Gay pestato in discoteca: "Mi ha salvato una trans che era già stata aggredita"

"Era la sera del mio compleanno e da quel giorno ho paura. Ho anche timore a farmi vedere in giro mano nella mano con il mio ragazzo"

I lividi sono quasi del tutto scomparsi, ma il dolore e la paura che ha provato fanno ancora male. Ha scelto un nome di fantasia, Diego, ma ha deciso di metterci la faccia e presentarsi venerdì mattina davanti ai giornalisti in un incontro organizzato dall'Arcigay per raccontare la violenza che ha subito nella discoeca Energy di Cesenatico, lo scorso 1° febbraio. La sera del suo 29esimo compleanno. "Ho deciso di denunciare perché spero che le cose cambino: mi hanno pestato e offeso perché sono omosessuale", racconta il giovane del Riminese. Non ha dubbi su questo e, nel ripercorrere quei momenti, precisa subito che l'aggressione non è avvenuta in bagno, come qualcuno ha sostenuto, "ma bensì a ridosso della pista".

L'aggressione in discoteca

Al fianco di Diego ci sono l'avvocato Christian Guidi e Marco Tonti, presidente di Arcigay Rimini, che ribadisce come questo sia un ennesimo caso di omofobia,"non si può parlare di scazzottata tra ragazzi. Diego ha avuto il coraggio di denunciare, ma non è il primo caso di violenza sulla Riviera romagnola, nell'ultimo periodo i casi sono stati molti. L'omofobia c'è".

L'aggressione

Diego riavvolge il nastro dei ricordi e ripecorre le ore di quella serata: "Insieme al mio gruppo di amici eravamo seduti a un tavolo, a un certo punto mi sono alzato con un altro ragazzo del gruppo, abbiamo girato per il locale, poi il mio amico è rimasto indietro e mi sono trovato accerchiato da sei o sette persone, più o meno della mia età". Un pugno allo zigomo e uno sui denti, un pugno sul naso al punto da fratturarlo, altri colpi, botte e insulti. Pochi secondi, ma un tempo lunghissimo. "A non permettermi di reagire non è stato tanto il dolore - continua Diego - sono rimasto pietrificato perché non me lo aspettavo. Era una serata Tunga, sono quelle gayfriendly e di certo non pensi di essere preso di mira perché sei omosessuale". A salvarlo è stata una trans: "Una ragazza è intervenuta riuscendo a portarmi via da lì. Siamo andati in bagno, mi ha tamponato con dell'acqua fredda, perdevo molto sangue dal naso". Mentre Diego racconta i minuti di quella notte, gli torna alla mente un particolare: "Non l'ho detto ancora neanche al mio avvocato, la ragazza mi ha raccontato che anche lei era stata aggredita, non sapeva da chi, le avevano tirato i capelli oltre a spintonarla. E' stata il mio angelo, mi ha anche seguito in ospedale. Prima sono stato portato a Cesenatico, ma viste le condizioni mi hanno trasferito al Bufalini di Cesena". Qui è stato ricoverato d'urgenza e operato al setto nasale.

La denuncia e il branco

Quella sera Diego ha riferito subito l'accaduto ai buttafuori, che sono intervenuti dopo alcuni minuti, e poi ai carabinieri. La denuncia è depositata alla Procura di Forlì. "Al momento è contro ignoti", precisa il legale, ma "grazie agli scatti del fotografo della serata due dei ragazzi del branco sono stati individuati". L'ipotesi di reato è quella di lesioni personali gravissime, aggravate dall'odio razziale. Le botte che ha preso hanno causato lesioni importanti. La frattura al naso per due settimane gli ha impedito di respirare bene e il naso non è più quello di prima, il colpo all'incisivo destro gli procura ancora dolore e ci vorrà tempo per la valutazione odontoiatrica".
Inoltre, Diego sottolinea di avere informato subito i buttafuori del locale su quale fosse il gruppetto che lo aveva accerchiato e pestato. Poco dopo l'aggressione, secondo il suo racconto, il riminese è stato portato all’esterno del locale da uno dei buttafuori e poi riaccompagnato dentro per identificarli. Cosa che ha fatto, ma, stando alla sua versione, a mettersi in mezzo, è stato un altro buttafuori secondo cui non sarebbero stati loro. Quando sono arrivati i carabinieri, Diego ricorda che è stato fatto poi uscire solo uno di loro, "e ho visto che parlava con gli uomini dell'Arma, ma non so hanno parlato anche con altri, perché poi sono salito sull'ambulanza. Mi è stato riferito che sono ragazzi noti nella zona per essere rissosi e risiedono tra Bellaria e Cesenatico. Sembra che diversi locali non li facciano entrare". Ora sarà fondamentale capire se le telecamere del locale possano aver ripreso la scena dell’aggressione e i componenti del branco.

Il trauma e la paura

Da quella sera la vita di Diego è cambiata. "Non lo nascondo, ho paura. Ho paura a tenere il mio ragazzo per mano al cinema, ad andare a comprare nel solito supermercato perché temo che quei ragazzi mi riconoscano. Il mio fidanzato è più giovane di me e l'ho sempre aiutato a non vergognarsi della sua omossessualità, ma adesso sono io che cerco di nascondermi per timore di diventare un bersaglio. Sto modificando le mi abitudini e i posti che frequento. La mia famiglia teme per la mia incolumità, sta vivendo giorni di grande ansia. E' terribile essere picchiati e insultati perché si è se stessi".

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