Ambulanti sul piede di guerra: “Dai nuovi provvedimento un altro schiaffo alla nostra categoria"

Dopo la decisione del presidente Bonaccini di sospendere le bancarelle per contenere la diffusione del virus

Ambulanti sul piede di guerra dopo la decisione del presidente Bonaccini di sospendere le bancarelle per contenere la diffusione del virus: "Noi costretti a chiudere - tuonano la Federazione Italiana dei Venditori ambulanti e l'Associazione Nazionale Venditori Ambulanti - i nostri clienti sono indirizzati a comprare altrove". “Ancora una volta come FIVA e ANVA dobbiamo denunciare una disparità di trattamento nelle regole dettate per contrastare il contagio da Coronavirus. Indipendentemente dal fatto che la priorità di ognuno di noi, adesso, è la salute pubblica – spiegano i presidenti provinciali di FIVA, Nicola Angelini e ANVA, Vincenzo Celli – e che le regole devono essere rispettate, dà molto fastidio il fatto che le disposizioni non siano state pensate con equità e attenzione agli equilibri. Le nuove disposizioni emanate ieri dalla Regione Emilia Romagna impongono la chiusura ai nostri mercati ambulanti, fatta eccezione per i banchi di generi alimentari, mentre al contrario si avvantaggia ancora la grande distribuzione organizzata, che rimane aperta non solo per il settore alimentare, ma può vendere di tutto. Un nuovo schiaffo ad una categoria già fortemente provata da un mese di sofferenza dovuta ai precedenti blocchi a livello comunale, che ora dovrà rimanere altre tre settimane con le braccia conserte. In queste tre settimane però ad altri si consente la vendita di quegli stessi beni non di prima necessità la cui vendita a noi è interdetta".

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"E chi fa acquisti ora - concludono - non li ripeterà certamente al mercato tra qualche settimana. Le nostre sono micro imprese, spesso a conduzione familiare, che ogni giorno si sostengono con l’incasso quotidiano e anche quel poco può fare la differenza. Oggi invece i nostri clienti sono indirizzati a comprare altrove quello che troverebbero anche da noi. Perché i grandi colossi non mettono a disposizione di strutture ospedaliere e ricerca il guadagno ottenuto da questo tipo di vendite? Sarebbe un bel segnale. Non siamo qui ad annunciare proteste eclatanti, non è questo il momento, ma chiediamo di non essere trattati da “cornuti e mazziati”: si attivino da subito adeguate contromisure vietando uniformemente la vendita non alimentare, e strumenti di sostegno efficaci anche per noi imprese familiari e individuali, che paghiamo imposte pesanti e non riusciamo ad attingere agli ammortizzatori sociali”.

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