Agitato e poco lucido, Alessio Berilli davanti al gip per l'omicidio della nonna

Accusato di aver massacrato l'89enne Rosa Santucci, l'uomo affetto da schizofrenia ha ricusato il suo avvocato di fiducia

E' apparso molto agitato, poco lucido e frastornato Alessio Berilli, il 43enne accusato dell'omicidio della nonna Rosa Santucci, ancora ricoverato nel reparto di psichiatria dell'Infermi e che venerdì mattina è comparso davanti al gip per l'interrogatorio di garanzia. L'appuntamento è iniziato con un colpo di scena con Berilli che ha ricusato all'improvviso il proprio legale di fiducia, Alfonso Vaccari. Una scelta che il 43enne avrebbe preso nella convizione che il difensore fosse stato scelto dai famigliari con i quali il presunto assassino dell'89enne sarebbe in rotta e che, quindi, in combutta con loro non lo avrebbe seguito a dovere. Subentrata a Vaccari è stata l'avvocato Cinzia Bonfantini a seguire Berilli nell'interrogatorio di garanzia nel corso del quale, il 43enne, ha parlato per circa un'ora.

L'uomo, nel raccontare la sua versione, è esordito sostenendo "Chi sbaglia paga e io mi devo assumere le mie responsabilità" e ha fortemente negato di aver agito con premeditazione e allo stesso tempo di aver usato corpi contundenti per picchiare. Secondo Berilli, che però avrebbe continuato a confondere i nomi dei famigliari, sarebbe stato vittima di un complotto ordito dai parenti che insistevano nel fargli assumere i farmaci per la sua schizofrenia. Alternando momenti di lucidità ad altri con ricordi nebulosi, ha voluto ribadire di essere stato lui a uscire per chiamare i soccorsi quando la nonna ancora respirava ancora. Il gip Manuel Bianchi, che si era riservato di decidere sulla convalida dell'arresto, ha poi indagato il 43enne per omicidio aggravato e accolto le richieste del pubblico ministero Luca Bertuzzi di un incidente probatorio per valutare la capacità di intendere e volere del Berilli e allo stesso tempo il trasferimento nella residenza per l'esecuzione delle misure di sicurezza (Rems) del carcere di Piacenza.

Proseguono, intanto, le indagini dei carabinieri di Riccione per delineare il profilo di Berilli che, come emerso, dopo un periodo di apparente calma si è scatenato a causa della schizofrenia di cui soffre e per la quale era seguito dal centro di igiene mentale. Un raptus che lo ha visto scagliarsi contro la nonna, che gli aveva negato pochi spiccioli e insisteva sul fargli assumere i farmaci, conficcandole un dito nell'occhio fino a spingere il bulbo oculare all'interno del cranio per poi infierire sul cranio dell'89enne provocandole diverse fratture mortali. Pare che lo stato mentale del 43enne avesse subìto un peggioramento nell'arco dell'ultimo anno ossia da quando il nonno, con il quale viveva nell'appartamento al primo piano della villetta di viale Chieti, era deceduto. Secondo le indiscrezioni, Berilli e l'anziano avevano un ottimo rapporto con il parente che non gli lesinava il denaro ma, una volta morto, la nonna avrebbe chiuso i rubinetti facendosi sempre più insistente nel far seguire al nipote la terapia farmacologica. Una situazione che, col passare del tempo, avrebbe inasprito sempre di più il 43enne nei confronti della parente fino al litigio fatale del 7 gennaio.

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L'omicidio di viale Chieti

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