San Leo, conferita la cittadinanza onoraria al professor Antonio Paolucci

Sabato, nel torrione Martiniano della Fortezza di San Leo, Antonio Paolucci ha ricevuto la Cittadinanza Onoraria dalle mani del sindaco di San Leo Mauro Guerra

Sabato, nel torrione Martiniano della Fortezza di San Leo, Antonio Paolucci ha ricevuto la Cittadinanza Onoraria dalle mani del sindaco di San Leo Mauro Guerra. “Sono orgoglioso e felice di ricevere questo riconoscimento che per me, riminese, significa tornare indietro nel tempo e ricordare San Leo così come mi appariva negli anni felici dell’adolescenza e della prima giovinezza. San Leo come la piccola patria lontana e segreta, il luogo del paesaggio, della natura, della cultura, a pochi chilometri di distanza dalle luci e dal clamore della riviera. Il Montefeltro è più di un territorio, è una subregione come io dico sempre, ha tutti i caratteri fisici, geologici, antropici di una vera e propria subregione, dislocato com’è fra Romagna, Marche e Toscana, con alle spalle i grandi monti dell’Appennino e di fronte l’Adriatico. Il Carpegna, questo gigante che vigila sulle Romagne e sulle Marche insieme ed ha il suo cuore tra le valli del Marecchia e del Foglia, un territorio di antichissimo meticciato, dove si sono mescolate lingue, dialetti, culture, tradizioni.Terra campo di battaglia, di scontro e di incontro, fra i grandi signori della guerra del 400: Sigismondo Malatesta, Federico da Montefeltro; terra frequentata da artisti quali Piero della Francesca, Melozzo, Paolo Uccello…”.

Paolucci ha dipinto San Leo come la “città che è stata colpita e attraversata dai marosi della storia che si sono rimescolati alla base della sua Fortezza: la San Leo del Re d’Italia Berengario, di San Francesco d’Assisi, che un giorno del 1213 ricevette proprio qui dal conte Orlando di Chiusi il dono del monte della Verna; la San Leo di Cesare Borgia, di Lorenzo de’ Medici…”. Così la Fortezza, la Rocca, “è un segno del territorio, una evidenza monumentale che marca lo scenario che ci circonda”. Il professore, attingendo dai propri ricordi, ha detto: “Quando penso a San Leo, penso alla strada che facevo quando ero giovane e che mi è rimasta nella memoria e nel cuore, ed era la strada Marecchiese. Ad un certo punto si entra, ed è questo l’aspetto che mi ha sempre affascinato,in un paesaggio bellissimo e solitario, in un altro mondo, la Valmarecchia, con le sue montagne tondeggianti, con i suoi scogli aguzzi sormontati da Castelli dai nomi famosi, e infine San Leo col suo Forte spiovente sulla valle e con le sue chiese dalla calda pietra arenaria, con il colore del sole e del pane”.

A inizio cerimonia il Sindaco Guerra ha introdotto Paolucci con aneddoti e rimandi: “Non si è mai risparmiato nel collaborare con la città di San Leo, rendendo merito pubblico all’antica Montefeltro ed ai suoi tesori, promuovendo costantemente la città nell’ambito dei più eccellenti circuiti culturali. Ma in modo particolare, l’affetto e la gratitudine di San Leo verso lo storico dell’arte, sono legati anche all’impegno da lui profuso a seguito di un evento drammatico, ancora ben vivo nella memoria: il crollo di una porzione della parete adriatica della Rupe, avvenuto il 27 febbraio 2014. In quella occasione Paolucci fu l’autorevole voce che si levò forte per aiutare e difendere San Leo: "Aiutare San Leo è un dovere, non solo del governo ma di tutta la Nazione”, disse. “Abbiamo tra le mani uno dei borghi più belli d’Italia, anzi, il paesaggio più bello d’Italia”. Ed ancora, con fulgida lucidità: “Purtroppo i crolli dalla rupe fanno parte della storia di San Leo, ci sono sempre stati. Il paesaggio si è modificato rispetto a quello che dipingeva Piero della Francesca nei suoi quadri. Resta comunque uno degli scorci più suggestivi del nostro Paese”".

Il Sindaco Guerra dichiara che il messaggio di Paolucci è diventato un “vero e proprio appello alla mobilitazione in favore della nostra città”. E i frutti non sono mancati: “Dal febbraio 2014 ha preso corpo un consistente flusso di risorse ministeriali e regionali per affrontare le criticità idrogeologiche, con monitoraggi, prevenzione, con interventi di consolidamento, poderosi e concreti come mai avvenuto in precedenza, sia alla base della rupe e sia sui versanti e che proseguiranno per molti anni”. una storica giornata per la comunità leontina, impreziosita dalle parole emozionanti del professore: “San Leo è la piccola patria che mi è rimasta nel cuore e che oggi mi accoglie addirittura facendomi concittadino, con ciò riempiendomi di felicità, di orgoglio e soddisfazione. Il ragazzo di tanti anni fa che veniva in bicicletta fino a qui, adesso è diventato cittadino di questo borgo da me tanto amato e sognato”. Inoltre, con piacere ed orgoglio, ha ricordato che fu proprio la Comunità Leontina, il 17 settembre 2017, in occasione della celebrazione dei 500 anni dalla Presa medicea di San Leo”, nel medesimo Torrione Martiniano, a suggerire la Cittadinanza Onoraria. Nell’occasione, con la sua accorata prolusione, aveva già ricordato il forte legame e l’apprezzamento per la città. L’Amministrazione Comunale vuole peraltro proseguire, con nuove sfide, quali una iniziativa, in divenire, per ripercorrere la storia, anche rinascimentale, che lega San Leo, Firenze, Arezzo e San Marino.

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