L'ex assessore Biagini: "Questo il 'sistema Rimini' per gli appalti. In Comune bisogna farsi un esame di coscienza"

L'ex assessore al Lavori pubblici svela i retroscena sulle realizzazioni del Tecnopolo e Acquarena che hanno portato a un'indagine della Guardia di Finanza

E' un fiume in piena l'ex assessore ai Lavori pubblici del Comune di Rimini, Roberto Biagini, nello sciorinare davanti ai giornalisti le carte dell'indagine della Guardia di Finanza sulla realizzazione del Tecnopolo e di Acquarena. Carte che sono emerse dopo l'accesso agli atti, effettuato questa estate, e che svelerebbero i ruoli di diversi dipendenti comunali e faccendieri nell'indirizzare per la strada "giusta" le opere pubbliche. Alla vigilia dell'udienza davanti al Gip, che il 24 settembre dovrà decidere sul rinvio a giudizio dei 16 indagati tra cui 3 dipendenti comunali, Biagini ha reso pubblici gli esiti dell'inchiesta delle Fiamme Gialle dal quale emergerebbe, come ha spiegato l'ex assessore, "un 'sistema Rimini' per gestire gli appalti pubblici e privati". Il procedimento riguarda, in particolare, la realizzazione del Tecnopolo ed è proprio su questo che verterà l'udienza preliminare dove i dipendenti del Comune di Rimini avrebbero falsificato il collaudo della struttura per accedere ai finanziamenti.

Era stato lo stesso Biagini, nel 2015, a far partire le indagini con un esposto alla magistratura fatto, come ha sottolineato l'ex assessore, "in qualità di pubblico ufficiale che si era accorto che qualcosa non andava". Gli atti, fatti da pedinamenti, intercettazioni telefoniche e ambientali, farebbero emergere un sistema inquinato sulla gestione degli appalti al di là delle rilevanze penali. "La cittadinanza riminese deve essere a conoscenza di quello che accadeva - ha spiegato Biagini. - Non credo che una cosa di questo genere, un sistema fallato di concatenazione di tecnici e inprese, che portava a un aumento di costi per la pubblica amministrazione si debba ripetere". Al centro di tutto, secondo quanto emerso, sarebbe di spicco la figura del faccendiere Mirco Ragazzi, con presunte protezioni politiche, che si muoveva tranquillamente negli uffici comunali per conrollare il procedere delle pratiche.

"Al di là degli illeciti che dovranno essere valutati dalla magistratura - conclude Biagini - credo che la pubblica amministrazione dovrà farsi un esame di coscienza. Allo stesso tempo, la giunta dovrà valutare e andare a verificare i soggetti che hanno posto in essere questi comportamenti in totale spregio alla correttezza, all'imparzialità e alla buona fede. Ma, soprattutto, anche la fedeltà al sindaco stesso".

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