Stop alla quotazione in borsa di Italian Exhibition Group, Cagnoni: "E' solo colpa del mercato"

Il presidente: "Solenne sciocchezza tentare di addossare responsabilità individuali al nostro amministratore delegato"

Sullo stop alla quotazione in Borsa è "una solenne sciocchezza tentare di addossare responsabilità individuali al nostro amministratore delegato, che ha lavorato invece come meglio non si sarebbe potuto". Italian exhibition group, la società nata dalla fusione delle Fiere di Rimini e Vicenza, approfondirà venerdì con la stampa le "motivazioni del ritiro dell'offerta finalizzata alla quotazione delle azioni sul Mta". Motivazioni, ribadisce il presidente Lorenzo Cagnoni, esclusivamente legate all'"inconsistenza di un mercato, o di una parte di esso, figlio impaurito del ciclo economico del Paese". E non come sostiene la Lega Nord, al lavoro dell'ad Ugo Ravanelli. "Quando una certa politica- attacca Cagnoni- tenta di applicarsi a questioni complesse rischia di denunciare una vocazione alla banalità e all'incompetenza". Domani Ieg presenterà alla stampa i dati al 30 settembre e le previsioni dei risultati di tutto il 2018. Per cui "ci sarà modo di apprezzare e valutare le nostre performances che, con un piccolo sforzo di memoria tutti possono ricordarlo, ci vedono prima come Rimini Fiera e poi come Ieg leader nel panorama fieristico italiano per redditività". Cagnoni e l'ad sono pronti a "rispondere a tutte le domande, perfino le più impertinenti, che dovessero riguardare una recente pagina della nostra società", vale a dire l'addio al cda da parte di Matteo Marzotto. 

“Visto che il tema ha riguardato in ogni sua fase il consiglio comunale - commentano il sindaco di Rimini, Andrea Gnassi, e l'assessore al Binalcio Gian Luca Brasini - riteniamo giusto e corretto accogliere le richieste dei presidenti di Commissione in ordine a una audizione e a un confronto dei consiglieri con il management di IEG alla luce degli ultimi sviluppi. Proprio perché il processo di ingresso in Borsa è stato sempre trasparente, dichiarato e con atti discussi nell’assise consiliare, è necessario conoscere tutti gli aspetti e i dettagli che hanno portato alla decisione da parte di IEG di sospendere il percorso di collocamento, dovuto alle gravi difficoltà attuali del mercato borsistico italiano. Va ribadito che proprio in Consiglio comunale si è costantemente sottolineato come questo percorso si sarebbe compiuto solo attraverso un andamento positivo di Borsa e mercato, ora in balia di una profonda congiuntura negativa”.

"Non possiamo che esprimere forte preoccupazione per il rinvio della collocazione delle azioni di IEG sul mercato borsistico - ha commentato il consigliere comunale Gennaro Mauro. - Le ottime performance societarie in termini di utili e di ricadute positive sull’intero indotto cittadino non sono bastate a rendere appetibile il titolo. Nonostante le rassicurazioni fornite dall’amministrazione comunale è stato un errore procedere alla quotazione in un contesto di forte oscillazioni degli indici azionari legati alle incertezze del braccio di ferro tra Unione Europea e governo nazionale sulla manovra di bilancio. I continui deprezzamenti del raiting da parte delle agenzie internazionali e lo spread a livelli elevatissimi dovevano indurre a una valutazione diversa. Sono sprecati almeno 300.000 euro per i costi sostenuti per la mancata quotazione di questi giorni, che avrà anche ricadute negative sul piano di investimento di IEG già programmato. Per quanto ci riguarda per il momento non è in discussione l’attuale management, ma sicuramente sono stati compiuti degli errori di valutazione sulla tempistica della quotazione borsistica e anche in termini di gestione aziendale alla luce dell’inchiesta giornalistica e delle dimissioni di Marzotto".

"Riteniamo che si rende necessario rivisitare l’intera strategia di sviluppo del comparto fieristico congressuale - conclude Mauro - attraverso una profonda riflessione che dovrà coinvolgere le forze politiche, imprenditoriali e sociali cittadine. Rappresentiamo quella parte del centrodestra che ha sempre assunto un atteggiamento responsabile e costruttivo sulla quotazione in borsa di IEG, abbiamo evidenziato alcune  perplessità sul progetto, ma oggi chiediamo con fermezza chiarezza  una doverosa informativa e confronto sugli scenari futuri del comparto fieristico congressuale riminese. Apprezziamo la disponibilità già resa da Cagnoni, attendiamo quella di Gnassi, e ci faremo promotori come minoranza di centrodestra della convocazione di una apposita seduta del consiglio comunale da tenersi prima delle festività natalizie per chiedere all’amministrazione comunale e al management di IEG di riferire sui fatti e per dare il nostro contributo per superare questo momento di criticità".

"Dopo le osservazioni dell'organismo di vigilanza interno e le sue dimissioni insieme al vicepresidente Matteo Marzotto è scoppiata la bomba: la Fiera non viene più quotata in borsa - è l'attacco di Marzio Pecci, capogruppo della Lega in consiglio comunale. - Dice il comunicato di IEG che è "sfavorevole la situazione del mercato azionario, domestico e internazionale, che non permette al momento di apprezzare compiutamente il valore di IEG“. In buona sostanza l'incapacità del management della Fiera ed il dilettantismo dell'Advisor hanno fatto naufragare la “nave Fiera” contro gli scogli della Borsa con danni che al momento è molto difficile quantificare. Poiché la Holding riminese è stata gestita fino ad oggi in modo avventuroso ed i bilanci della controllante Rimini Congressi sono gravati da pesanti debiti, oltre al fatto che il settore fieristico non presenta per gli investitori un futuro roseo, è evidente come questo abbia pesato sull'operazione della quotazione in borsa della Fiera anche se tra IEG e gli investitori era stata trovata la forbice del valore del titolo: minimo € 3,70 massimo € 4,20. Dunque il fallimento dell’operazione non sta nella situazione sfavorevole del mercato azionario, come dice il comunicato IEG, ma, credo, oltre a quello che ho detto sopra anche nella contrapposizione tra Rimini e Vicenza che ha causato le dimissioni di Marzotto e la rottura con gli investitori esteri di cui, si ipotizza che Marzotto, fosse l’anello di congiunzione.

"Non si può, infatti, ignorare quanto è successo poco tempo fa tra il CDA di IEG ed il direttore generale Corrado Facco dopo la nomina dell’AD Ravanelli - ricorda Pecci. - All’epoca il Presidente Cagnoni disse: “Noi abbiamo presentato un’offerta degna per il proseguimento del rapporto di collaborazione ma non è stata condivisa. E quindi non ci è restato che procedere al licenziamento, non si può chiamare in altro modo, di Facco Corrado”. Forse proprio da questo licenziamento inizia il fallimento della quotazione in borsa di IEG. Sembra che fosse stato proprio il D.G. Corrado Facco l’artefice degli accordi con gli investitori internazionali che avrebbe portato IEG ad essere una grande azienda e che oggi, invece, il fallimento della quotazione in borsa ci riporta alla dimensione provinciale. L’allontanamento di Facco dalla Fiera forse è la vera causa della perdita di interesse degli investitori stranieri verso IEG. In questo modo si comprendono meglio le ragioni delle dimissioni di Matteo Marzotto di Vicenza come Corrado Facco. Ora da questo quadro appare chiara l’operazione di azzeramento del consiglio di amministrazione da parte del Presidente Cagnoni, in un pomeriggio di primavera, che hanno portato alla sua riconferma, alla nomina dell’AD Ravanelli, all’allontanamento di Facco ed al fallimento della quotazione di borsa".

"Rimini e IEG hanno perso - conclude l'esponente leghista - il costo economico del fallimento è altissimo, sia sotto il profilo finanziario che sotto quello economico e di immagine. L’operazione ora non può finire a tarallucci e vino con i finti chiarimenti dopo il rifiuto dell’AD Ravanelli di venire in Commissione di controllo e garanzia per spiegare le ragioni delle dimissioni dell’organismo di vigilanza e di Marzotto e degli “scandali” dentro IEG emersi prima della quotazione. Questo comportamento ed il fallimento della quotazione sono fatti che devono obbligare l’AD Ravanelli alle immediate dimissioni. Per il Presidente Cagnoni l’appuntamento è, invece, in Commissione di controllo e garanzia per mercoledì 12 dicembre 2018 ore 15 per essere sentito sui fatti che accadono in fiera e che hanno causato il fallimento dell’operazione oltre agli scandali". 

"Tutti i parametri davano aspettative con esito positivo", dunque non può che esserci "amarezza" per lo stop alla quotazione in Borsa. Il presidente della Camera di commercio della Romagna, Fabrizio Moretti, commenta così la decisione di Italian Exhibition Group di rinunciare alla quotazione sul mercato borsistico. Il buon esito auspicato dell'operazione, argomenta il presidente dell'Ente camerale, socio di Ieg tramite Rimini congressi, ha dovuto fare i conti con l'attuale situazione del mercato borsistico e con quella economico-finanziaria dell'Italia. Non ci sono insomma responsabilità da parte di Ieg, rimarca, la cui situazione economico-finanziaria, certificata dai bilanci, è "pienamente sostenibile". Anche per quanto riguarda il mutuo per il Palas, prosegue Moretti, "dal 2014 è coperto dalle risorse prodotte dalla Fiera". Certo, ribadisce, c'è "amarezza, ma nessuna preoccupazione sulla sostenibilità" di Ieg. Quanto all'ipotesi che lo stop possa essere uno sprone per la creazione di una Holding regionale delle fiere, Moretti non si sbilancia: "A livello personale credo nel valore di fare rete e sarei d'accordo, ma ci dobbiamo confrontare con gli organismi interni della Camera di commercio e con i soci pubblici".

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