Temperature in picchiata e neve sui rilievi, un maggio da brividi

La tregua, come previsto, è durata una sola giornata. Una nuova ondata di maltempo sta interessando in queste ore la Romagna

La tregua, come previsto, è durata una sola giornata. Una nuova ondata di maltempo sta interessando in queste ore la Romagna. La causa è un nocciolo freddo, sceso dalla Scandinavia, davvero notevole per il periodo di maggio. Basti pensare che la temperatura sul piano isobarico di circa 5500 metri, 500 hPa, è di ben -30°C. Ed ecco spiegato il ritorno della neve a quote molto basse. I fiocchi, un po' a sorpresa, sono arrivati a lambire anche la diga di Ridracoli, dove è in atto una nuova spettacolare tracimazione. Nevica oltre i mille metri, con la Carpegna che è tornata a svegliarsi sotto un soffice ed abbondante mantello bianco e una temperatura intorno agli zero gradi. Nell'entroterra riminese la colonnina di mercurio non è andata oltre i 4 gradi mentre, sulla costa, si è attestata intorno ai 6.

Il nocciolo freddo dall'alto Adriatico scivolerà rapidamente verso Sud, con conseguente miglioramento delle condizioni atmosferiche. Non è quindi ancora arrivato il momento di sistemare negli armadi giubbotti e maglioni. Il lungo colpo di coda invernale ha ancora una cartuccia da giocarsi. Nel weekend incombe infatti un altro passaggio perturbato con temperature in flessione ed altre precipitazioni.

Pierluigi Randi, tecnico meteorologo di Emilia Romagna Meteo e vicepresidente dell'associazione di meteorologici professionisti Ampro, ha spiegato i motivi di questa prolungata fase perturbata: "Il modello di circolazione che si è instaurato da inizio mese è classico di periodi alquanto instabili, e che spesso non si risolvono molto rapidamente. Si è avuta la migrazione verso latitudini polari, o comunque del nord-ovest Europa, delle alte pressioni, e quando alte pressioni migrano verso latitudini elevate il bacino del Mediterraneo rimane “scoperto”, ovvero senza protezione. Infatti due discese di aria fredda provenienti direttamente dalla Scandinavia si sono gettate sul Mediterraneo dopo aver aggirato le Alpi; quando ciò accade il Mediterraneo “risponde” ed innesca centri di bassa pressione a lenta evoluzione, i quali hanno anche un elevato contributo orografico, vale a dire si formano sottovento ai rilievi principali. Naturalmente ciò comporta fasi instabili o perturbate anche durature, poiché queste depressioni vengono alimentate per diverso tempo da aria fredda in discesa da nord ed aria più calda in rimonta dalle zone sub-tropicali, specie quando ad ovest e ad est sono “bloccate” da anticicloni".

"Un ruolo può averlo avuto il “final warming” a carico del vortice stratosferico polare che ne decreta la morte; tuttavia quest’anno è avvenuto in ritardo rispetto alla tabella di marcia, e siccome questo processo tende a formare o richiamare verso nord vaste alte pressioni, si produce un tipo di tempo dal punto di vista dinamico più affine all’inverno che alla primavera - conclude -. In sostanza è come se stessimo vivendo una fase meteorologica di marzo-aprile e non di maggio. Ma non è la prima volta che accade, sia chiaro. Basta tornare ai mesi di maggio 2010, 2004, 1995, 1991 (freddissimo, ben oltre quello attuale), 1987, 1980; per finire a quelli piovosissimi e freddi del 1939 /record di piovosità regionale in maggio, con fino a 500 millimetri mensili su Appennino oltre i 500 metri di altezza con drammatiche alluvioni) e del 1953".

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