Omicidio di Silvio Mannina, indagato anche lo zio di Dritan Demiraj

Il pescatore 60enne, secondo gli inquirenti, era presente quando l'ultimo fidanzato di Lidia Nusdorfi venne sequestrato, torturato e ucciso nella notte del 28 febbraio

Si allunga l'elenco delle persone indagate per l'omicidio di Silvio Mannina, il 30enne ritrovato cadavere in un acquitrino del lago Azzurro di San Martino dei Mulini, e di Lidia Nusdorfi, la ragazza uccisa alla stazione di Mozzato il primo marzo. La Procura della Repubblica di Rimini ha infatti iscritto nel registro degli indagati Sadik Dine, un pescatore di 60 anni residente a Rimini e zio del killer Dritan Demiraj. Secondo gli inquirenti il pescatore la sera del 28 febbraio era presente sulla scena del delitto, a casa di Demiraj, dove i carabinieri hanno trovato, a distanza di un mese, una traccia ematica che potrebbe essere della vittima. Mannina sotto tortura fu costretto a chiamare Lidia col proprio cellulare per fissare un appuntamento, quello che alla donna sarebbe poi costata la vita alla stazione di Mozzate. Picchiato e sanguinante, Mannina fu finito con un filo elettrico intorno al collo, avvolto in un lenzuolo bianco e con un cappuccio di plastica, poi seppellito nella ex cava dell'In.Cal. System.

Il 60enne, mercoledì 30 aprile, era stato interrogato dai carabinieri di Rimini come persona informata sui fatti e poi rilasciato dagli inquirenti dell'Arma. Le accuse che vengono mosse a Dine sono quelle di concorso in omicidio e occultamento di cadavere anche se, durante l'interrogatorio, l'uomo avrebbe negato ogni coinvolgimento nel delitto. Resta ancora un mistero, però, l'identità di un terzo uomo coinvolto nell'omicidio e nell'occultamento del cadavere del bolognese.

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