Chiesto il rinvio a giudizio per l'accoltellatore di via Ugo Bassi

Un marocchino 37enne era stato ritrovato agonizzante in uno stabile abbandonato ed era poi deceduto dopo cinque giorni di agonia

Avviso di conclusione delle indagini, e richiesta di rinvio a giudizio per omicidio, per Nefzi Imed, il 47enne tunisino accusato di essere l'autore dell'omicidio di Anis Dhaher, il marocchino 37enne ritrovato agonizzate in uno stabile abbandonato di via Bassi il 20 agosto dello scorso anno e poi deceduto dopo 5 giorni di agonia in ospedale. Il nordafricano, dopo 4 giorni di latitanza, si era presentato spontaneamente alla polizia di Stato per ammettere le proprie responsabilità ed era stato denunciato a piede libero per lesioni. Il giorno successivo, tuttavia, le condizioni del 37enne erano peggiorate in maniera sensibile tanto che era poi spirato senza mai riprendere conoscenza. L'indagato, durante l'interrogatorio di garanzia, aveva spiegato al gip la sua versione dei fatti raccontando di essere andato nello stabile abbandonato di via Bassi dove Dhaher si era installato guadagnandosi da vivere spacciando. La vittima, che secondo l'accusato era in preda a una forte agitazione dovuta all'assunzione di stupefacenti, era diventata improvvisamente aggressiva e pretendeva l'immediato pagamento di un debito di 100 euro per precedenti cessioni di droga. "Lui mi ha aggredito e io mi sono solo difeso", aveva spiegato il 47enne che, dopo averlo ferito con un coltello all'addome, era poi scappato facendo perdere le proprie tracce.

L'arma del delitto, tuttavia, non è mai stata ritrovata e, sotto la lente d'ingrandimento, c'è anche la dinamica dei primi soccorsi prestati al 37enne. Il nordafricano, infatti, non appariva così grave tanto da aver scambiato alcune parole coi sanitari e con gli inquirenti della polizia di Stato. Portato in ospedale, Dhaher era stato suturato una prima volta per poi essere sottoposto a un inervento chirurgico dal quale, però, non si è mai risvegliato. Il pubblico ministero che indaga sull'omicidio, Davide Ercolani, all'epoca aveva disposto anche il sequestro della cartella clinica del marocchino per escludere una sottovalutazione del caso da parte dei medici dell'Infermi e, allo stesso tempo, incaricato il medico legale Donatella Fedeli di effettuare l'autopsia e determinare la gravità del fendente che aveva raggiunto il 37enne all'addome.

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