Sono stati presentati lunedì mattina i “Servizi contro la violenza alle donne nel territorio riminese”, progetto ammesso al finanziamento dal Dipartimento per le Pari Opportunità, che vede la Provincia di Rimini in qualità di soggetto capofila in partenariato con i Comuni di Rimini e di Santarcangelo di Romagna e la onlus Rompi il silenzio. Il progetto, della durata complessiva di 24 mesi, ha valenza provinciale e prevede un finanziamento pari a 170.000 euro.
Il progetto trova fondamento dall’analisi del contesto di riferimento in cui si evidenzia come i Servizi che si occupano di dare sostegno alle donne vittime di violenza, attualmente attivi, non siano sufficienti a far fronte alla sempre crescente richiesta di aiuto delle donne.
Sul territorio provinciale infatti, sono presenti alcuni piccoli servizi gender oriented, peraltro non tutti dedicati in modo esclusivo al fenomeno della violenza (Servizio Per Lei Rimini, Sportello Donna Riccione e Progetto Dafne all’interno dell’AUSL di Rimini). Il servizio “la Casa delle donne”, inoltre, attivo fino all’anno 2009 presso il Comune di Rimini, nel quale vive più del 60% dell’intera popolazione provinciale, è stato chiuso per diversi mesi e dal mese di dicembre 2011 è stato riaperto esclusivamente come punto informativo.
E' presente solo un’ associazione di volontariato, Rompi il Silenzio, attivamente impegnata nell’accoglienza delle donne vittime di violenza, già iscritta al 1522 nazionale che, in convenzione con la Provincia di Rimini, dal 2011 gestisce l’unica casa di accoglienza per donne vittime di violenza presente su tutto il territorio provinciale. Si riscontra, dunque, pur sottolineando la valenza e la il buon funzionamento dei servizi presenti, una certa carenza in termini di quantità di ore a disposizione delle operatrici di prima accoglienza e da dedicare alle attività consulenziali e di sostengo specifico.
Si evidenzia, inoltre, una certa frammentarietà del contesto e il conseguente bisogno di rendere più equamente ed omogeneamente distribuite le tipologie di servizi da offrire alle donne sul territorio di riferimento. Il progetto intende realizzare una serie di azioni su tre aree principali d’intervento, la prima delle quali l'incremento della tipologia di servizi offerti alle vittime.
Si tratta di azioni di diffusione e di sensibilizzazione rivolti in particolare ai cittadini e alle cittadine del territorio provinciale dove è collocata la casa di accoglienza per donne vittime di violenza per favorire i rapporti di buon vicinato e solidarietà acquisto di carnet di biglietti dell’autobus per favorire la possibilità di movimento per le donne ospiti della casa di accoglienza istituzione di un punto di ascolto e di consulenza legale per donne vittime di violenza presso il Comune di Santarcangelo.
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Si punta inoltre a creare un fondo per il sostegno alle donne nella fase della presentazione della prima querela che sia il più possibile diffuso e utilizzato da tutti i servizi antiviolenza della rete presenti sul territorio provinciale di riferimento implementazione e riorganizzazione del servizio “La casa delle donne” del Comune di Rimini.
Si punta all'incremento dei posti letto o ampliamento della capacità di offerta di servizi alle vittime e ai loro figli minori. Il progetto prevede il potenziamento e implementazione dell’attività di accoglienza ed accompagnamento delle donne vittime di violenza residenti in tutto il territorio provinciale che si rivolgono al Servizio Per Lei e al Servizio Per Lei Street, servizio di informativa di strada, attivi presso il Settore Pari Opportunità della Provincia di Rimini. Ma si vuole potenziare anche l’attività di consulenza legale, psicologica delle donne vittime di violenza residenti in tutto il territorio provinciale che si rivolgono all’Associazione Rompi il Silenzio.
Tra gli obiettivi anche l'attività di supervisione e la riorganizzazione del centralino di prima accoglienza del servizio offerto dall’Associazione Rompi il Silenzio per migliorare e ottimizzare la qualità e quantità del primo contatto offerto alle donne. Infine il potenziamento della sicurezza delle vittime e dei loro figli minori, con rimborso spese albergo temporanea collocazione di emergenza per motivi di sicurezza delle donne prima dell’ingresso nella casa di accoglienza in modo sicuro. Da un punto di vista più generale, infine, gli obiettivi generali dalla realizzazione del progetto e i risultati attesi riguardano principalmente lo sviluppo, il potenziamento e la maggiore organicità dei Servizi presenti sul territorio di riferimento;l’ aumento della sensibilizzazione al fenomeno della violenza contro le donne soprattutto nel territorio in cui è collocata la casa di accoglienza;il sempre maggior consolidamento di reti territoriali sostenibili, capaci di prevenire e contrastare la violenza di genere contro le donne attraverso anche la sperimentazione e creazione di buone prassi trasferibili. Si prevede,inoltre, un incremento della capacità di accoglienza e accompagnamento dei Servizi offerti dai partner con conseguente riduzione dei tempi d’attesa e aumento complessivo dell’utenza di servizi.
Sintetizzando i dati dell’ultimo monitoraggio sull’andamento del servizio, all’analisi dei dati si evidenzia come nel 2011 l’andamento del servizio sia sostanzialmente simile a quello degli anni precedenti. Rileviamo, tuttavia, che il numero di utenza ha superato sia quello degli ultimi 2 anni. Nel 2011, infatti, risono rivolti al servizio 189 utenti di cui 170 donne e 19 uomini, con una media di 17 nuovi primi colloqui al mese. Il dato maschile si è ormai stabilizzato intorno al 10% annuo.
Dal punto di vista delle caratteristiche socio-anagrafiche, i dati sono simili a quelli degli anni precedenti evidenziando quindi come il Servizio stia rispondendo ad un bisogno forte e stabile tra la popolazione femminile del territorio provinciale. La maggioranza delle utenti del Servizio, pari al 53% è di nazionalità italiana, mente le donne che provengono da altre nazionalità sono il 39% (viene rispettata la stessa distribuzione per nazionalità presente in tutto il territorio provinciale).
Interessante è il dato delle donne di provenienza non italiana, ma che per motivi di matrimonio o perché in Italia ormai da molti anni hanno deciso di acquisire la cittadinanza italiana e che è pari all’8% del totale. I dati, quindi, confermano la caratteristica di multiculturalità che caratterizza il Servizio e che deve essere tenuta presente nella modulazione degli interventi e delle attività consulenziali. Dal punto di vista anagrafico, poi, le donne appartengono soprattutto alla fascia di età adulta rispettivamente e nella stessa proporzione apri al 25%, nelle fasce dai 26 ai 35 anni e dai 36 ai 45 anni e, nel 23% dei casi, nella fascia dai 46 ai 55 anni.
La scolarità come ogni anno risulta medio alta nella maggioranza dei casi pari al 54% dei casi con un 18% di laureate. Le donne utenti del Servizio provengono nel 57% dei casi dal comune di Rimini, ma anche tutti gli altri principali comuni del territorio sono rappresentati. Le utenti hanno avuto notizia del Servizio nella maggioranza dei casi attraverso altri servizi del territorio (37%), il Servizio, quindi, è ormai a pieno titolo una risorsa riconosciuta ed inserita nel sistema dei servizi del territorio, ma anche la modalità del passa parola è molto rappresentata (33% dei casi).
La maggior parte delle donne utenti del Servizio vivono una situazione sentimentale stabile nel momento in cui chiedono aiuto. In particolare, il 33% risulta coniugata mentre il 11% è convivente. Una percentuale altrettanto significativa delle utenti, pari al 25%, vive o ha vissuto all’opposto una situazione di rottura di un legame attraverso il divorzio (7% dei casi), la separazione (8% dei casi) e anche la separazione di fatto (12% dei casi) che è una condizione che non incide sulle statistiche ufficiali, ma che ben rappresenta le difficoltà spesso vissute nel portare a compimento un percorso di separazione. Si evidenzia come il 75% delle utenti abbia figli.
Per quanto riguarda invece la situazione lavorativa delle donne utenti del Servizio notiamo quest’anno un leggero aumento (complessivamente 3 punti percentuali rispetto al 2009) delle donne disoccupate (30% dei casi) e con una posizione lavorativa non stabile, atipica che complessivamente quest’anno raggiunge (25% dei casi). Complessivamente, quindi, il 55% delle donne utenti del servizio o è senza lavoro o ha difficoltà a collocarsi stabilmente nel mondo del lavoro. Per quanto digrada poi le problematiche che le donne hanno portato al Servizio nel 2011 si conferma sostanzialmente che nella maggioranza dei casi le maggiori difficoltà riguardano problemi di coppia (27% dei casi), familiari (17%dei casi).
Poiché più della metà dell'utenza è immigrata, naturalmente molto presenti sono anche i problemi legati al progetto migratorio (16%dei casi). Emergono anche con evidenza molti problemi personali (13%dei casi) seguiti dalle situazioni esplicitamente di violenza di genere (10% dei casi) e dalle difficoltà che spesso sono vere e proprie emergenze di natura sanitaria e abitativa (5% e 3%dei casi). Il 2% lamenta difficoltà e discriminazioni sul luogo di lavoro. L’1% delle richieste è rappresentato da situazioni di discriminazione di genere.









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