Storia di Fabiana: pendolare ‘madre-coraggio’ fra stazioni minori e disservizi

La difficile situazione di chi deve, tutti i giorni, spostarsi per lavoro utilizzando le rete ferroviaria regionale

La vita da pendolare non è certo facile. Sveglia ad ore antelucane, orologio sempre sottocchio, traffico e disservizi dei trasporti pubblici. Ma se, oltre a questo, si aggiungono ulteriori problemi legati proprio agli orari sballati dei treni la strada da e per il lavoro diventa un vero e proprio percorso ad ostacoli che obbliga le persone a un inferno. Il racconto è quello di Fabiana, 44enne mamma di un bimbo di 5 anni, che ha deciso di lasciare la capitale per trasferirsi in una città più a misura d'uomo: Santarcangelo di Romagna. "Ho fatto questa scelta per motivi personali - racconta - cosciente del fatto che avrei dovuto iniziare una nuova vita da 'pendolare' tra le stazioni minori di Santarcangelo di Romagna e San Lazzaro di Savena dal momento che lavoro in provincia di Bologna. La presenza di collegamenti al mattino e al pomeriggio, praticamente a tutte le ore nella fascia oraria dalle 15 alle 19, ha reso possibile la prospettiva del pendolarismo, in considerazione anche del fatto che godendo di un orario flessibile, avrei potuto gestire il lavoro uscendo prima o dopo in base alle mie esigenze personali e/o lavorative. Ho dovuto acquistare un'auto ulteriore per completare lo spostamento dalla stazione di San Lazzaro alla sede di lavoro, in quanto i mezzi pubblici (treni o autobus) non mi consentono di percorrere i circa 7 km che dovrei fare, se non in tempi biblici di 45-50 minuti. Risultato: possiedo due automobili e ho un abbonamento annuale a Trenitalia per percorrere circa 200 km al giorno tra andata e ritorno".

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"Al mattino parto da casa alle 6.20 per rientrare mediamente intorno alle 19 - spiega. - Ogni tanto riesco ad anticipare il ritorno per gestire piccoli impegni di vita 'normale' (una visita, una commissione importante, qualche necessità di mio figlio). Sono fuori casa quasi 13 ore (4 per il viaggio, 8 e più per il lavoro) e al mattino la sveglia suona puntuale alle 5.40. Sono madre meno che part-time, diciamo che sono una 'madre week-end'. Ho bisogno di aiuto in tutto con mio figlio, dall'accompagnarlo a scuola, alla preparazione della cena. Va bene, lo faccio, con fatica e sacrificio, sapendo che sto togliendo molto a lui e mi sto perdendo molto della sua vita. Eppure tengo botta, perché non posso fare altrimenti, al giorno di oggi il lavoro va tenuto stretto, non posso permettermi di licenziarmi. Da lunedì 9 dicembre, con la sua rivoluzione degli orari, Trenitalia farà in modo che il mio ritorno a casa, sarà praticamente impossibile. Tutti i treni che da San Lazzaro di Savena ad oggi mi permettevano di prendere una coincidenza per i treni che vanno verso la Romagna, semplicemente non fermano più a San Lazzaro di Savena. Tutti. Per quale motivo? Ridurre i tempi di percorrenza Bologna-Ravenna di ben 10 minuti? Era proprio indispensabile farlo per tutti i treni? Per rientrare adesso, non mi basteranno le 4 ore di spostamento quotidiano. Al rientro il viaggio si allunga di oltre 30 minuti con possibilità di prendere un solo treno (intorno alle 17.27) che, se lo perdi, è meglio che te la fai a piedi. Allora mi chiedo: è possibile che le politiche di trasporto in una regione così moderna ed efficiente come l'Emilia-Romagna, davvero non tengano conto del fatto che non si possono cancellare con un colpo di spugna tante stazioni minori tipo San Lazzaro, Ozzano, Castel san Pietro terme (e anche altre), che giornalmente trasportano un bacino di pendolari lavoratori e studenti davvero notevole? Siamo nello sconforto e nella disperazione. Attendiamo con fiducia una rivisitazione che ci consenta di tornare a viaggiare se non meglio, almeno non peggio di prima".

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