Oltre 1000 studenti arrivanti nella comunità di San Patrignano per i WeFree Days

Un grande puzzle che rivela la scritta “Il mondo che vorrei dipende da noi” sotto un tripudio di coriandoli

Un grande puzzle che rivela la scritta “Il mondo che vorrei dipende da noi” sotto un tripudio di coriandoli. E’ quanto hanno gridato a gran voce oggi gli oltre 1000 studenti presenti a San Patrignano all’interno dei WeFree Days, il grande evento che la Comunità dedica ogni anno alla prevenzione. La presa di coscienza simbolica che devono essere loro stessi a costruire il futuro, scoprendo ciò che conta veramente nella vita, senza perdersi nelle dipendenze. Un messaggio che la Comunità s’impegna a portare avanti da tempo, incontrando oltre 50mila studenti l’anno. Grande entusiasmo quindi per la seconda giornata di questa tre giorni di prevenzione della Comunità, dove questa mattina parte degli studenti ha seguito lo spettacolo “Lo Specchio” e parte il forum istituzionale di incontro con il mondo adulto sul tema “Il futuro dei giovani: proposte per guardare avanti”. «Un evento dedicato alla bellezza, che vuole essere un inno alla vita, perché i giovani siano i veri artefici del nostro futuro», queste le parole di Antonio Tinelli, coordinatore del comitato sociale alla guida della Comunità che ha preso parte al forum.

«“Fare impresa sociale significa mettere l’uomo al centro del progetto, come sosteneva Vincenzo Muccioli”. Per andare avanti dobbiamo spogliarci delle vecchie abitudini e creare progetti che puntino alla continuità. Farlo richiede una sinergia tra famiglia, scuola, istituzioni e sistema formativo. Essere un’impresa sociale a San Patrignano significa insegnare ai ragazzi un mestiere e guidarli in un percorso di reinserimento come cellule attive nella società e non come persone da assistere a vita è una priorità, oltre che uno dei principi fondanti della comunità». A sottolineare l’importanza di un nuovo modello economico per i giovani anche Peter Holbrook, presidente delle Imprese Sociali Europee che ha parlato dell’importanza di dar vita a questo tipo di attività: «Negli ultimi 60 anni le imprese sociali hanno avuto un enorme picco di crescita e ad oggi esse in UK producono un fatturato di 24 miliardi di sterline. Questo è un ramo su cui è necessario investire, perché la situazione mondiale sta mutando, e bisogna far fronte a problematiche come aumento della popolazione mondiale, fame e sete nel mondo, urbanizzazione, cambiamenti climatici e conseguenti catastrofi naturali in aumento. L’impresa sociale vuole far fronte a questi problemi, prefissandosi obiettivi che aiutino le persone, che si preoccupino degli sprechi, dell’ambiente, oltre che al profitto. In UK ci sono più di 70.000 aziende sociali e di queste ben 35.000 sono nate negli ultimi 5 anni. I giovani possono fare impresa, investire, lavorare per realtà che vogliono trovare delle soluzioni sostenibili. Tutta una serie di aziende tra cui la Danone, Unilever, Diageo, ha capito l’importanza di fare un business impegnato socialmente. I giovani possono fondare e scegliere di lavorare per aziende sociali, il mio appello accorato è quello di invitarli ad entrare in queste realtà».

Una linea sposata in pieno da Roberto Leonardi, presidente, segretario generale per la Fondazione per l’innovazione del terzo settore di Banca Prossima: «Le imprese sociali restituiscono il denaro meglio e se l’investitore vuole vincere deve capire che la finanza deve essere inclusiva altrimenti non si può parlare di impresa sociale». A porre l’accento sul problema della disoccupazione giovanile Claudio Corbino, presidente Associazione Diplomatici: «Se la disoccupazione giovanile in Italia è oltre il 40%, significa che si è rotto il rapporto tra competenze e mercato del lavoro. All’interno del nostro laboratorio alle Nazioni Unite i ragazzi coinvolti sono addestrati a comportarsi da ambasciatori di ognuno degli Stati membri che compongono l’assemblea generale affinché l’interesse collettivo sia il prodotto della sintesi degli interessi particolari. Attraverso questo meccanismo possiamo creare delle soft skills centrali nell’ingresso del mondo del lavoro che sono oggi verificabili dai datori di lavoro. Capacità di comunicare, lavorare in gruppo, essere leader: con l’esperienza che noi forniamo si acquisiscono strumenti in grado di supplire alle mancanze del sistema formativo italiano. L’esperienza della nostra associazione si concretizza con oltre 2000 studenti aderenti al programma ogni anno. I ragazzi italiani però soffrono di un grande deficit di competenze linguistiche e informatiche, e per questo voglio lanciare due proposte concrete da questo palco: basta sperperare denaro in attività inutili, occorre costituire un’agenzia di rating per la formazione e iniziamo a concepire l’immigrazione come risorsa nel mercato del lavoro». All’interno del forum anche due ragazzi under 30 che hanno portato le loro esperienze di successo nel mondo dell’impresa sociale, partite entrambe dal basso e arrivate ad ottimi risultati anche a livello internazionale.

Anna Fiscale, 27enne di Verona, ha dato vita nel 2013 ad una cooperativa sociale, Quid, che ha creato contratti di lavoro per 20 donne provenienti da carcere, prostituzione, ragazze madri o affette da disabilità. Il suo progetto recupera tessuti di scarto dando vita a collezioni. La cooperativa è riuscita nel giro di un anno a raddoppiare il fatturato, da 300.000 a 600.000 euro. Un successo che la Fiscale spiega così: “Se si vuole che un’impresa sociale sia competitiva, i servizi offerti devono essere di qualità». Antonello Nakleh è invece uno dei ragazzi che ha concluso da anni un percorso di recupero a San Patrignano, e che grazie al microcredito, un prestito di 25.000 euro senza garante, ha aperto l’innovativo centro cinofilo Villa Drusilla, che comprende anche il più riuscito asilo italiano per cani, senza box o gabbie.

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