Prende corpo il piano per salvaguardare l’autonomia di Banca Carim

La Fondazione Cassa di Risparmio di Rimini ha "incassato" pre-adesioni per 28 milioni di euro da quando il consiglio generale ha approvato il piano di ricapitalizzazione per rimettere in piedi l'istituto di credito commissariato

La Fondazione Cassa di Risparmio di Rimini ha “incassato” pre-adesioni per 28 milioni di euro da quando il consiglio generale ha approvato il piano di ricapitalizzazione per rimettere in piedi l'istituto di credito commissariato. La somma arriva da rappresentanti del mondo economico, della finanza e del lavoro. La Fondazione parteciperà alla cordata con 10 milioni e manterrà la quota di maggioranza con il 60% (in precedenza era il 73%).

La ricapitalizzazione della banca è quantificata in circa 110-120 milioni di euro. La cifra esatta emergerà alla presentazione della semestrale di Banca Carim, da parte dei Commissari all’Organo di Vigilanza. Decisiva, prima di sottoporre agli interlocutori un vincolo giuridico per la sottoscrizione, sarà anche la definizione del prezzo di emissione delle azioni ai fini dell’aumento di capitale, prezzo che sarà possibile conoscere dopo la definizione della consistenza patrimoniale verificata dai Commissari.

“Abbiamo ottenuto – hanno detto il presidente Pasquinelli ed il Vicepresidente Vernocchi – un riscontro al di là di ogni attesa. Una straordinaria dimostrazione di vicinanza e di piena comprensione della posta in palio. I colloqui finora svolti hanno permesso di stimolare pre adesioni che oggi possiamo stimare sui 28 milioni di euro solo fra i singoli investitori, parte dei quali al di fuori dei soci attuali della Banca”.

“Anche le Associazioni di categoria hanno mostrato interesse ad un impegno diretto al riguardo – ha aggiunto Pasquinelli e Vernocchi -. che potrà entrare nel vivo da settembre quando attiveranno azioni di coinvolgimento presso gli associati e saranno individuati anche gli strumenti giuridici utili a coagulare le cifre rese disponibili per l’investimento. Ringraziamo per l’accoglienza ricevuta, per le dimostrazioni di interesse e per il lavoro che tutti i soggetti coinvolti si sono impegnati a fare nelle prossime settimane. E’ pressante la richiesta di mantenere sul territorio il controllo di una forte banca locale, capace di essere strumento utile ad alimentare le necessità contingenti e i progetti di sviluppo delle imprese. Senza dimenticare mai la fondamentale funzione della banca nell’assistere le famiglie e le relative aspettative”.

Ora il lavoro che attende la Fondazione è quello di consolidare il percorso avviato, mettendo insieme i componenti di un consorzio fra istituti di credito regionali che manlevi l’intera procedura di aumento di capitale nei confronti di Banca d’Italia. L’impalcatura generale della ricapitalizzazione prevede una forte diluizione della quota della Fondazione, tale però da non pregiudicare il controllo, accanto ad un intervento finanziario diretto della stessa Fondazione a partire da un importo minimo di dieci milioni.

“Vogliamo usare tutto il tempo necessario per consentire il miglior risultato dell’operazione di aumento di capitale. La bussola che indirizza il nostro operato – hanno spiegato i vertici della Fondazione – è tarata su un obiettivo molto chiaro: la Fondazione è interessata a mantenere il controllo di una banca che sia forte, autorevole, capace di produrre utili, dotata di un management  in grado di svilupparne le grandi potenzialità, nel rispetto di una tradizione storica che ha visto in oltre 170 anni la centralità della Cassa per la vita e la crescita del nostro territorio. La Fondazione è interessata al controllo di una banca così. E niente di meno”.

Molta attenzione sarà rivolta inoltre agli attuali piccoli azionisti di Banca Carim, il cui ruolo attivo in sede di aumento di capitale potrà rappresentare un perno importante nell’itinerario di salvaguardia dell’autonomia della Cassa.

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