"Alla mia piccola Sama" in prima visione al cinema Tiberio

Al Cinema Tiberio di Rimini da giovedì 13 a domenica, 16 febbraio (ore 21, sabato anche ore 17, domenica anche ore 19, biglietti interi € 7, ridotti € 6, ridotti Tiberio Club € 5) è in programma, in prima visione, il film Alla mia piccola Sama (For Sama) di Waad al-Kateab  e Edward Watts, candidato all’Oscar per il miglior documentario.
Alla mia piccola Sama è un viaggio intimo nell’esperienza femminile della guerra, una lettera d’amore di una giovane madre a sua figlia. Il film racconta la storia di Waad al-Kateab attraverso gli anni della rivolta di Aleppo, in Siria, quando si innamora, si sposa e dà alla luce Sama, il tutto mentre intorno esplode il conflitto. La sua camera raccoglie storie incredibili di perdita, risate e sopravvivenza mentre Waad si chiede se fuggire o meno dalla città per proteggere la vita di sua figlia, in un momento in cui partire significa abbandonare la lotta per la libertà per la quale ha già sacrificato così tanto. Il film è il primo lungometraggio dei registi premiati con l’Emmy, Waad al-Kateab ed Edward Watts.
Martedì 18 febbraio alle ore 20 (biglietti interi € 12, ridotti € 11, ridotti Tiberio Club € 10) in differita dall’Arena di Verona è in programma l’opera Il barbiere di Siviglia di Gioacchino Rossini con Leo Nucci, Dmitry Korchak e Nino Machaidze, con la direzione orchestrale di Daniel Oren e la regia di Hugo de Ana.
Porta la firma colta di Hugo de Ana l’allestimento del Barbiere di Siviglia, registrato dal vivo nella stagione 2018, sul palcoscenico più grande al mondo. Una versione estremamente briosa e accattivante che ripropone l’opera nell’allestimento del 2007, declinato all’insegna del colore, della vivacità, della celerità coreografica e dalla sincronia perfetta. Un grande omaggio a Gioacchino Rossini nell’anniversario della morte.
Il regista Hugo de Ana propone per la celebre opera una personale rilettura che riporta l’attenzione al testo letterario di Beaumarchais, autore della settecentesca trilogia di Figaro (1773), dalla quale il Barbiere di Siviglia è tratto. E se Rossini scrivendone le musiche nel 1816 rende a lui contemporanea la vicenda, riportandola ai suoi giorni, il regista argentino contestualizza invece l’intrigante plot all’epoca in cui essa aveva preso vita dalla penna dello scrittore francese, intingendo di colore il pennello e facendolo sapientemente scivolare sui meravigliosi costumi ancien régime e sulle parrucche estrose dalle tinte vivaci indossate dagli artisti.
Banditi i soliti cliché un po’ folkloristici di stampo andaluso, la scena e i personaggi assumono un sapore decisamente più galante e fantastico, al quale il regista non fa mancare certo un tocco estroso e cicisbeo ma dove l’accento è chiaramente posto sul movimento, sia dei personaggi che dei figuranti, in aperto contrasto con la fissità scenografica, a partire dall’ouverture – che solitamente risulta priva di attori o figure sul palco – fino a giungere allo scoppiettante finale, rallegrato da scintillanti fuochi d’artificio: una vera festa per i sensi.
Su un cast di ottimo livello spicca il protagonista Figaro, nell’esaltante interpretazione dell’immenso Leo Nucci, uno dei più grandi baritoni al mondo e uno dei rari artisti che a 76 anni suonati può ancora permettersi di tenere la scena con quella vivacità esuberante capace di regalare al pubblico un bis subito dopo aver cantato la celebre cavatina “Largo al factotum”, un’aria posta ad inizio d’opera. 

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