Si è spento a 91 anni Flavio Nicolini, una vita spesa per Santarcangelo e la cultura

Insegnante, scrittore, sceneggiatore, regista e disegnatore, Assessore alla Cultura nel 1970 e ideatore del Festival Internazionale del Teatro in Piazza, è stato tra gli animatori del “Circal de giudéizi”

Flavio Nicolini è scomparso nella giornata di venerdì 16 ottobre all’età di 91 anni. L'Amministrazione comunale si unisce al dolore della famiglia per la perdita di un protagonista della cultura italiana e della città di Santarcangelo in qualità di insegnante, scrittore, sceneggiatore, regista e disegnatore. Assessore alla Cultura nel 1970 e ideatore del Festival Internazionale del Teatro in Piazza, nel 2012 l’Amministrazione comunale lo ha insignito con l’Arcangelo d’Oro per essere stato tra gli animatori del “Circal de giudéizi”, mentre nel 2014 – in occasione dei suoi 90 anni – la Fondazione Culture Santarcangelo gli aveva dedicato la mostra “L’arte di insegnare… insegnare nell’arte” presso il Museo Storico Archeologico. Il sindaco e assessore alla Cultura, Alice Parma, ricorda così Nicolini: “Quando ho incontrato Flavio al Cantiere poetico dedicato a Baldini, l'ho salutato con un bacio sulla guancia e lui mi ha detto: ‘Per star bene ho bisogno di un bacio ogni ora, lo dico sempre a mia moglie’... un uomo straordinario che ha dato tanto a Santarcangelo e che la città ricambia con affetto e commozione. Flavio aveva un carattere riservato e schivo, che non gli ha comunque impedito di offrire un contributo impareggiabile alla storia di questa città, per poi seguire da vicino anche i passi più recenti del suo sviluppo culturale come il Cantiere poetico, al quale ha partecipato personalmente”.

La camera ardente per Flavio Nicolini sarà allestita nella sala del Consiglio comunale “Maria Cristina Garattoni” nelle giornate di domenica 18 a partire dalle ore 10 e lunedì 19 ottobre fino alle ore 15,30, quando il feretro sarà trasportato al Cimitero centrale di Santarcangelo. Flavio Nicolini nasce a Santarcangelo il 20 giugno 1924. Nel primo dopoguerra fa parte del gruppo di giovani – “E' circal de giudizi” – che si riunisce intorno ad Augusto Campana e anima la vita culturale santarcangiolese (insieme a Tonino Guerra, Nino Pedretti, Raffaello Baldini, Rina Macrelli e Gianni Fucci) promuovendo l'apertura al cinema neorealista, alla letteratura d’avanguardia e alla poesia dialettale. Laureatosi in Lettere e Filosofia nel 1955 con una tesi intitolata “Questioni di cinema Educativo”, l’anno successivo vince il primo premio “Insegnanti ed educatori” della seconda edizione degli Incontri della Gioventù. Nel suo primo film, “La bambola” (1952), girato in una Santarcangelo ancora semidistrutta dai bombardamenti, applica le sue idee sulla funzione del cinema come mezzo per l’insegnamento.

Come maestro elementare, Nicolini, assieme all’amico Federico Moroni (al quale, nel 1968, dedicherà il documentario “Arte per nulla” in cui racconta l’avventura della scuola del Bornaccino), mette a punto una strategia didattica d’avanguardia, basata sulla libera creazione dell’alunno: l’abolizione delle gomme, l’utilizzazione della penna a china e dei pennelli direttamente sul supporto sono teorizzate e praticate al fine di ottenere l’espressione diretta dell’interiorità dell’allievo. Testimone di quest’esperienza è il grande murale che campeggia sulle pareti di un’aula della scuola elementare “Pascucci” di Santarcangelo, realizzato dai suoi allievi fra il 1959 e il 1960. A partire dagli anni Sessanta, Nicolini comincia a lavorare per il cinema. A Roma, tra il 1961 e il 1962, lavora con Elio Petri nel film “I giorni contati” e, nel 1963, inizia, insieme a Tonino Guerra, la fondamentale collaborazione con Michelangelo Antonioni per il “Deserto Rosso” come aiuto regista e curatore di inchieste sulla vita degli operai del ravennate e su donne affette da psicopatologie. Lasciato l’insegnamento, Nicolini intensifica l’attività per il cinema; la RAI gli commissiona le prime sceneggiature sulle problematiche familiari per la serie “Vivere insieme”: “Cosa per cosa” e “Vigilia di weekend” (1967, con Lucilla Morlacchi).

Esse aprono la strada a oltre vent’anni di scrittura di soggetti originali e copioni per sceneggiati e telefilm di carattere storico, sociale e di genere che contribuiscono “in maniera non secondaria a costruire un modo ‘italiano’ alla televisione” (Gianfranco Miro Gori): “Il caso Dreyfuss” e “Processo Evans” (1967), “L’affondamento dell’Indianapolis” (1968), “Una coccarda per il re” (1969), “Bob Kennedy e Jimmi Hoffa” (1969), “Sul filo della memoria” (1971), “Dedicato a un medico” (1971), “Dedicato a una coppia” (1973), “Cromwell ritratto di un dittatore” (1974), “Gamma” (1974); “La traccia verde” (1975), “ESP” (1976, con Paolo Stoppa), “Il giovane Freud”, “Olga e i suoi figli” (con Annie Girardot, 1985); “Diventerò padre” (interpretato da Gianni Morandi, 1987), “Paolo e Francesca” (1990), oltre al radiodramma “Storia che va storia che viene” sulla liberazione di Roma. Nelle sceneggiature, Nicolini ripropone: “il gusto del romanzo storico che reinventa la storia come dramma ed emozione”, lungo una linea continua che lo vede alle prese con generi espressivi e narrativi diversi ma sempre accomunati da quel “gioco fra realtà e fantasia che aveva cominciato con allegra libertà pseudo-romantica del feuilleton delle novelle d’anima rosa popolare” (Manuela Ricci). Dagli anni ’50, Nicolini inizia una particolarissima attività di narratore. Con lo pseudonimo di Flavio “San Vito”, esordisce nel feuilleton Hertz im Sturm (“Cuore di madre”) in “Alba Illustrierte Verlags”; quindi scrive novelle per i periodici “Bella” e “Marie Claire” (“Un amore tanto giovane” del 1964, “Una scelta difficile” e “Il Marito è un’altra cosa” del 1965). La necessità di adeguare la scrittura al genere di appendice lo spinge a rinnovarsi e sperimenta testi di fumetti per ragazzi (“Hanno rapito Costy Mod”, 1967). Come romanziere, esordisce nel 1986 con “La Regina di Polonia. Romanzo di Intime avventure viaggi ritorni e lutti e tormenti scritto con parole e con figure”, che sviluppa un l’idea di soggetto cinematografico ambientato alla fine degli anni ’70 sullo sfondo di una Santarcangelo evocata come luogo delle radici dei protagonisti emigrati a Roma e Milano. Il romanzo è accompagnato da tavole e disegni (acquerelli, chine, pastelli, cere) realizzati dallo stesso Nicolini “in perfetta complicità con la scrittura”.

Seguono i “Racconti della cronaca” (su “L’Unità” tra il 1993 e il 1994), riproposti nel 1999 in un volume presentato da Raffaello Baldini col titolo “Doppia fucilazione”. Nel 1995 esce il romanzo “Da nessuna parte”, “un’invenzione basata sulla storia” ambientata a Santarcangelo nel periodo fascista che conferma l’attitudine a ricavare materiale intriso di fantastico nel procedere della realtà. Nicolini si avvicina al disegno utilizzando tecniche diverse: acquerelli, tempera su muro, chine e i prediletti gessetti “più vicini alla scrittura”, coi quali inventa figure bizzarre e oniriche, reali e immaginate, che evocano il mondo dell’inconscio e le situazioni dense di mistero dei suoi testi: illustrazioni dell’autore compaiono anche nel racconto “Il reuccio. Monologo e voci” (2001) e in “Maestro” (2001). I disegni di Nicolini si prestano ad accompagnare “con affettuosa fantasia” anche l’edizione di poesie di autori santarcangiolesi (“Santarcangelo della poesia. Oltre il dialetto”, e “Rigo” di Giorgio Ricci), a conferma dell’attenzione nei confronti del lavoro degli amici di Santarcangelo. Alla loro pittura e poesia dedica riflessioni critiche (presentazioni a Giulio Turci e Lucio Bernardi; “Il monologo, il protagonista, la voce”, sulla poesia di Raffaello Baldini) La sua attività si è sempre indirizzata anche alla promozione culturale di Santarcangelo per il quale “inventa”, agli inizi degli anni ’70, il Festival del Teatro in Piazza, divenuto ben presto, grazie all’allora direttore Piero Patino e al sindaco Romeo Donati, un evento di importanza internazionale.

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