiori o superiori ovvero la colonna vertebrale.

Circa 10.000 donne, pari al 10,5% del totale, ha disabilità di natura psico-sensoriale, costituite prevalentemente da limitazioni nel sentire (ipoacusia o sordità), nel vedere (ipovedenti o ciechi), nel parlare o da problemi di natura psichica o mentale. Le disabili di natura cardio-respiratoria sono poco più di 4.600, che corrispondono al 4,8% del totale. Il restante 31,1%, circa 30.000 donne disabili, rientra invece nella categoria denominata “altre e indeterminate” dove sono comprese tutte le varie tipologie di menomazione per le quali, precisa INAIL, le informazioni presenti negli archivi gestionali non hanno consentito una attribuzione univoca o prevalente ad una specifica delle tre disabilità definite.

Se si analizza la distribuzione per classi di età, si riscontra una fortissima prevalenza di donne disabili anziane: circa 66.000 hanno un età superiore ai 64 anni per una percentuale pari al 68% del totale; molto numerosa anche la classe di età compresa tra i 50 e i 64 anni che conta circa 21.000 donne disabili ed una percentuale del 22%. In pratica, più di 2 donne disabili su 3 hanno almeno 65 anni e il 90% è ultracinquantenne. La stragrande maggioranza delle donne disabili da lavoro, circa 84.000 pari all’87,5% del totale, è stata vittima di un infortunio, rispetto alle 12.000 donne che hanno contratto una malattia professionale (12,5%). D’altra parte, per entrambi i sessi,   gli infortuni sul lavoro hanno sempre avuto una consistenza molto più alta delle patologie professionali.

Sul piano territoriale le donne disabili risultano distribuite in misura poco uniforme tra le grandi aree geografiche del Paese, con una decisa prevalenza nel Mezzogiorno (28,2% del totale nazionale) e al Centro (27,5%); sensibilmente più ridotta, invece, la presenza al Nord (22,8% nel Nord-Est e 21,4% nel Nord-Ovest). La composizione territoriale cambia però in misura significativa se, anziché i valori assoluti, si considerano i Tassi di disabilità, espressi dal rapporto tra numero di donne disabili di una regione e numero complessivo di donne residenti nella stessa regione.

A fronte di un valore medio nazionale pari a 3,2 donne disabili da lavoro per ogni mille donne residenti si registra un valore pari a ben 7,9 per l’ Umbria: vale a dire che in questa regione la presenza di donne disabili da infortunio o malattia professionale è superiore di 2,5 volte rispetto alla media italiana.  Molto elevato anche il tasso relativo alle Marche (6,7), alla Toscana (5,8) e all’Emilia Romagna (5,6). Sono queste, peraltro, le regioni che presentano gli indici di frequenza infortunistica più elevati in assoluto. 

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