In aumento le imprese che operano nel settore culturale e creativo

In provincia di Rimini sono 1.839 divise nei macrosettori di architettura, comunicazione e branding, design) e attività di produzione di beni e servizi culturali replicabili

Nell’Unione Europea la cultura, in questi anni, sta finalmente affermando il ruolo “centrale” che le spetta; si collocano in tal senso, nel 2018, la diffusione della Nuova Agenda europea per la cultura e la designazione dell’anno europeo del patrimonio culturale, e, nel 2019, l’approvazione del Programma Europa Creativa 2021-2027 e della nuova direttiva sul diritto (digitale) d’autore. In Italia, la cultura è uno dei motori trainanti dell’economia, uno dei fattori che più esaltano la qualità e la competitività del made in Italy; cultura e creatività, infatti, rappresentano un volano per l’economia, alimentando il soft power dei Paesi e dei territori.

 “Cultura e creatività sono asset dello sviluppo quanto mai attuali e in grado di produrre importanti ricadute, ricadute sia di tipo sociale, in termini di identità e di crescita culturale, sia di tipo economico, in termini di ricchezza prodotta e di lavoro qualificato. Possono, inoltre, innescare collaborazioni preziose tra soggetti pubblici, che tutelano i beni collettivi, e i privati desiderosi e capaci di rendere quei beni fruibili per tutti - dichiara Alberto Zambianchi, Presidente della Camera di commercio della Romagna -. Desidero poi sottolineare come i nostri Territori siano stati capaci di identificare “la cultura”come un vero e proprio motore di sviluppo e abbiano avviato progetti di riqualificazione e valorizzazione dei beni del propro patrimonio. Lo dimostrano, per esempio, a Forlì il complesso ristrutturato dei Musei San Domenico che ospita grandi mostre temporanee con un forte richiamo di pubblico. A Cesena la Rocca e la Biblioteca Malatestiana, quest’ultima inserita dall’Unesco nel Registro della Memoire du Monde, con migliaia di visitatori all’anno e a Rimini i rinnovati Teatro Galli e Cinema Fulgor e il progetto museale dedicato al genio di Federico Fellini. Non si può poi dimenticare il lavoro di valorizzazione del nostro entroterra, con borghi e vallate che fanno del nostro Appenino un vero e proprio “palinsesto di cultura” nel quale arte, tradizione e gastronomia compongono un mix armonico e vincente. Proprio per tutti questi motivi la Camera di commercio della Romagna ha inserito tra le linee strategiche per lo sviluppo della competitività del territorio, la crescita dell’attrattività turistica e culturale, oltre al sostegno di tutte le tipologie di imprese”.

Nel 2018 in provincia di Rimini le imprese culturali e creative, denominate anche imprese del “core cultura” (attività produttive che generano ricchezza e occupazione e che sono direttamente riconducibili ai settori culturali e creativi), risultano essere 1.839, così suddivise: 891 industrie creative (48,5% del totale), vale a dire attività afferenti al mondo dei servizi (architettura, comunicazione e branding, design), 837 industrie culturali (45,5%), in pratica attività di produzione di beni e servizi culturali replicabili (cinema, radio e tv, videogiochi e software, musica, editoria e stampa), 107 attività di performing arts e arti visive (5,8%), in sostanza quelle legate a beni e servizi culturali non riproducibili (spettacoli dal vivo), e 4 attività connesse alla conservazione e valorizzazione del patrimonio storico e artistico (0,2%). Tra le industrie creative si evidenzia l’“architettura”, con 382 unità su 891 (42,9%) mentre all’interno delle industrie culturali emerge “editoria e stampa”, con 544 unità su 837 (65,0%).

Le imprese del “core cultura” hanno un’incidenza, sul totale delle imprese attive provinciali, del 4,6%, in linea col peso che assumono le stesse in Emilia-Romagna (4,7%) e Italia (4,7%); confrontando le incidenze delle province regionali, Rimini raggiunge un buon risultato, posizionandosi al terzo posto (al pari di Forlì-Cesena), dietro solo a Bologna (5,9%) e Parma (4,8%). Rispetto al 2017, in provincia di Rimini si rileva un aumento delle imprese del “core cultura” pari a +0,6%, a differenza della diminuzione regionale (-0,6%) e superiore alla sostanziale stabilità nazionale (+0,2%); in crescita le industrie culturali (+0,8%), le industrie creative (+0,3%) e le attività di performing arts e arti visive (+0,9%), stabili quelle che si prendono cura e valorizzano il patrimonio storico e artistico.

Per quanto concerne il lavoro, si riscontrano 6,2 mila occupati nelle imprese culturali e creative, con un’incidenza, sul totale degli occupati provinciali, del 4,0%. Con riferimento, invece, alla ricchezza prodotta, il valore aggiunto generato dalle imprese del “core cultura” ammonta a 314,2 milioni di euro, pari al 3,4% della ricchezza prodotta da tutti i settori economici; se ad esse si aggiungono, poi, le imprese del “creative driven”, vale a dire quelle che, pur non facendo parte della filiera, impiegano contenuti e competenze culturali per accrescere il valore dei propri prodotti, si raggiunge un valore aggiunto di 505,6 milioni di euro, pari al 5,5% della ricchezza complessiva.    

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