L'estate della mucillagine, Gnassi: "Per la Riviera è stato come il crollo della Borsa nel '29, ma siamo rinati più forti"

"Ci siamo svegliati davanti al quadro lunare di un mare immobile e limaccioso, operatori e turisti erano disperati, non ci siamo mai arresi"

Il battello antialghe, foto del Comune di Rimini dall'archivio Venanzio Raggi

Il 1989 non è stato solo l'anno della caduta del muro. Per Rimini quella data rimane impressa nella memoria in modo indelebile. Un'estate vestita di "bianco", ma il colore in quel caso richiamava solo paura e preoccupazione. Niente a che vedere con la trasparenza dell'acqua o le bandiere blu che il nostro mare oggi può vantare. La mucillagine con il suo bianco lunare "macchiava" l'ambiente e la stagione turistica.  L'anniversario, se si può definire così, cade l'8 luglio, giorno della comparsa del fenomeno, una data nel pieno della stagione turistica. E guardando indietro sembra incredibile la forza che la Riviera ha mostrato, trovando nuove strategie. Nello stesso periodo 30 anni fa c'erano le mucillagini, oggi la Notte Rosa, forse solo per caso, ma resta comunque rassicurante, che l'evento abbia trovato la sua collocazione in questo periodo del calendario. Un Capodanno dell'estate con milioni di persone pronte a festeggiare una terra che non si è mai arresa. Impossibile però non dedicare un pensiero attento a quella che viene spesso definita l'estate nera e il sindaco Andrea Gnassi ripercorre quei giorni: “1989. Ognuno di noi ha immagini vivide di quell’anno: un ragazzo che abbatte con una mazza il muro di Berlino, il carro armato in piazza Tienanmen fermato da un uomo con le buste della spesa. Chi abita sulla costa romagnola ricorda il mare Adriatico ridotto ad acquitrino dal fenomeno dell’eutrofizzazione - afferma il primo cittadino - Sabato inaugura a Castel Sismondo la mostra ‘Revolutions 1989-2019. L’arte del mondo nuovo 30 anni dopo’, curata da Luca Beatrice. Nelle nostre intenzioni, non è ‘solo’ una esposizione artistica dal richiamo internazionale, è l’occasione più ampia per riflettere su un anno, il 1989, che se universalmente è segnato dalla caduta di barriere. In Germania, nell’Est Europa, ma non solo: nasce internet che abbatte i muri fisici e crea connessioni, si liberano energie, speranze, l’utopia di una società senza più confini.

La mucillagine

"La nostra Riviera, quell’anno, e sua industria turistica toccarono con le mani come il mare non fosse (e non sia) una risorsa naturale infinita, semmai fragile, da curare con attenzione e non trascurar per disinteresse - prosegue Gnassi - Proprio l’8 luglio di 30 anni fa, le cronache e le immagini dipinsero il quadro lunare di un mare immobile e limaccioso, la disperazione di operatori e turisti, l’affannarsi di istituzioni e esperti per mettere in piedi in fretta e furia soluzioni senza capire bene la natura del problema. Quando si parla di anno orribile per il turismo locale, forse bisogna partire dai numeri: se ancora nel 1987 le presenze estere ammontavano al 36 per cento del totale, nel 1990 queste crollavano al 21 per cento, perdendo più di un giorno di permanenza media (da 8,7 a 7,3 giorni). Di quei difficili momenti, in cui tutto pareva perduto, in tanti ancora hanno ricordi intensi. Ma quello che emerse immediatamente dopo fu la straordinaria capacità della nostra gente di non cedere al fatalismo e reagire a quello che qui più o meno equivaleva al crollo della Borsa americana nel 1929. Il lavoro sulle infrastrutture dello sviluppo, a partire da Rimini Fiera, sul mondo della notte, su un’analisi non banale della situazione, cercando di anticipare un cambiamento già in atto precedentemente al 1989 nel modo di fare vacanza, ha consentito- cosa non scontata- a Rimini e alla Riviera romagnola di non scomparire e anzi di confermarsi leader in Italia nel settore strategico dell’ospitalità (la Riviera di Rimini è oggi al secondo in Italia per presenze turistiche, dietro Roma, e davanti a Venezia, Firenze e Milano).

Il futuro

1989-2019. Muro di Berlino e il mare fermo di quell’8 luglio. Un mondo nuovo all’improvviso, nel mondo e sotto casa nostra. A 30 anni di distanza è evidente come molte di quelle speranze siano andate deluse. I muri, ogni tipo di muro, vengono tirati su, la ricchezza è concentrata sempre più nelle mani di una esigua minoranza di persone, la preoccupazione verso l’ambiente viene ignorata se non addirittura pubblicamente sbeffeggiata. Ma Rimini, ancora una volta, dà una scossa in controtendenza. Dopo 30 anni, Rimini non smette i la sua leadership, ha strutturato e rinforzato la sua capacità di essere capitale delle vacanze per 12 mesi all’anno. E torna a guardare al mare, a cui inconsciamente aveva ‘voltato le spalle per sopravvivere’ quell’8 luglio. Il Piano di salvaguardia della balneazione è entrato nella fase avanzata della sua realizzazione, anche simbolicamente, quel primo belvedere che verrà aperto tra pochi giorni in piazzale Kennedy segna l’atteso ritorno del ‘guardarsi negli occhi’ tra riminesi e il proprio mare. Ma quello che conta davvero è la lezione di quella nerissima estate 1989: la straordinaria capacità di reazione della nostra gente, l’intuizione e l’elaborazione di una strategia sotto una pressione insopportabile, la preoccupazione (oggi a quanto pare tiepida o addirittura assente nella politica nazionale e internazionale) verso la fragilità dell’ambiente. Il turismo vive di relazioni e non solo di connessioni: e anche adesso, come nel 1989, stiamo reagendo alla paura investendo sul risanamento ambientale, sulla cultura e sulle piazze come quel Parco del Mare i cui lavori partiranno tra due mesi.  Io vedo che la città che sta procedendo adesso con i suoi investimenti nell’ambiente e nella cultura è la degna erede di quella Rimini che non si è arresa allora e non si arrenderà domani.”.

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