Divieti per i mercati ambulanti, la protesta: "Noi chiusi e i centri commerciali aperti"

Nicola Angelini, presidente provinciale di Fiva: "Più che colpiti economicamente, ci sentiamo offesi professionalmente"

Gli operatori dei mercati ambulanti non ci stanno ai divieti, messi da alcuni comuni che vietano le bancarelle a causa del Coronavirus, e annunciano proteste clamorose. “Non possiamo far passare sotto silenzio la disparità di trattamento tenuta da alcune amministrazioni comunali in questa situazione – tuona Nicola Angelini, presidente provinciale di Fiva – Confcommercio -. Più che colpiti economicamente, ci sentiamo offesi professionalmente. Vogliamo capire perché alcune amministrazioni hanno deciso di impedire lo svolgimento dei mercati all’aperto e non ad esempio le attività di vendita nella grande distribuzione organizzata che porta nello stesso luogo e nello stesso momento centinaia, se non migliaia di persone. Le fotografie dei supermercati stracolmi con file di gente alle casse viste in questi giorni sono stampate nei nostri occhi. Dall’altro lato ci siamo noi, commercianti ambulanti, che operiamo all’aperto, in un contesto dove le persone possono muoversi, circolare, tenere le distanze, guardare senza toccare. E dove le distanze tra il commerciante e il pubblico è considerevole e consiste nell’intera struttura del banco. Insomma, riteniamo i provvedimenti di blocco dei mercati settimanali operati dai Comuni di San Clemente, Morciano, San Giovanni in Marignano e Cattolica totalmente fuori luogo. Un fatto aggravato dalla disparità evidente con ciò che succede nei Comuni limitrofi, della nostra regione e di quelle confinanti”.

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In pochi giorni le sofferenze del comparto sono già diventate critiche. “Non abbiamo potuto dare il servizio ai nostri clienti, abbiamo dovuto buttare i prodotti deperibili e se le cose non cambiano in fretta rischiamo di dover fare altrettanto con altre merci stagionali. Ma questi blocchi ci fanno male soprattutto dal punto di vista dell’immagine: sembra che la merce al supermercato si possa toccare o acquistare, mentre al mercato non sia controllata o adeguatamente igienica. Così si lancia un pessimo segnale che rischiamo di pagare anche quando l’emergenza sanitaria sarà passata. Le fiere, ad esempio, possono spostare le date e recuperarle, ma nei mercati ogni giornata passata è una giornata di lavoro persa. Chiediamo dunque un immediato passo indietro ai Comuni e il ritiro di queste Ordinanze che riteniamo lesive nei confronti della nostra categoria e prive di logica. Stiamo verificando la possibilità di ottenere misure di sostegno per i danni che stiamo subendo, a cominciare da un rimborso per il mancato guadagno e per l’occupazione del suolo pubblico che non abbiamo utilizzato. Siamo disposti a parlare con le amministrazioni, auspicando un unico interlocutore sul piano provinciale o regionale, per trovare una convergenza che porti a soluzioni come ad esempio date per mercati straordinari, misure di sostegno e sgravi fiscali”.
 

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