Clan emergente voleva prendersi Rimini con una guerra di camorra: segno distintivo, le mani frantumate col martello

La banda emergente pronta ad eliminare i rivali già radicati in provincia per proseguire le attività estorsive

E' stata scongiurata dai carabinieri del Comando provinciale di Rimini, che all'alba di venerdì hanno arrestato 10 persone, una guerra di camorra con un clan emergente pronto a prendersi con la forza il territorio già gestito da due bande rivali radicate da anni in provincia. E' di 10 persone arrestate, 7 in carcere e 3 ai domiciliari, il bilancio dell'operazione "Hammer" dei militari dell'Arma che, in appena un anno di indagini, hanno scoperto le infiltrazioni della malavita organizzata. Le prime avvisaglie di una lotta tra clan rivali erano emerse nel'ottobre del 2018 quando, al pronto soccorso di Rimini, si era presentato "zio Pio" Rosario De Sisto, già arrestato dai carabinieri e rinviato a giudizio nell'ambito dell'operazione "Idra". Il 60enne, legato al clan Nuvoletta e sospettato di una lunga serie di reati associativi tra cui truffa, riciclaggio, estorsione e bancarotta fraudolenta, era arrivato in ospedale con una mano massacrata a colpi di martello tanto da venire dimesso con una prognosi di 50 giorni. In quella occasione, "zio Pio", aveva denunciato di essere stato vittima di un'aggressione da parte di un gruppo di nordafricani.

Una versione che non aveva convito i carabinieri tanto che, gli inquirenti dell'Arma, avevano iniziato una serie di indagini che li avevano portati alla Viserba Rent, una società di noleggi di veicoli anche di lusso formalmente intestata ad Armando Savorra (62 anni) ma il cui vero titolare era al 40enne Antonio Acampa ritenuto, a sua volta, un prestanome di Ciro Contini di 31 anni. Quest'ultimo nipote di Eduardo, boss dell'omonimo clan napoletano. La società, che poteva contare su un parco auto di 62 veicoli, aveva fortemente insospettito i carabinieri che la ritenevano il paravento dove la cellula dei malavitosi riciclasse i denaro.

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Il proseguo delle indagini aveva così fatto emergere che Ciro Contini, dopo essersi staccato dal clan famigliare, avesse aperto una cellula autonoma in Riviera pronta a taglieggiare gli imprenditori locali per estorcere loro del denaro. Per portare avanti il suo progetto, il 31enne e i suoi accoliti avevano quindi deciso di spodestare i vecchi boss che operavano nel riminese e, oltre a Rosario De Sisto nel loro mirino era finita un'altra cellula camorristica capeggiata da Massimiliano Romaniello (45 anni) e della quale facevano parte Antonino Di Dato (43 anni) e Giuseppe Ripoli (41 anni). Secondo gli inquirenti dell'Arma, l'entrata nello scacchiere riminese di un nuovo gruppo di camorristi aveva scombinato gli equilibri che, da anni, c'erano sulla Riviera anche perchè il sodalizio gestito da Contini non esitava ad usare le maniere forti per imporre la sua egemonia.

"Marchio di fabbrica" dei nuovi arrivati, infatti, era l'estrama violenza dei metodi usati per "convincere" i vecchi a cedere il posto e, oltre a "zio Pio", a farne le spese erano stati sia il Di Dato che il Ripoli entrambi massacrati di botte. A svolgere il lavoro sporco per Conticini erano, secondo le accuse, Pasquale Palumbo (44 anni), Fabio Rivieccio (28 anni) e Francesco Capasso (26 anni). Come segno distintivo dei tre "picchiatori", che venivano ingaggiati per le attività di convincimento dei rivali, c'era l'utilizzo di un martello che veniva pestato sulle mani fino a ridurre in frantumi le ossa. Oltre a Di Dato a farne le spese era stato anche il Ripoli che, portato in un capannone, era stato massacrato e richia di perdere un dito.

Chi comandava a Rimini? A deciderlo un summit camorristico nel Napoletano

La banda di Conticini, secondo quanto accertato dai carabinieri, per spodestare De Sisto gli aveva chiesto un "pizzo" di 30mila euro mentre, a Romaniello, gli era stato chiesto di subentrare a un'estorsione da 3mila euro al mese con la quale teneva soggiogato il titolare di una grossa ditta di autotrasporti di Rimini. Una situazione che, ai vecchi boss locali, non andava bene tanto che i due si erano rivolti rispettivamente agli uomini del clan Nuvoletta e Mazzarella con i quali avevano stretti rapporti. Era stato così deciso un summit di tutte le persone coinvolte in una masseria del napoletano al quale avevano partecipato anche gli esponenti del clan Conticini. Questi ultimi, tuttavia, avevano fatto capire che i movimenti di Ciro in Romagna non erano ben visti dalla "famiglia" e che, quindi, De Sisto e Romaniello non avrebbero avuto interferenze dalla Campania per "difendere" i loro affari illeciti.

E' stato a questo punto che i componenti delle tre cellule malavitose, a parte Ciro Conticini che nel frattempo era stato arrestato per altri reati, avevano iniziato a girare per Rimini armati temendo agguati reciproci. Un'escalation di tensione che, per ammissione degli stessi inquirenti, sarebbe bastato poco a scatenare una guerra tra bande tanto che, dal napoletano, sarebbero già stati pronti a partire dei gruppi armati per difendere gli interessi dei vari coinvolti.

La misura cautelare della custodia cautelare in carcere è stata eseguita nei confronti di: Contini Ciro, Acampa Antonio, Savorra Armando, Nicolì Cosimo, Palumbo Pasquale, Rivieccio Fabio, Capasso Francesco. La misura cautelare degli arresti domiciliari è stata eseguita nei confronti di: Romaniello Massimiliano, Ripoli Giuseppe e Di Dato Antonino.

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