Stupri di Rimini, interrogato il 15enne marocchino: "Butungu ha aggredito la turista etiope"

Interrogato nel carcere minorile del Pratello di Bologna, il ragazzino ha ricostruito il tentativo di stupro del 12 agosto

Mentre Guerlin Butungu veniva processato davanti ai giudici del collegio del Tribunale di Rimini, a Bologna, presso il Tribunale dei Minori, veniva ascoltato il più giovane del branco degli stupratori. Il 15enne marocchino che, insieme al fratello e a un 16enne nigeriano, formavano la banda con la quale si accompagnava il 20enne congolese richiedente asilo. Il giovanissimo, difeso dall'avvocato Marco Defendini, è stato ascoltato in merito alla notte del 12 agosto quando, a finire nel mirino del branco, erano stati due turisiti lombardi. Residenti nel varesotto, lei 30enne originaria dell'eritrea e lui 32enne italiano, si trovavano a Miramare quando vennero notati da Butungu e dai tre minorenni. Il 15enne, davanti agli inquirenti, ha sostanzialmente riferito le stesse cose del fratello e dell'amico nigeriano secondo cui sarebbe stato il 20enne congolese a voler mettere a segno la rapina. "E' stato Guerlin ha indicarceli - ha spiegato il minorenne - mentre camminavano in una strada semibuia. Allo stesso tempo ci ha detto di occuparci del ragazzo, per derubarlo del cellulare e dei contanti nel portafoglio, mentre lui si sarebbe occupato della ragazza".

In quella occasione, la vittima era stata spinta dal congolese contro una cancellata con il richiedente asilo che avrebbe preteso dalla 30enne una prestazione sessuale. Il 16enne nigeriano, sullo stesso argomento, aveva riferito si essersi fatto avanti per aiutare Butungu ma, il 20enne, gli aveva risposto "A lei ci penso io". La vittima, tra le lacrime, aveva implorato il congolese di non usarle violenza tanto da mostrargli anche la foto della figlia per muoverlo a compassione ma, per tutta risposta, lui aveva strappato l'immagine dalle mani di lei. Quella notte, però, l'eritrea venne solo palpeggiata nelle parti intime e lo stupro non venne consumato. Secondo il 16enne nigeriano, inoltre, il bottino della rapina venne consegnato dai minorenni direttamente a Butungu che, il giorno successivo, lo spartì con gli altri complici.

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"Dopo i colpi - ha aggiunto il nigeriano - Butungu ci perquisiva, prendeva tutto lui e poi quando ci rincontravamo, ci dava la nostra parte. Era un tipo scaltro: indossava un cappellino, stava attento alle telecamere, ci consigliava di non lasciare in giro bottiglie per via delle impronte". Il 16enne aveva poi raccontato che la notte del 12 agosto rischiarono di essere catturati: "Alla stazione ferroviaria c’era la polizia con la donna che avevamo rapinato, così per prendere il treno abbiamo scavalcato un cancello e attraversato i binari per evitare che vi vedesse e ci riconoscesse".

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