Sei aziende nel mirino dell'Antimafia: colpito il settore edile e i negozi di tabacchi

L'assessore Morolli: "Servono azioni pratiche che, a partire dagli appalti pubblici, incidano concretamente nella vita amministrativa"

Sei aziende riminesi finiscono nella ‘black list’. La statistica stilata dalla Dia (Direzione Investigativa Antimafia), presentata domenica a Bologna, evidenzia come negli ultimi 5 anni le prefetture dell’Emilia Romagna abbiano emanato 238 interdittive antimafia nei confronti di altrettanto aziende, distribuite perlopiù sul versante emiliano della regione. A Reggio Emilia le aziende colpite sono 67, a Bologna 62, Ravenna 37, Modena 30, Ferrara 22, Parma 8, Piacenza 6 e Forlì-Cesena invece zero.

L'intervento dell'assessore Morolli

"L’antimafia ha trovato ombre soprattutto nel settore edile (90%), ma anche in aziende agricole, commercio (tabacchi, in particolare) e servizi. Proprio l’edile è l’ambito su cui il Comune di Rimini ha posto un’attenzione del tutto particolare, con alcuni accorgimenti in sede di appalti pubblici; su tutti, il recente protocollo d’intesa firmato con le organizzazioni sindacali per la qualità e la tutela dei lavoratori negli appalti per la realizzazione delle opere inserite nel  “Parco del Mare”. Il Protocollo afferma un concetto di fondamentale importanza, ovvero che il criterio di aggiudicazione degli appalti non sarà quello del prezzo più basso, bensì quello dell’offerta economicamente più vantaggiosa individuata sulla base del migliore rapporto qualità prezzo. Un’applicazione pratica di un principio di fondo che adotteremo anche in altri ambiti amministrativi, ovvero quello di utilizzare la qualità del lavoro, la sicurezza, la trasparenza come veri e propri elementi di contrasto contrasto alla corruzione e deterrente alle possibili infiltrazioni della criminalità organizzata nel tessuto economico del territorio.

Un pericolo sempre più presente anche da noi, visto che le organizzazioni criminali sono naturalmente attirata dai territori più ricchi, come Rimini. Una faccia nuova delle mafie, lontane dalla simbologia della coppola e della lupara, che si presenta con il volto buono e in giacca e cravatta di persone, società e intermediari apparentemente lontani da legami criminosi. Insomma, il messaggio di questi dati è chiaro, guai ad abbassare la guardia. Per questo, oltre agli interventi di stampo culturale ed educativi, come quelli che da anni si portavano avanti a Rimini nelle scuole soprattutto per merito di uno straordinario e dinamico associazionismo civico, urgono azioni pratiche che, a partire dagli appalti pubblici (ed in continuità su altri interventi, come quelli sul lavoro nero e la legalità) permettano di incidere concretamente nella vita amministrativa.

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