"Intrecci di gusto", tre giorni dedicati al vino: "Serve puntare sui nostri percorsi di qualità"

Tre giorni di dibattito vero, a volte aspro, sulle prospettive del vino e dei prodotti tipici della nostra provincia

Si è conclusa lunedì “Intrecci di gusto” la kermesse di tre giorni voluta dalla Strada dei Vini e dei Sapori dei Colli di Rimini e dal Comitato per la Rimini Doc. Tre giorni di dibattito vero, a volte aspro, sulle prospettive del vino e dei prodotti tipici della nostra provincia. "Da questa tre giorni i produttori hanno capito la necessità di assumersi la responsabilità di percorsi qualitativi che ci portino a vini di caratura più alta da interpretarsi come ambasciatori del nostro territorio - esordisce Sandro Santini il presidente della Strada -. Abbiamo tuttavia chiesto agli attori del mondo turistico enogastronomico , ristoranti ed hotel, di essere i frontmen del nostro prodotto, di credere ai nostri percorsi di qualità che ci sono e di cui dobbiamo prendere coscienza tutti insieme”.

Aveva iniziato senza mezzi termini sabato il sindaco Andrea Gnassi a segnalare che "se la città di Rimini sta facendo sforzi grandissimi per essere non solo una destinazione balneare e di affari ma anche di cultura, era necessario che i produttori di vino abbandonassero la loro piccola dimensione culturale per aiutare tutto il contesto ad affacciarsi sul palcoscenico internazionale che il grande progetto su Fellini e sul rinascimento riminese mette a disposizione". E’ apparso subito chiaro che il sangiovese ha ancora dei chiaroscuri collegati al prezzo mentre la rebola ha imboccato decisamente la strada della qualità. Gli enologi internazionali Luca D’attoma e Lorenzo Landi hanno indicato la via della qualità per il rosso riminese e la sfida è stata accolta da Angelo Totaro di San Patrignano e da Roberto Mascarin dell’azienda San Valentino.

Tutti d’accordo domenica su una rebola di alta qualità. Qui Davide Bigucci del Podere Vecciano e Franco Galli dell’ononima cantina si sono posizionati subito su una fascia di qualità e prezzo decisamente alto benedetti da Francesco Falcone che ha parlato di terra, personalità e prospettiva per il nostro vino bianco. Infine lunedì mentre Stefano Bonini ha chiarito i punti di riferimento su cui si può muovere nella nostra provincia un turismo eno gastronomico e patto che Rimini si identifichi in modo deciso  rispetto alla più vasta connotazione emiliano romagnola,  la parte del leone l’hanno fatta i ristoratori Giuliano Canzian ed Ilia Varo che sono apparsi subito quelli con le idee più chiare sulla necessità di proporre prodotti riminesi di qualità.

Sempre oltre cento persone a seguire i dibattiti delle tavole rotonde con una punta di duecento sabato pomeriggio, anche la zona degustazione seguita dai sommelier dell’Ais è andata sold out. Nella zona degustazione il colpo d’occhio sulla grande offerta di rebola e sangiovese riminese permetteva di capire quanto la produzione abbia assunto una varietà sorprendente. Il presidente Santini ha dato appuntamento a tutti al prossimo anno promettendo un maggiore coinvolgimento degli albergatori, vero convitato di pietra della manifestazione.

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