Maria, vessata per due anni dal capo e presa a schiaffi sul luogo di lavoro

La testimonianza della vittima dei soprusi al convegno delle Pari Opportunità, organizzato a Riccione, dal titolo "Donne e Lavoro"

“Due lunghi anni in cui sono stata letteralmente vessata e perseguitata sul posto di lavoro. Sono contenta che la mia storia sia raccontata, così come sono felice che ci siano incontri come quello organizzato dalle Pari Opportunità del Comune di Riccione. Perché parlarne ci rinfranca e ci conforta”. La storia di Maria è una delle tante che sfuggono alle cronache ma che emergono quando si creano momenti di approfondimento come la conferenza, martedì sera 21 gennaio a Palazzo del Turismo, dal titolo “Donne e Lavoro” con i relatori Gianfranco Sanchi, l’avvocato Luigi Sciacovelli,  e Sheila Falocco, segreteria UilTuCs Rimini. Alla serata moderata da Barbara Bassan, presidente della commissione Pari Opportunità del Comune di Riccione, che ha quindi concluso con l’impegno di creare nuovi appuntamenti e spunti di riflessione sull’argomento è stata presente tra gli altri, il sindaco di Riccione Renata Tosi. I dati presentati durante la serata rispecchiano una situazione a livello nazionale che stigmatizzano il rapporto donne e lavoro spesso poggiato su un “gap” profondo sia in fatto di retribuzione a parità di mansioni e possibilità di carriera, ma anche di rispetto professionale. 

“Ho 48 anni e lavoro da 25 nella stessa azienda - spiega Maria. - Mai avrei pensato di dover piangere sul lavoro, di prendere gli schiaffoni. Tutto ha inizio nel 2017 quando vengo sostituita nelle mansioni, diciamo così, di responsabile da un nuovo responsabile, un uomo non lontano dall’età pensionabile. Per motivi che mi sfuggono, ma penso siano legati al fatto che prima ero io a ricoprire il suo stesso ruolo e temeva una qualche rivalsa da parte mia, ha iniziato a trattarmi male. Insulti come “stai zitta tu sei una donna non capisci nulla. Oppure se non smetti di parlare ti faccio male, oppure tuo sei ignorante e stupida”, erano all’ordine del giorno. Sopportavo perché avevo bisogno di lavorare avendo anche una figlia. Fino a quando sono stata aggredita fisicamente. Una mattina iniziata male, dopo avermi insultato mi ha schiaffeggiata. Un manrovescio, che mi ha lasciato il segno delle nocche sulla guancia. Mi viene ancora d piangere, e quello che mi ferisce di più, è che le colleghe non sono state dalla mia parte. Grazie all’aiuto del sindacato Uil, ho reagito, ci sono stati degli incontri in azienda, ma purtroppo avevo i colleghi contro. Secondo me, era puro mobbing perché l’ambiente di lavoro invece di proteggermi mi si era rivoltato contro, facendomi il vuoto intorno. Con l’aiuto della Uil e dopo l’aggressione fisica ho sporto denuncia. Ma al processo che ne è seguito, i colleghi hanno testimoniato a favore del capo. E io ne sono uscita ancora una volta vittima. Per fortuna ho una bella famiglia, una figlia alla quale sto insegnando ad essere veramente tosta”.

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