Indice di criminalità, Rimini al secondo posto nella classifica

La città resta sul podio con 6430 denunce ogni 100mila abitanti, al primo posto Milano e al terzo Firenze

Ogni giorno in Italia vengono denunciati circa 6500 reati. Una media, riferita al 2018, che si conferma in calo rispetto all’anno precedente (-2,4%), in linea con la flessione che prosegue dal 2013, quindi cinque anni fa. Continua, invece, da ormai dieci anni l’esplosione delle truffe e frodi informatiche: ne vengono rilevate, in media, 518 al giorno. Sono questi alcuni dei principali trend che emergono dall’Indice della criminalità elaborato dal Sole 24 Ore in base ai dati forniti dal dipartimento di Pubblica Sicurezza del ministero dell’Interno e relativi al numero di delitti commessi e denunciati l’anno scorso. Secondo il quotidiano economico, al primo posto c'è Milano seguita da Rimini e Firenze, nel capoluogo romagnolo vengono denunciati 6430 reati ogni 100mila abitanti.

Analizzando il tipo di reati consumati nel riminese, la provincia sale sul podio anche per quanto riguarda le violenze sessuali (2° posto con 55 denunce) e i furti con strappo (3° posto con 1900 denunce). Nella poco invidiabile classifica de IlSole24Ore, Rimini sfiora i primi tre posti anche per una serie di reati contro la persona: furti con destrezza (2593 denunce), furti in esercizi commerciali (897), rapine (272), estorsioni (87). Sono invece 1404 le denunce per furti in abitazione. Crescono le truffe informatiche, con la provincia che sale al 42° posto con 1030 denunce mentre rimane stabile (13°) per quanto riguarda i reati legati agli stupefacenti.

La dichiarazione dell’amministrazione comunale di Rimini
“Restano la propensione alla denuncia- evidentemente ancora più forte e sentita nel Nord Italia- e l’impatto statistico dei consistenti flussi turistici sul territorio le principali cause della conferma dei 25 Comuni della Provincia di Rimini nella tradizionale classifica sulle denunce dei reati, pubblicata quest’oggi dal quotidiano ‘Il Sole 24 Ore’ - commenta così, con una nota diffusa da palazzo Garampi, l'amministrazione comunale di Rimini dopo la pubblicazione della statistica. - Se la prima motivazione è segnale della tenuta del tessuto civico in relazione all’efficacia delle forze dell’ordine e delle istituzioni, l'importante peso dell’accoglienza turistica sull’area riminese si può leggere in controluce attraverso l’alta posizione in alcune tipologie di reati, per così dire predatori, tipici dei luoghi ad alta concentrazione di ospitalità e più ricchi".

"Al di là delle disquisizioni sui paradossi o meno della statistica - prosegue il comunicato stampa - il dato 2018 merita di essere osservato nella sua sostanza. La provincia di Rimini ha un positivo calo delle denunce alle forze dell’ordine pari a – 7% rispetto all’anno precedente, che in numeri assoluti significa 1.649 reati in meno. Una delle contrazioni più alte registrate in Italia lo scorso anno. Interessante però il trend pluriennale: comprando il quinquennio 2013/2018 la provincia registra una diminuzione di 4.942 reati, pari statisticamente a un – 22,6%. Un progresso evidente e innegabile. Non solo: il dato 2018 è nettamente il più basso dal 2011 e cioè dall’anno in cui la provincia di Rimini ha allargato i suoi confini e la sua demografia con l’ingresso dei 7 Comuni della Valmarecchia, avvicinandosi ai numeri precedenti relativi a un territorio provinciale più ‘magro’ e comunque molto distante dai picchi registrati nella seconda metà degli anni Novanta. Quello che conta, in ogni caso, di statistiche come questa è la tendenza su più anni. E il trend per l’area riminese è chiaramente in discesa dal 2013".

"Detto ciò, non è certo il caso di lasciarsi andare a facili entusiasmi - conclude l'amministrazione comunale. - Restano infatti sul tappeto tutte le questioni ‘strutturali’ note a tutti, da Roma in giù. E’ utile ancora una volta sottolineare come questi positivi risultati siano frutto della costanza, del lavoro, dell’abnegazione delle forze dell’ordine di stanza in provincia di Rimini, in sinergia e in collaborazione con le 25 amministrazioni comunali, l’amministrazione provinciale e l’associazionismo diffuso (si pensi solo alla straordinaria attività di sensibilizzazione e concreta che portano avanti l’osservatorio sulla criminalità sul fronte del contrasto alle infiltrazioni mafiose e gruppi come Rompi il Silenzio e altri nei confronti dell’emersione del fenomeno della violenza verso le donne). Nonostante promesse, impegni, patti sottoscritti, lo Stato Italiano- titolare per costituzione e per legge delle politiche sulla sicurezza- ha mosso solo pochi e timidi passi, ad esempio, per il passaggio di categoria della Questura che come primo risultato avrebbe l’incremento permanente degli organici di Polizia, uscendo dalla ‘implorazione’ dei rinforzi estivi che ormai in provincia di fermano per poco più di un mese. Sul problema delle sedi, vecchie e nuove, come si dice…abbiamo già dato e detto anche nei giorni scorsi. Alla fine, di tutte questa classifiche restano ogni anno qualche analisi centrata, qualche polemica politica e una considerazione di fondo, la più importante: tutto quello che di buono che si fa in provincia di Rimini sul fronte della sicurezza, ed è tanto di buono vedendo il deciso calo dei reati, va ascritto alla volontà e all’abilità di chi qui opera. Tutti gli altri, non importa coalizione o colore partitico, beh, diciamo che continuano ad essere distratti”.

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