Fatture false per 14 milioni per evadere l'Iva, nei guai azienda di prodotti elettronici

Il legale rappresentante cercava anche di attingere contributi pubblici di sostegno alle imprese in fase di start-up

Aveva emesso 60 fatture false per 14 milioni di euro (anno d'imposta 2016) per ottenere detrazioni dell'Iva di circa 2,5 milioni di euro e avere a disposizione un bilancio florido per cercare di attingere contributi pubblici di sostegno alle imprese in fase di start-up. Ma è stato scoperto dalla guardia di Finanza che gli ha sequestrato quote azionarie, strumenti finanziari, liquidità, beni immobili e mobili per arrivare all'importo evaso. Si tratta di G.A., 45 anni, rappresentante legale di una società riminese, che diceva di lavorare nel settore dei prodotti elettronici e in particolare di quelli destinati al settore automobilistico. L'operazione denominata "Tricky Tron" è partita con le indagini delle Fiamme gialle di Carpi, in provincia di Modena, per poi passare a Rimini coi finanzieri coordinati dalla Procura. Le fatture venivano emesse da due srl con sede dichiarata nel milanese nei confronti dell'azienda riminese. Questa, solo formalmente con sede legale a Carpi, in realtà aveva la base operativa a Rimini, dove è avvenuta la contabilizzazione dei documenti falsi, senza che ci fosse alcuna movimentazione di merci tra i fornitori lombardi e l'acquirente riminese. Tra i particolari balzati subito all'attenzione delle Fiamme gialle la velocità di pagamento delle fatture rispetto alla data di emissione. Infatti nel giro di pochi giorni venivano puntualmente saldate tramite bonifici bancari, un comportamento giudicato "anomalo" visto che di solito gli accordi prevedono sempre pagamenti a 30 o addirittura 60-90 giorni. Da qui l'applicazione delle misure cautelari patrimoniali ai fini della confisca, disposte dall'Autorità giudiziaria ed oggi in corso di esecuzione.

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