Maxi operazione della Finanza, in manette anche nomi eccellenti

La Guardia di Finanza di Rimini è stata impegnata in una maxi operazione che ha portato all'arresto lunedì mattina di imprenditori, avvocati, un ex carabinieri ed un finanziere

La Guardia di Finanza di Rimini è stata impegnata in una maxi operazione che ha portato all'arresto lunedì mattina di imprenditori, avvocati, un ex carabinieri ed un finanziere. Sequestrati anche beni immobili e mobili, e società per 10 milioni di euro. Le accuse sono di corruzione, divulgazione di notizie riservate, estorsione, ricettazione, trasferimento fraudolento di valori, favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione, detenzione e spaccio di droga e di sostanze dopanti

Tra i nomi eccellenti c'è quello di Marco Bianchini, titolare della Karnak, per il quale è stato chiesto l'arresto anticipato a San Marino ai fini dell'estradizione. Quest'ultimo dovrà rispondere di ricettazione e corruzione. Fermato anche il suo braccio destro, Giovanni Pierani. L’indagine è stata coordinata dal procuratore della Repubblica Paolo Giovagnoli e dai sostituti procuratori Luca Bertuzzi e Irene Lilliu.

Le ordinanze di custodia cautelare in carcere sono state 16, sette ai domiciliari e due obblighi di dimora, tra cui quello dell'avvocato del foro di Rimini e la titolare di un’associazione che gestisce un locale notturno a Misano Adriatico. In carcere sono finiti anche due campani vicini al clan “Gallo - Cavalieri”, un carabinieri e dieci albanesi residenti nel riminese.

Tra i coinvolti, oltre ad un imprenditore sammarinese e il titolare di un night di Misano Adriatico, anche il rappresentante legale di una società di investigazioni che ha operato a San Marino, l’ex direttore generale di una finanziaria del Titano, un dipendente di un'impresa sammarinese, due imprenditori marchigiani e due body-guard, quest'ultimi agli arresti domiciliari.

A dare il via alle indagini è stato un imprenditore anconetano, che si era rivolto alla finanziaria per ottenere un prestito. L'imprenditore sanmarinese aveva proposto di far ottenere la cifra attraverso un prestanome. L'importo richiesto, di circa 2 milioni di euro, era stato maggiorato di 500 mila euro per gli interessi. Questo ha generato lo scontro tra i due imprenditori, con il sammarinese che si è affidato ai due campani affiliati al Clan Gallo.

Quest'ultimi hanno contattato un boss per impedire al l'anconetano di continuare con i suoi propositi. A quel punto l'imprenditore ha deciso di denunciare tutto alla magistratura. Un gendarme ha avvisato della denuncia l'imprenditore sanmarinese, il quale ha poi contattato un gruppo di albanesi, che navigano negli ambienti legati alla droga, del traffico di medicinali dopanti e alla prostituzione in night club di Misano.

Secondo gli inquirenti, nella partita di cocaina sequestrata c'era anche quella che fu fatale al bagnino riminese Alessandro Borgia, morto per una overdose nell'agosto del 2010 dopo aver assunto la cocaina venduta all'interno del locale di Misano sequestrato

"Il Governo ritiene che prima di dare un giudizio occorra leggere l'ordinanza", scrive l'Ufficio stampa del Congresso di Stato di San Marino in una nota in cui si fa riferimento all'operazione 'Criminal minds' delle Fiamme Gialle. La licenza alla società di investigazione era stata revocata il 4 maggio del 2009, mentre la finanziaria era in liquidazione dal 18 novembre sempre di quell'anno.

 

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