Chiusura del bar "Dalla Jole", la rabbia dei clienti e il contenzioso con il Comune

Una vecchia vicenda alla base della mancata riapertura dello storico locale al porto

Il bar Dalla Jole in una delle immagini estive

Una vera e propria protesta quella che accompagna la mancata apertura per la stagione estiva del bar Dalla Jole, uno dei locali storici di Rimini. Il chiosco in via Destra del Porto infatti non ha ancora alzato la saracinesca e il motivo è legato a una questione di autorizzazioni, esposti della Sovrintendenza e difformità edilizie ancora non sanate che da Palazzo Garampi ricordano come potrebbe essere ancora risolta. Il Comune, infatti, in una nota sottolinea che il bar potrà riaprire solo a seguito di demolizione e ricostruzione fino a 50 metri quadrati, secondo l'articolo 56 del nuovo Rue, relativamente ai manufatti su aree demaniali (il bar sorge su un'area demaniale). Il Comune precisa che i 50 metri quadrati sono una dimensione tre volte superiore al manufatto originario.

Il locale è gestito da Jole Cenni da 40 anni e, secondo la proprietà, la situazione sarebbe ben diversa. Infatti sulla pagina facebook del locale hanno postato anche la piantina del chiosco. Una pagina dove continuano a piovere commenti e vengono pubblicate le foto dei clienti che lasciano messaggi di nostalgia, ma non solo. C'è anche chi ironizza che se il bar non aprirà la cosa verrà ricordata al momento delle elezioni, quando si dovrà scegliere chi votare. Il nodo della vicenda risale a decenni fa, ma è nel 2016 con la segnalazione inviata dalla Soprintendenza alla Procura e al Comune di Rimini che la situazione prende una piega ben precisa. Viene chiesto di controllare la legittimità del chiosco per cui i titolari pagano un canone concessorio annuo di 364,63 euro.

bar dalla jole - chiusura-3

La vicenda

Nel 1967 l'edificio autorizzato era di 14 metri quadrati. Nel 1972 il concessionario (la persona da cui la signora Cenni acquistò il bar nel 1976) presentò un progetto di ampliamento che venne all’epoca respinto dal Comune. Nel 1982 Jole Cenni, che tramite i propri legali sostiene di aver tenuto il locale così come gli era stato venduto, presentò domanda per costruire il bagno dei disabili e altri interventi. Risposta positiva da parte del Comune, ma nel 1984 il concessionario comunicò la rinuncia all’esecuzione dei lavori. Nel 2011 Palazzo Garampi rilasciò un titolo edilizio per la demolizione e la ricostruzione di un nuovo manufatto su quell’area, incrementando la superficie fino a 77 metri quadrati contro i 14 metri quadrati iniziali. Il concessionario chiese una proroga per l’inizio lavori; proroga concessa dal Comune per l’avvio dei lavori, fissato al gennaio 2013. Lavori per cui il Comune evidenzia che non sono mai stati esguiti e il titolo edilizio per l’ampliamento e la regolarizzazione del chiosco bar è scaduto il 13 gennaio 2016. Nel maggio 2018, a seguito dell’esposto della Soprintendenza, la Procura attivò i controlli, eseguiti da parte della Polizia Municipale. Il verbale dei vigili riasale a luglio 2018, dopo ii sopralluoghi che fanno emergere difformità edilizie, sismiche e paesaggistiche, come precisa Palazzo Garampi. Sulla base della relazione della Polizia, il Suap nel novembre 2018 dispone un provvedimento di revoca della licenza commerciale, e il concessionario non impugna l’atto al Tar entro i 60 giorni di legge. Solo a marzo 2019 la proprietà presenta una richiesta di rivisitazione del verbale della municipale, inoltrato alla Procura, ma senza presentare alcuna documentazione storica né atto recente che modifichi quanto emerso dai sopralluoghi. I titolari del chiosc sostengono invece di aver presentato tutta la documentazione storica. Ad oggi però il bar rimane chiuso lasciando a "bocca asciutta" centinaia di clienti, tra riminesi doc e turisti fedelissimi.


 

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