Pantani, a 16 anni dalla sua scomparsa il mito di un campione mai dimenticato

Dai trionfi sulle strade di montagna al vortice della dipendenza da cocaina fino alla drammatica fine nel residence di Rimini

Il 14 febbraio ricorre il 16esimo anniversario della morte di Marco Pantani. Il ciclista romagnolo che più ha fatto sognare i tifosi italiani nell’ultimo ventennio ha avuto una carriera costellata di successi e cadute. L’apice lo raggiunse nel 1998 conquistando il Giro d’italia e il Tour de France nella stessa estate. L’episodio della squalifica per doping, che lo vide protagonista nel 1999, frenò l’irresistibile ascesa della carriera del “Pirata”. Da quel momento Pantani non si riprese più emotivamente, cadendo in una spirale di eccessi e depressione fino alla morte prematura, almeno stando alle versioni ufficiali, per overdose di droga. 

C’è il Pantani fuoriclasse della bici, che ha fatto innamorare un Paese intero con le sue imprese, staccando gli avversari in salita, perfetta sintesi di grinta e coraggio: l’emblema di chi non si ferma davanti alle montagne, e nel suo caso non era soltanto un modo di dire. E c’è il Pantani diventato campione della cronaca, prima con la sua tragica vicenda umana, poi con quel che ne è seguito nelle aule giudiziarie, dove ipotesi di ogni tipo, compresa quella di una morte provocata da altri e non dall’esser schiavo della cocaina, non hanno ancora trovato conferma. Una morte che a distanza di 16 anni lascia ancora tanti dubbi.
 

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