Acqua, quanto mi costi? Le differenze sulle bollette provincia per provincia in Romagna

I conti riminesi si allineano con quelli di Ravenna e sul territorio c'è il più alto numero di investimenti nel servizio idrico

Sul territorio di Rimini si registra il più alto numero di investimenti nel servizio idrico integrato, 90 euro per abitante, rispetto a una media italiana che si ferma a 30. I due terzi li garantisce Hera e un terzo i soggetti finanziatori locali, nello specifico di Rimini Amir, e per la zona sud Sis. Amir, spiega l'amministratore unico Alessandro Rapone durante l'incontro in Comune incentrato sugli investimenti e sulla preoccupazione della proposta di legge Daga, è "la banca, la finanziaria dei Comuni" per quanto riguarda le infrastrutture dell'acqua. E tra 2015 e 2022 ha messo in cantieri investimenti per 17 milioni di euro. Le due opere principali riguardano la dorsale nord e il potenziamento del depuratore di Santa Giustina per circa sette milioni di euro; il completamento della separazione delle reti fognarie nei bacini Brancona e Viserbella per circa sei milioni di euro. A questi si sommano interventi già conclusi, in corso o in aggiudicazione, sulle reti fognarie di Verrucchio, Morciano, Saludecio, Novafeltria, Bellaria-Igea Marina, Cattolica e Coriano. L'alto numero di investimenti su Rimini, conferma il direttore di Acqua Hera, Franco Fogacci, da un lato dimostra "capacità di fare", dall'altro è favorito da "un rapporto positivo tra gestore, proprietà degli asset e Romagna Acque". Senza dimenticare il ruolo del Comune di Rimini che "ha fatto tante cose per aiutarci a fare". Dunque Palazzo Garampi ha spinto su autorizzazioni e ordinanze per gli allacci, cosi' "la situazione è particolarmente positiva". Ora, aggiunge, è appena scattata la gara per il servizio e "se non cambia la normativa ci sono i presupposti per continuare".

L'allarme di Amir, danni per 150 milioni se il servizio idrico torna pubblico

Tornando ai numeri, nel 2018 Hera ha investito 33 milioni di euro e rimarrà anche nei prossimi anni su una media simile, mente Amir ne mette 2,5 all'anno sugli oltre 2.000 chilometri di condotte, impianti di sollevamento e di depurazione. Per quanto riguarda le tariffe, nel percorso che va verso quella pro-capite, a Rimini una famiglia di tre persone che consuma 130 metri cubi di acqua all'anno spende circa 315 euro. Una bolletta che si va ad allineare, spiega Fogacci, con quella di Ravenna e che risulta circa del 10% più bassa di quella di Forlì-Cesena. Sul conto, infatti, finiscono gli investimenti, fino agli anni scorsi più alti negli altri territori per la costruzione della diga di Ridracoli. Ma ora è appunto in corso "un riequilibrio". Se poi i consumi superano quota 190 metri cubi, se ad esempio si possiede anche un giardino da innaffiare, a Rimini una famiglia di tre persone spenderà circa 550 euro all'anno, a Forli'-Cesena e Ravenna circa 590.

Allarme siccità

"Non credo a un collegamento invasi-Acqua Ingegneria cosi' diretto". Ma sicuramente "il tema degli invasi va affrontato". E' questa la riflessione del direttore Acqua di Hera, Franco Fogacci, commentando l'allarme lanciato dal Wwf della provincia di Forli'-Cesena sul possibile progetto di Romagna Acque-Società delle fonti di realizzare sette invasi sull'Appennino provinciale. Da un lato, ragiona Fogacci, Romagna Acque aveva gia' in mente di realizzare una societa' di ingegneri, dall'altro, per quanto riguarda gli invasi, "non conosco il progetto ventilato dalla societa', ma i cambiamenti climatici non sono un'opinione ma un fatto". E "il problema e' trovare punti in cui possiamo trattenere l'acqua che ora arriva con estrema diversita' rispetto al passato sul terreno". Puntare, prosegue Fogacci, sulla riduzione delle perdite d'acqua non basta: la dispersione in Romagna e' sotto il 20% quando la media nazionale e' del 40%, dunque otto metri cubi per chilometro di rete rispetto a 26 metri cubi, senza dimenticare che "parecchie zone d'Italia sono senza contatori". Occorre tornare al 1965 per l'ultimo Piano strategico italiano sull'acqua, che per Bologna, tra altri interventi, prevedeva la realizzazione di "due grossi invasi, poi mai realizzati". E ogni estate "qualche problema" sull'Appennino si verifica. Dunque, ribadisce Fogacci, "il tema va preso in carico. I gestore ha il quadro e fa delle proposte. Se poi si scatena l'inferno non so cosa dire". Anche la diga di Ridracoli, chiosa l'amministratore unico di Amir, Alessandro Rapone, "sembrava uno sfregio, ma senza la Romagna avrebbe problemi di approvvigionamento". Insomma "c'e' stata capacita' di programmazione", senza dimenticare che per nuovi invasi, "conoscendo i tempi della burocrazia, ci vorranno almeno 20 anni". (fonte Agenzia Dire)

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