Per i frantoi artigiani burocrazia e costi raddoppiati

No alla burocrazia e ai costi doppi per le sole imprese artigiane. Questo il motivo del ricorso al Consiglio di Stato di Cna Alimentare che sottolinea e denuncia la disparità di trattamento

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di RiminiToday

No alla burocrazia e ai costi doppi per le sole imprese artigiane. Questo il motivo del ricorso al Consiglio di Stato di Cna Alimentare che sottolinea e denuncia la disparità di trattamento tra frantoi agricoli e frantoi artigiani prevista dal Decreto del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali 8077/2009.
 
Secondo Cna Alimentare, infatti, i frantoi artigiani che lavorano e trasformano olive di terzi produttori per poi rivendere l’olio sul mercato, hanno dimensioni sostanzialmente identiche, se non inferiori, e operano sullo stesso mercato dei frantoi agricoli che lavorano le proprie olive.
 
«Abbiamo oggi l’assurda ed illogica situazione per la quale una piccola azienda frantoiana, iscritta nel registro delle imprese come artigiana, deve organizzare al proprio interno la gestione dell’inserimento dati nel sistema informatico del SIAN esattamente come i grandi confezionatori e importatori di olio di oliva che operano sui mercati internazionali,  fra l’altro dedicando allo scopo una persona ad hoc - spiega Cna Alimentare - ciò comporta enormi costi rispetto alle proprie dimensioni aziendali, costi che non gravano assolutamente su un’identica impresa, se non maggiore, iscritta però come agricola».
 
Discriminazione fra imprese, effetto distorsivo della concorrenza e del mercato, ma anche un diverso e ingiusto regime di sanzioni. Questi i motivi su cui si basa il ricorso di Cna Alimentare al Consiglio di Stato che si affianca al ricorso di Federolio e di altre imprese appellanti.
 
Anche i frantoiani artigiani della regione Emilia Romagna, spiega Giovanni Bucci funzionario della Cna Alimentare di Rimini, stanno accusando il colpo della nuova normativa, la burocrazia ha fatto aumentare i costi della gestione in maniera considerevole, se poi consideriamo la forte concorrenza di oli di dubbia qualità provenienti da paesi extracomunitari o comunitari come la Spagna, Grecia ecc., allora si corre il rischio di far scomparire alcune realtà artigiane che hanno contribuito per anni alla tutela della produzione di olio extravergine di oliva come eccellenza del Territorio.
 

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