Lucida e spietata: Monica Sanchi accusata di omicidio e soppressione di cadavere

I reati contestati alla donna sono di omicidio pluriaggravato in concorso e soppressione di cadavere in concorso nell'ambito del duplice omicidio di Silvio Mannina e Lidia Nusdorfi

Nella mattinata di sabato i Carabinieri di Rimini, hanno proceduto alla notifica a Monica Sanchi, attualmente detenuta presso il carcere di Forlì, dell’ordinanza di custodia cautelare emessa il 30 maggio dal Giudice del Tribunale di Rimini. I reati contestati alla donna sono di omicidio pluriaggravato in concorso e soppressione di cadavere in concorso nell'ambito del duplice omicidio di Silvio Mannina e Lidia Nusdorfi, avvenuti rispettivamente il 28 febbraio e 1 marzo 2014.

IL DUPLICE OMICIDIO - Con il ritrovamento del cadavere di Mannina, nella zona di Sant’Ermete nei pressi del Lago Azzurro, su indicazioni fornite da Demiraj Dritan, le attività investigative, fino a quel punto condotte dalla Procura della Repubblica di Como, sono state assunte per competenza da quella di Rimini che ha delegato le attività al Nucleo Investigativo dei Carabinieri. Gli investigatori hanno così acquisito le dichiarazioni degli indagati e le hanno messe sotto analisi, al fine di verificarne la veridicità, facendo luce sui punti oscuri della vicenda. Nei tre interrogatori resi dalla Sanchi il 2 marzo, 14 e 29 aprile, la donna ha sapientemente centellinato  la verità per il proprio interesse al fine di affievolire il più possibile le  proprie responsabilità nei due delitti.

SI ERANO MESSI D'ACCORDO SU COSA DICHIARARE - La strategia investigativa dei militari ha consentito di raccogliere elementi utili a dimostrare come Dritan e la Sanchi si fossero messi d’accordo nel gestire le dichiarazioni da rendere agli investigatori, al fine di non far rilevare la premeditazione nei due delitti , depistando le indagini ed inquinando l'acquisizione delle prove. Per entrambi gli omicidi la Sanchi, secondo gli investigatori, ha svolto sempre un ruolo attivo e consapevole, "mostrando una totale indifferenza e una assoluta impermeabilità a qualunque processo di ripensamento e rielaborazione delle crudeli e perverse condotte tenute".

AVREBBE POTUTO SALVARE LA VITA A LIDIA - "Appare evidente - dicono i Carabinieri - come nei due omicidi e nei correlati reati di rapina e soppressione di cadavere siano stati preventivamente e lucidamente organizzati e studiati tanto che l’occultamento delle prove dell’uno e dell’altro fatto si intrecciano. Eloquente di una voluta adesione ai fatti a lei imputati  è la condotta compartecipativa alla soppressione del cadavere: la Sanchi si è recata nella zona di occultamento con Dritan e, una volta allontanatasi, non ha mostrato alcuna volontà di chiedere aiuto alle Forze di Polizia". Insomma, secondo i Carabinieri un suo ravvedimento, all'indomani dell'omicidio di Mannina, avrebbe potuto salvare la vita alla povera Lidia, uccisa il giorno dopo.

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