Rimini in piazza contro il razzismo e in solidarietà ad Emmanuel

Il sindaco Andrea Gnassi ha aperto il presidio antirazzista promosso sabato mattina dall’amministrazione Comunale insieme ad oltre quaranta associazioni e realtà del territorio

“Voglio chiedere scusa, a nome della comunità riminese, ad Emmanuel Nnumani che, dopo giorni, lotta ancora tra la vita e la morte. E’ fuggito da un incubo, è venuto a Rimini per ricevere sollievo alla disperazione, agli stenti e qui ha quasi trovato la morte. Spero presto che potrò dirglielo di persona: Rimini non è quella che ti ha aggredito e insultato per il colore della tua pelle”. Così il sindaco Andrea Gnassi ha aperto il presidio antirazzista promosso sabato mattina dall’amministrazione comunale insieme ad oltre quaranta associazioni e realtà del territorio. Un’iniziativa voluta per mostrare la vicinanza al giovane Emmanuel NNumani, il richiedente asilo nigeriano insultato e poi brutalmente aggredito per mano di un altro uomo.

Emmanuel al momento versa in condizioni molto critiche: nelle ultime ore si sono registrati timidi segnali di ripresa, ma la prognosi resta riservata e il giovane resta in pericolo di vita. “Abbiamo fortemente voluto questo presidio aperto, libero, civile democratico – ha detto il sindaco – Senza se e senza ma, una condanna inequivocabile senza ‘congiunzioni’. E’ grave però…, Non deve succedere, ma…. I ma e i però sono colpevoli come le parole violente, quelle parole che possono spingere qualcuno a gesti di morte. Le parole pesano; pesano dette per strada, dette nei talk show; alimentano uno brodo strisciante di odio, dal quale può nascere qualsiasi gesto. Gesti che non possiamo accettare”. “Da qui, come ci ha ricordato la Diocesi, deve partire un’azione formativa forte, penetrante – ha aggiunto - Dobbiamo contrapporre alle parole d’odio altre parole: in casa, a scuola, al lavoro, tra gli amici. Come disse ancora Martin Luther King: ‘Un giorno la paura bussò alla porta. Il coraggio andò ad aprire e non trovò nessuno”.

Sulla necessità di educare ha incentrato il suo intervento il vescovo Francesco Lambiasi. “Incombe su di noi la responsabilità di guardare ai tristi episodi di questi tempi travagliati muovendoci non solo intorno ad essi, ma cercando di andarci dentro. E per farlo dobbiamo assumere una prospettiva ineludibile, che è quella educativa. Noi adulti e tutti coloro che sono impegnati in ambito educativo dobbiamo porci la domanda: cosa avremmo potuto fare per e cosa dovremmo fare in futuro per evitare episodi del genere? Cosa dobbiamo fare per per non scippare il futuro ai nostri bambini? Dobbiamo renderci conto che ogni nostro gesto, ogni nostra parola, ogni nostra scelta pubblica o privata ha una ricaduta pubblica, educativa o diseducativa. Diamoci tutti una mano, fondiamo in coro le nostre voci per costruire insieme una città civile, accogliente, abitabile”.

Dopo il vescovo ha preso la parola il segretario della Cgil Rimini Graziano Urbinati. “E’ importante che quaranta associazioni siano in piazza insieme alle istituzioni per dire no al razzismo, ma da oggi dobbiamo impegnarci affinche episodi del genere non accadano più. Episodi che non hanno giustificazioni. Anche nella nostra città occorre aprire una discussione, un dialogo vero, profondo difficile”. “Dove vengono tolti i diritti – ha aggiunto - si alimenta la xenofobia”.  

L’ultimo intervento è spettato al presidente dell’Associazione Senegalese della provincia di Rimini Papa Modou Seck, in rappresentanza della popolazione straniera che vive nel riminese. “Vorrei vedere tutti i giorni una piazza così colorata. La mia solidarietà al fratello Emmanuel colpito da questo feroce episodio – ha detto Papa Modou Seck - Un gesto che scuote le coscienze, che schiaffeggia una comunità intera e che dovrebbe condurci ad una riflessione seria, su fenomeni di diagio sociale e culturale che sempre più si sviluppano e metteno le radici sulle paure che sono spesso l’anticamera dell’assenza di dialogo e confronto. Estremismi pericolosi che portano a gesti non possono essere relegati alle mera follia e al dilagare di razzismo verso persone che camminano per le strade della nostra città. Quello che è successo deve essere un monito per tutti. Ognuno di noi deve contrastare le ideologie che soffiano sil fuoco del razzismo e promuovere una cultura non discriminatoria in ogni ambiente e in ogni relazione. Faccio a tutti una domanda: se agiamo tutti insieme, ce la possiamo fare? Secondo me sì”.

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