Oltre 1100 cittadini chiedono aiuto al Comune, il 50% per problemi abitativi

A Rimini il progetto Housing first è attivo da tre anni e vede il coinvolgimento di 9 persone senza fissa dimora

C’è solo una strada, la casa: questo il titolo del convegno internazionale che si è svolto ieri a Torino sul tema del disagio abitativo a cui è stata invitata il Vicesindaco con delega alla protezione sociale, Gloria Lisi, per presentare il caso riminese del progetto “Housing first”. Il convegno, promosso da fio.PSD (Federazione Italiana degli Organismi per le Persone Senza Dimora) ha scelto un titolo provocatorio ma incisivo, che indica l’obiettivo della casa come fulcro per i nuovi percorsi di welfare e dei servizi di prossimità. A Rimini il progetto Housing first è attivo da tre anni e vede il coinvolgimento di 9 persone senza fissa dimora, con cui si sta sperimentando un modello innovativo di sostegno sociale che ribalta i paradigmi tradizionale dell’assistenza sociale. “Dare una casa a chi vive in strada – ha spiegato a Torino Gloria Lisi - in condizioni di forte disagio psicosociale, per dare alla persona, insieme ad un tetto, anche una responsabilità e una possibilità di riscatto. Si parte dove una volta si concludeva il percorso di accompagnamento, perché al centro è messo il potenziale di autonomia della persona e non i protocolli assistenziali”.

Nel corso dell’intervento sull’esperienza riminese sono stati presenti anche i dati aggiornati sullo sportello sociale del Comune di Rimini che dal primo gennaio al 5 dicembre 2016 ha avuto contatto e poi svolto colloqui con 1.156 cittadini, di cui più del 50% con un problema abitativo. Oltre al problema dei senza fissa dimora, esiste il tema più generico dei “senza casa”, persone e famiglie che anche solo temporaneamente (per sfratti, morosità o altro) si ritrovano a passare – o rischiare di passare – un breve periodo di vita senza un alloggio. A questa particolare tipologia di interventi il Comune di Rimini ha dedicato un importante servizio, dedicando 50 appartamenti per nuclei famigliari in stato di fragilità e difficoltà, un servizio temporaneo per rilanciare gradualmente l’autonomia. Un servizio che, per la sua temporaneità, ha un grande turnover. Altra esperienza è quella dell’albergo sociale, grazie a cui si sono date risposte a 55 persone (tra cui 16 minori, 31 donne e 24 uomini) e un totale di 33 nuclei famigliari di persone sottoposte a sfratto.

“Risposte nuove e flessibili – continua Gloria Lisi – per problemi nuovo e variegati che fuggono da quelli intesi in maniera più tradizionale. A fianco dell’edilizia residenziale pubblica il Comune interviene con servizi ad hoc di tipo sociale, con cui diamo risposte a tipologie di persone un tempo fuori dai canali assistenziali. La casa è sempre più il fulcro del nuovo disagio sociale, per questo, dal disagio estremo dei senza fissa dimora, a quello estemporaneo e occasionale di chi è colpito dalla crisi, ci stiamo sempre più strutturando con una rete di offerta diversificata e dinamica in grado di intercettare le diverse facce di questo disagio sociale”. 

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