Confcommercio non si piega alla costruzione del nuovo centro commerciale a Misano

Badioli: “Rischiamo un ulteriore impoverimento del tessuto commerciale e sociale”. 
Zanzini: “Alle nostre città non serve altro cemento, ma incentivi al piccolo commercio e riqualificazione dell’esistente”

“Inutile proclamare lo stop al cemento, se poi si dà il via alla costruzione di un nuovo centro commerciale. Altri 30mila metri quadrati di grande distribuzione, marchi standardizzati e multinazionali – dice Giacomo Badioli, referente della delegazione Confcommercio di Cattolica -. E’ questo il futuro che vogliamo per la zona sud della provincia? Non solo Misano, ma anche i comuni limitrofi compreso l’entroterra, stanno per pagare una scelta sbagliata frutto di previsioni errate commesse in passato: un progetto anacronistico che non porterà nulla ai nostri territori, se non la chiusura dei negozi di vicinato e un impoverimento del tessuto commerciale e sociale. Dopo una decisione senza alcuna concertazione con le categorie economiche, passo dopo passo e firma dopo firma, ci pare di capire che ora la decisione se dare vita ad un nuovo megastore sia dunque in mano all’interesse del privato, che entro agosto dovrà decidere se proseguire in questo investimento. Come cittadini e operatori dovremmo invece accontentarci di qualche opera viaria lasciando in cambio il futuro del territorio? Confcommercio ribadisce il suo secco no”.

“Riqualificazione e riutilizzo dell’esistente, queste sono le direttive internazionali – spiega Giammaria Zanzini, vicepresidente regionale e consigliere nazionale di Federmoda -. Molte amministrazioni locali si fanno invece allettare da oneri di urbanizzazione, infrastrutture a carico dal privato, promesse di assunzioni. Tutto sulla spalle dell’economia dell’intero territorio, non solo comunale, e di un impatto sociale notevole che va a spogliare di servizi i centri abitati fino a farli diventare meri dormitori, ampliando i problemi di degrado e sicurezza. Basterebbe leggere i dati: per ogni assunto in un centro commerciale vengono a meno 6 posti di lavoro nei negozi in sede fissa. E basterebbe guardare oltre i confini: negli Stati Uniti e da poco anche in Europa, i centri commerciali stanno via via chiudendo. Non solo: nelle città italiane i grandi brand stanno puntando sui centri storici tornando a chiedere disponibilità di immobili. In questo quadro, un’amministrazione virtuosa dovrebbe trovare soluzioni per attirare i brand sui viali del passeggio, incentivare il piccolo commercio con iniziative, corposi sgravi fiscali, sburocratizzazione, lotta alla contraffazione e all’abusivismo. Su questo fronte, grande soddisfazione per l’ottimo risultato ottenuto dalla guardia di finanza che ha portato al sequestro di ingenti beni frutto di contraffazione di marchi.
A Misano stiamo per pagare a caro prezzo un accordo territoriale anacronistico, una previsione presente nel PTCP del 2007 riconfermata nella variante del 2012, che vede anche la firma della provincia e che rischia di creare uno squilibrio per l’intera comunità a fronte di un sottopasso e una rotonda”.
 

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