Profughi e volontariato, il vicesindaco Lisi: "L'integrazione è possibile"

L'incontro è stata anche l'occasione per approfondire la reciproca conoscenza delle attività svolte, dalle pulizie di parchi ai lavori di piccola manutenzione nelle scuole, dalla salvaguardia delle spiagge pubbliche alla organizzazione di eventi ludici e ricreativi.

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Il vicesindaco del Comune di Rimini, Gloria Lisi, ha incontrato i comitati Ci.Vi.Vo. (civico.vicino.volontario) attivi nel comune di Rimini, per un confronto su come poter integrare i profughi ospitati nel territorio riminese, attraverso attività di volontariato a sostegno della comunità ospitante. Sono attualmente 49 i gruppi ci.vi.vo attivi, quasi mille le persone coinvolte, tra volontari e simpatizzanti. L'incontro è stata anche l'occasione per approfondire la reciproca conoscenza delle attività svolte, dalle pulizie di parchi ai lavori di piccola manutenzione nelle scuole, dalla salvaguardia delle spiagge pubbliche alla organizzazione di eventi ludici e ricreativi.

All'incontro erano presenti anche alcuni dei profughi ospitati nelle diverse strutture del territorio. Lisi ha proposto l'idea di inserire temporaneamente nei gruppi di volontariato alcuni profughi ospitati nelle strutture locali, dando loro l'occasione di offrire servizi alla comunità che li ospita, e favorendo un diverso approccio, più attivo ed inclusivo,all'accoglienza dei profughi. L'idea, accolta positivamente dai Ci.Vi.Vo., sarà ora sviluppata nell’iter amministrativo e pratico, in modo da rendere a breve realizzabili i primi inserimenti.

“Passare dalla demagogia della paura alla realizzazione di una integrazione possibile – spiega il vicesindaco con delega ai servizi sociali del Comune di Rimini - questo il grande obiettivo già raggiunto martedì -. Un confronto da cui esco confortata, perché dall'incontro diretto e senza pregiudizi è già nato un interesse reciproco, tra comitati e profughi. I primi contenti di poter valorizzare le capacità dei profughi, i secondi di potersi sdebitare con la società lavorando ed esprimendo se stessi, magari trovando anche qualche contatto e relazione utile per la propria crescita.  Sarebbe l'occasione inoltre per mostrare loro la parte migliore della nostra comunità, quella che si mette in gioco gratuitamente per il bene di tutti, sacrificando un po' del proprio tempo e mettendo a disposizione le proprie abilità. Un modo concreto, prossimo e diretto di educazione alla cittadinanza attiva, valorizzando le competenze al momento inespresse per causa di forza maggiore".

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